Firenze
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Cammino sinodale della Chiesa fiorentina, nell'incontro online la condivisione di riflessioni ed esperienze

Sabato 19 Dicembre 2020 si è tenuto nel pomeriggio dalle 15,30 alle 17,30 l’incontro on line del Cammino Sinodale; un’occasione voluta per consolidare i legami con gli animatori sinodali che da più tempo si sono coinvolti in questo servizio e per stringerne di nuovi con coloro che hanno dato più recentemente la loro disponibilità.

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Dopo l’Assemblea Diocesana dello scorso 10 Novembre 2019, mentre si avviavano i primi passi verso la seconda fase del Cammino, rivolta al dialogo con le realtà intorno all’orbita ecclesiale nella prospettiva dell’enciclica “Laudato Sii”, la pandemia ci ha costretto a rivedere tutti i programmi. Nel frattempo le comunità sono andate avanti, con esperienze pastorali diverse, modalità nuove di vita comunitaria che sono state raccolte e custodite, su iniziativa del Consiglio Pastorale Diocesano, nella sezione “#perlepreziose” del sito dell’ Arcidiocesi.

Già in quel primo lockdown si avvertiva la portata planetaria della propagazione del virus; lo stare tutti “nella stessa barca” ha aperto tanti cuori alla vicinanza ed alla solidarietà.

Il pericolo del contagio e le limitazioni hanno pesantemente condizionato le nostre abitudini facendo apparire quasi fin da subito l’improbabilità del ritorno al “tempo di prima”. Ora, di fronte a questa seconda ondata del virus, si ha davvero la sensazione di un “punto di non ritorno” rispetto alle precedenti prassi e modalità delle nostre comunità, perciò risulta più che mai necessario discernere insieme quello che lo Spirito ci sta dicendo, mettendosi in un ascolto serio, attento ed ampio.

Da qui l’idea dell’evento, pensato in forma mista in modo da poter far interagire da un lato - alcuni animatori rappresentanti delle varie zone della Diocesi in un dialogo con gli altri animatori, e, dall’altro, consentire la massima partecipazione a quanti fossero interessati, anche via mail.

L’incontro, lungo il quale ci ha condotti via, via da don Filippo Belli, ha visto il succedersi di più contributi video snodatisi nell’arco delle due ore previste (nonostante i problemi di connessione che ne hanno decisamente funestato la prima parte !..).

Siamo così ripartiti dalle esperienze di questi mesi per scoprire nuove energie e nuove modalità di evangelizzazione accompagnati dal Vescovo Giuseppe che ha indicato DUE IMPORTANTI RIFERIMENTI per la prosecuzione del Cammino sinodale:

  1. Gli Atti del convegno regionale su “Umiltà-disinteresse-beatitudine”, scaturito dalla riflessione sul Convegno di Firenze, accogliendo l’invito del Papa a dare attuazione dell’E.G.. Il contributo di padre C. Theobald sullo stile dell’ospitalità – posto al centro del convegno - potrà esserci molto utile come tracciato sul quale sviluppare il Cammino;
  2. la sua lettera pastorale: “La parola di Dio cresceva” consegnata a noi per aiutarci ad orientare la vita delle comunità ed anche il Cammino sinodale nei suoi contenuti.

L’incontro è quindi proseguito col contributo di don Giovanni Paccosi, Tra gli interventi di articolato in due parti:

  • la prima sul DISCERNIMENTO delle novità di questo tempo, anche attraverso i richiami a diversi documenti che attestano la vivacità dello sviluppo della riflessione in un tempo che appare “fermo”. Dall’Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” a due testi riguardanti la catechesi: il Direttorio per la catechesi, pubblicato dal Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, e le “Linee guida per la catechesi in Italia in tempo di covid” dal titolo “Ripartiamo insieme” pubblicate dall’Ufficio Catechistico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre anche la pubblicazione della nuova traduzione del Messale Romano si offre come circostanza interessante a definire l’orizzonte nuovo che ci troviamo a esplorare. Non possiamo poi dimenticare- per una portata ancora tutta da scoprire - l’enciclica “Fratelli tutti” (F.T.) di Papa Francesco. Un’espressione-chiave: “calma sapiente” ( richiamandosi al documento dell’Ufficio catechistico nazionale) per leggere questo periodo insieme al nostro pastore, con quella calma e quella coscienza che si richiedono integralmente per compiere una lettura autentica del periodo del tutto particolare nel quale ci troviamo;
  • la seconda parte dove si è riaffermato – richiamandosi nuovamente al Direttorio per la Catechesi - che il compito della Chiesa, e quindi il cuore della conversione pastorale di tutte le nostre strutture, è evangelizzare ovvero rendere presente e annunciare Gesù Cristo. Ma con quale METODO? Il dialogo. Lo ritroviamo nel Direttorio ma rimane emblematico il consiglio di Francesco di Assisi (riportato nelle prime pagine della “Fratelli Tutti”) quando egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». E’ questa speciale qualità di amore che va oltre e fa “apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita” che è capace di iniziare processi i cui frutti saranno raccolti da altri. Questa è una grande umiltà.

