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Betori: la cultura individualista ci spinge a chiuderci

«Dobbiamo pur chiederci perché in un popolo da sempre aperto all’incontro e all’accoglienza sta prevalendo l’istinto a chiudersi nel proprio guscio, a negare ospitalità a chi viene da paesi in guerra, impoveriti dalle rapine dei potenti, stremati dalla fame». Sono le parole del cardinale Giuseppe Betori nella messa nel giorno di Natale, nel duomo di Firenze.

Percorsi: Betori - Natale
Card. Betori

«C’è una radice profonda - ha affermato l'arcivescovo di Firenze - all’origine di questa chiusura ed è la cultura individualista che ha pervaso l’Occidente, quella cultura che tradisce la natura della famiglia confondendola con altro che non lo è, ostenta l’affermazione di presunti diritti individuali corrodendo il concetto di persona, penalizza le espressioni della società civile – da quelle che sostengono la vita degli ultimi a quelle che promuovono cura, cultura e saperi – e questo a vantaggio di un vieto statalismo, si fa sorda alle attese dei più deboli lasciandoli nella marginalità, giunge a permeare di fragilità il volto di una Chiesa in cui esperienze di generoso servizio si trovano a dover convivere con il devastante e vergognoso tradimento dei piccoli. Sono alcune delle molte ramificazioni di una radice che si nutre di rifiuto, di disprezzo dell’altro, negando gli orizzonti della comunione».

Betori ha dedicato un pensiero anche ai carcerati: «Al dramma di chi non è accolto, sento di dover accostare, in questo giorno di speranza e di pace, quello di coloro che sono esclusi, tra cui vorrei ricordare i carcerati, per i quali la pena nel nostro Paese troppo spesso non è un cammino verso la redenzione ma piuttosto la dura costrizione a condizioni di vita inumane. Torno a farmene voce, perché chi ha sbagliato non sia emarginato con il suo errore, ma sia accompagnato a riscattare la propria esistenza. Una pena solo afflittiva non aiuta il reo e lo riconsegna alla società non recuperato ma, se possibile, ulteriormente radicato nella propria asocialità».

«La fede - ha concluso - lungi dall’allontanarci da questo mondo, ci chiama a una più coerente responsabilità in tutte le sue articolazioni, da quelle familiari a quelle sociali, nella vita economica e politica, attenti ai livelli intermedi delle aggregazioni sociali, specialmente là dove si esprime il servizio volontario e gratuito agli altri, come pure ai campi sempre più decisivi della cultura e della formazione, partecipi a ciò che accade accanto a noi e alle vicende che segnano la storia del mondo, impegnati nella cura della terra, la nostra casa comune».

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