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Betori, Te Deum di fine anno: l'impegno contro la crisi climatica coinvolge anche i cattolici

“L’anno che oggi si chiude ha visto una straordinaria mobilitazione, soprattutto di giovani, per richiamare alle responsabilità di tutti nella crisi climatica che affligge il nostro pianeta: per noi cattolici si tratta di entrare in questo confronto e in questo impegno con l’originale prospettiva che ci offre la fede biblica, quella che Papa Francesco ha sviluppato nell’enciclica Laudato si’”. Lo ha detto, oggi pomeriggio, il cardinale Giuseppe Betori, nel Te Deum per la fine dell’anno, nella cattedrale di S. Maria del Fiore

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"La fede - ha aggiunto l'arcivescovo di Firenze citando passi dell'enciclica del Papa - deve guidarci nel superare il paradigma tecnocratico che domina le relazioni sociali ed economiche, per giungere a quella ecologia integrale che sola sa far sintesi delle diverse dimensioni dell’esistenza, fino a manifestarsi in un nuovo stile di vita".

"non meno importante per noi fiorentini - ha affermato ancora Betori - è quanto l’enciclica dice sul legame tra ecologia ambientale ed ecologia culturale, superando la falsa opposizione tra natura e cultura. Il Papa ricorda che 'bisogna integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l’identità originale. Perciò l’ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell’umanità nel loro significato più ampio'. Una prospettiva che può illuminare le scelte che la nostra città deve fare per non chiudersi ai popoli e al tempo stesso non perdere la sua natura di comunità". 

Betori ha fatto riferimento anche al messaggio di Papa francesco per la Giornata Mondiale della Pace che si celebra domani, sottolineando che alla denuncia della guerra il Papa aggiunge la prospettiva della speranza: una speranza "nutrita da piccoli segni che pur tra numerose contrarietà non mancano di manifestarsi tra noi: famiglie che si mantengono unite nonostante inevitabili conflittualità, che con grandi sacrifici si fanno carico della crescita dei figli e si prendono cura dei loro anziani e malati. Ne ho continue testimonianze nel corso della mia visita pastorale e in genere nel mio ministero, come pure l’attenzione all’altro, soprattutto se fragile, che si incontra negli operatori sanitari, negli educatori e insegnanti, nei volontari, e non da ultimo nei nostri preti al servizio della gente. E ciò che più stupisce e offre speranza è la vita che sboccia e si fa strada con fiducia nei nostri piccoli. La speranza non manca di lasciare i suoi segni attorno a noi, da raccogliere e di cui far tesoro per non venir meno nel nostro impegno per una società riconciliata e un mondo di pace".

"Possa il nuovo anno - è l'augurio finale dell'arcivescovo - trovarci più disposti a vivere fuori dal nostro individualismo e a deciderci per azioni più responsabili verso gli altri e il nostro mondo. Possa il nuovo anno scoprire sentieri di pace e di fratellanza nel mondo".

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