L’incontro ha portato in luce tante di testimonianze, “perle”, appunto…Chiara e Francesco ce le hanno ricordate nel loro dialogo domestico, passando da piccole a grandi solidarietà; dalle catechesi on line alle preghiere in famiglia con l’ausilio di sussidi e gesti di partecipazione; dalle S. Messe in tv alle conversazioni on line sulla Parola.

Estremamente toccante è la testimonianza che ci ha presentato Don Umberto Cavini mentre si aggira per i corridoi dell’ospedale, irriconoscibile dentro la tuta di protezione, ripreso nell’atto di lasciare sul davanzale delle finestre dei reparti Covid le piccola busta con la croce stampata sopra e con all’interno la particola consacrata. Bustine raccolte dalle mani guantate dei sanitari che portano materialmente il conforto di Gesù ai malati in isolamento. I ricoverati cercano di là dal vetro gli occhi di don Umberto che risponde con un cenno. Nel dramma così crudo la riscoperta degli occhi, essenziali per comunicare.

Le sfide che ci attendono hanno davvero il sapore dell’essenzialità, perché si recuperi il senso ultimo delle e con esso anche la radice della fraternità effettiva. Una vicinanza diversa eppure significativa. Proprio lì dove possiamo incontrare i nostri più piccoli e giovanissimi. Ecco quindi come sta cambiando la catechesi, con la testimonianza di due catechiste di lungo corso, alle prese con la necessità di continuare la relazione profonda con i ragazzi, accompagnandoli fuori dalle loro paure, mettendosi al loro fianco. Abbiamo conosciuto dell’opportunità di creare piccoli gruppi, dove è stato possibile recuperare relazioni affievolitesi, restituire senso a piccoli gesti, innovare la comunicazione della fede al di là di modelli tradizionali. Don Francesco Vermigli ha usato una metafora molto efficace per parlare della catechesi in tempo Covid paragonandola ad un campo di calcio dove occorre reimparare a giocare con nuovi schemi, mantenendo però la stessa passione di una volta; usare metodi diversi ma mantenendosi fedeli alla consegna della formazione al mistero di Cristo.

Anche per gli adulti non sono mancate le sperimentazioni sull’ascolto della Parola di Dio. Il Vicariato S.Frediano ha messo a disposizione delle parrocchie un sussidio per le famiglie. A questo si sono aggiunte le “pillole” di catechesi attraverso i contributi di professori teologi sulla Parola di Dio, pubblicate sul canale Youtube. E’stato inoltre sviluppato un corso per i catechisti in una sequenza di 8 video. Questo materiale, insieme a tanti altri approfondimenti è andato a formare un archivio di contenuti preziosi per potranno poi essere riutilizzati in presenza. La nuova proposta di catechismo si propone quindi coinvolgere le famiglie, a partire dalla celebrazione domestica, per un itinerario nuovo che le renda protagoniste.

Infine , l’esperienza della Caritas con i suoi volontari adulti e giovani del servizio civile “Young Caritas”. Un coinvolgimento a tutto tondo, a supporto anche delle istituzioni comunali per i pacchi viveri, ma anche per un ascolto che si è fatto sempre più attento per “NON LASCIARE INDIETRO NESSUNO” poiché “Nessuno si salva da solo”, come recita lo slogan di quest’ultimo periodo. All’interno della rete diocesana , tra le caritas delle comunità parrocchiali ed i centri di ascolto che non si sono mai fermati, si è vista la presenza forte di questi giovani che hanno vissuto accanto a persone fragili in un tempo fragile, attraversando così la loro stessa fragilità; per molti di loro un’esperienza incisiva ed indelebile.

Dalle testimonianze presentate, possiamo dire che abbiamo visto una realtà che si avventura su tematiche nuove, fa tesoro della sinodalità che sta diventando una modalità sempre più matura.

Anche gli interventi finali degli animatori hanno sottolineato la necessità di cercare l’essenziale, ovvero le vere priorità, senza tornare a vecchie abitudini, custodendo ciò che di buono è stato portato avanti; occorrerà prepararsi ad affrontare una fase che – sia pure senza volerselo augurare – vedrà grandi squilibri economici e sociali. La parola equilibrio è stata citata proprio per indicare quello stato personale che, per frutto della conversione ad opera dello Spirito, consente la sintesi tra l’essere e l’agire. Sarà sempre più necessario essere capaci di dialogo e solleciti con quanti saranno nuovamente “scartati” sia per sovvenire ai bisogni materiali ma anche proprio per il sostegno personale, umano.

Inoltre molto interesse continua a suscitare l’attivazione a tanti livelli delle piattaforme web e strumenti digitali per incontri, comunicazioni, iniziative formative e di catechesi. Da un lato questo si registra come un processo di innovazione e creatività ormai avviato ed irreversibile, dall’altro si teme che la moltiplicazione delle occasioni di ricorso a queste modalità possa portare a saturazione. Che fare dunque?

