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Betori, Te Deum di fine anno: tempi segnati dal rifiuto dell’altro e dalla paura del futuro

«Il nostro tempo può essere definito nei termini di rifiuto dell’altro e di paura del futuro, di conflitti inestricabili e di ansie dai molti volti». E' la riflessione proposta dal cardinale Giuseppe Betori nella Messa in Cattedrale durante la quale è stato pronunciato il tradizionale «Te Deum» di ringraziamento per l'anno trascorso.

Card. Giuseppe Betori

«Siamo sempre più schiacciati - ha affermato l'Arcivescovo di Firenze - tra l’esaltazione dell’egoismo individualista, l’oscuro potere del mondo economico e finanziario, la pretesa di uno Stato che vuole decidere tutto per noi. Si stringono gli spazi per la persona, per le articolazioni della società, a cominciare dalla cellula fondamentale della vita sociale che è la famiglia. Si assiste alla perdita progressiva del senso comunitario. La chiusura egoistica nello spazio individuale sta diventando prevalente nei rapporti che reggono la società. La conflittualità e la disillusione fanno crescere sentimenti di ostilità e di appiattimento. Se l’identità non viene coltivata nel confronto, ma enfatizzata nello scontro, diventa difficile tessere la trama di una condivisione comunitaria».

Su questo scivolamento dalla dimensione personale a quella individuale, secondo Betori, «si sta consumando l’eclisse della civiltà che il messaggio cristiano aveva reso fertile e che ha trovato forma riconoscibile da una retta ragione nella “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, approvata giusto settant’anni fa. Oggi molti di quei diritti vengono negati nei fatti, molti vengono travisati nella vulgata individualista, molti non vengono riconosciuti per tutti».

L'Arcivescovo di Firenze si è soffermato anche sul diritto alla libertà religiosa, «gravemente disatteso in tante parti del mondo» ricordando Asia Bibi, in Pakistan; Silvia Romano, la giovane volontaria rapita il 20 novembre scorso in un villaggio del Kenia, dov’era impegnata in un progetto di sostegno all’infanzia; p. Pierluigi Maccalli, il missionario vittima anch’egli di rapimento, in settembre, a Bomoanga in Niger, il gesuita p. Paolo Dall’Oglio, impegnato nel dialogo interreligioso, sequestrato a Raqqa in Siria ormai cinque anni e mezzo fa. Infine, ha aggiunto, «ci sentiamo vicini ai cristiani della Chiesa di Anatolia, guidata dal nostro mons. Paolo Bizzeti, per lo più esuli da zone di guerra e di persecuzione, tra privazioni materiali e avversità, chiamati a tenere viva la loro fede mentre sono in attesa di definire un futuro più umano». 

La Chiesa, ha proseguito Betori, «soffre anche a causa delle infedeltà dei suoi membri, che con i loro tradimenti, in specie quelli che fanno vittime i più piccoli, offuscano la testimonianza del Vangelo. Il cammino della riforma ecclesiale, che è anzitutto cammino di conversione, necessita di indilazionabili passi in avanti, che esigono decisione e coraggio». 

Un pensiero invece a «quanti sono stati raggiunti da un gesto d’amore o sono stati capaci di compierlo»: i numerosi volontari della solidarietà. «Nella tradizione più luminosa del nostro territorio, essi ogni giorno nel gesto di carità portano un seme di umanità in esistenze provate da condizioni di vita precarie, a causa di povertà, malattie, solitudine, violenze. Il loro è un contributo decisivo, difficilmente quantificabile, alla coesione sociale e alla tenuta del Paese. Li ringraziamo con tutto il cuore, e rendiamo grazie al Signore che ne ispira, orienta e sostiene l’impegno». 

Uno sguardo, infine, alla Chiesa fiorentina, impegnata nel Cammino Sinodale e nella Visita pastorale, e alla città, «chiamata a un impegno concorde per una visione alta di sé, nel segno delle sue tradizioni di solidarietà, progettualità economica e lavoro, cultura e arte, relazioni tra persone e gruppi sociali”. 

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