Nel rispondere don Giovanni ha sottolineato l’aspetto bello dell’insistenza di voler essere dalla parte di chi è scartato, marginale, povero; bisogna ricordare che i poveri sono un luogo teologico; non si tratta solo di una buona azione che facciamo ma di un “luogo” che ci fa conoscere Dio. E del resto con l’aumentare delle povertà sono aumentati anche i poveri come testimoniano i rapporti sempre più frequenti avutisi nelle parrocchie con i tanti bisognosi del momento presente. Da tutto questo si trae un punto importante: fa parte della vita della Chiesa imparare da chi è povero per mettersi in stato di conversione continua; senza questo pensiamo di essere ricchi della nostra fede invece è totalmente un dono. Del resto chi si sente ricco, sta fermo, non si muove.

Quanto al dialogo, questo è possibile solo se abbiamo un’identità e deve essere fatto di attenzione, comprensione dell’altro e non di pretesa. Come si dice nella “Fratelli Tutti” (F.T. n. 277) va apprezzato l’orientamento delle altre fedi ed altri bevono ad altre fonti ma noi abbiamo da far risuonare la musica del Vangelo.

Ultima questione che riguarda l’importanza dei mezzi di comunicazione sociale. L’esperienza di questo tempo ci dimostra che essi che sono collocati nella “realtà virtuale” sono “virtuali” nella forma ma non nella sostanza (realtà) che dicono ; rivelano CHI siamo più che contenuti. Se abbiamo qualcosa da comunicare avremo uno spazio di comunicazione che diventa spazio di missione; noi possiamo stare in questa realtà e capire che c’è differenza tra chi mette immagini sui social rispetto a chi comunica lo stupore per quello che ha visto o giudica le cose che ha vissuto. Anche questa presenza come comunità parrocchiale non è solo un mettere in streaming le celebrazioni, che pure è cosa importante, ma aiutare a giudicare le cose, a vedere il positivo nel momento.

Anche don Francesco Vermigli è stato colpito dalla necessità di cogliere anche nella sofferenza e nella morte, la possibilità di una conversione e presenza fraterna.

Circa la strumentazione digitale; si tratta di un mezzo dal quale partire per andare ai punti essenziali della nostra fede: contenuti, immagini che consentano poi di ri-andare alla pienezza della vita comunitaria ed ecclesiale. Quanto al dialogo: nella sua pienezza il senso teologico del termine “dialogo” indica una situazione dove Dio “entra nel mezzo”; c’è un fondamento solo se si percepisce che Dio opera e sono in dialogo solo se vedo Dio all’opera nell’altra persona; diversamente è solo un incontrarsi.

Sua Eminenza ha quindi concluso ribadendo lo scopo della seconda fase del Cammino : l’interlocuzione, il dialogo con la realtà sociale e culturale intorno a noi che soffre della condizione della pandemia. Certamente non si ha la possibilità di creare occasioni di eventi; non andremo alla ricerca di chissà che cosa; andiamo non a mediare, ma a cercare Dio, a riconoscerlo nella vita degli altri; siamo perciò invitati a non perdere di vista nel dialogo questo orizzonte che ci deve continuare a guidare in questi tempi.

Il Cattolicesimo ha in sé un principio unitivo: non è la religione dell’ “aut- aut” ma dell’et- et”;ciò significa che porta in sé la composizione delle modalità della vita ecclesiale di oggi unendo la presenza e (“et”) la connessione video. Non si tratta di modalità alternative ma dell’unione delle modalità che ci vengono offerte al momento attuale; quanto conforto traggono i nostri anziani e malati dalle celebrazioni in video fatta bene! Questo però non ci esonera da dover fare una celebrazione in presenza, anche perché Gesù non ci ha detto “pensatemi” ma “prendete e mangiate” ( parla di cibo, corpo, realtà che si toccano…concretezza!). Del resto questo vale anche nell’ecclesiologia; è bene ricordare che il sacerdozio battesimale non annulla il ruolo del pastore; per l’”et- et” la riscoperta dei laici non deve mettere in crisi i sacerdoti. Siamo gli uni per gli altri; occorre questa consapevolezza per andare avanti in modo equilibrato.

Facendo nostra la chiusa di d. Filippo ci auguriamo che questo incontro abbia generato curiosità, domande, sana inquietudine. Non abbiamo un Cammino preordinato; stiamo cercando di capire insieme come procedere…avevamo un programma che ora diventa una vita da seguire, suscitata dallo Spirito; da guardare, da capire ed ognuno fa la sua parte, come pastore, sacerdote e laico… Ognuno prendendosi la propria responsabilità ed è una gioia ed una gratitudine questa partecipazione per riprendere così il volto della Chiesa così come la vuole il suo Signore in questo tempo per il bene di tutti.

Il prossimo passo che faremo come Comitato è suggerito dal Documento dell’Ufficio catechistico della CEI; lavorare per gruppi più ristretti ( per Vicariato) per approfondire alcuni degli aspetti dei temi toccati dall’incontro per proseguire il discernimento per una chiesa in dialogo con tutti…

La registrazione sarà disponibile sul Canale Youtube del Comitato sinodale.

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