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DOMENICA 22 MAGGIO L'ASSEMBLEA PASTORALE DIOCESANA

Sarà l'Assemblea Pastorale Diocesana di domenica 22 maggio a dre la definitiva approvazione alle «Proposizioni» sulla «Comunità eucaristica per un mondo che cambia» elaborate dal Consiglio Pastorale Diocesano. Il documento è frutto di un lavoro di sintesi compiuto sui contributi pervenuti da parrocchie, vicariati, comunità religiose, associazioni e movimenti. Il testo definitivo sarà quindi affidato al cardinale Antonelli come contributo per la sua prossima Lettera Pastorale.
L'assemblea si svolge nel Polispazio di San Donnino (Campi Bisenzio) con inizio alle 15; la votazione è prevista intorno alle 17.

Pubblichiamo il testo integrale delle "Proposizioni" sulla «Comunità eucaristica per un mondo che cambia» elaborate dal Consiglio Pastorale Diocesano.

Parte prima
“UN POPOLO TUTTO SACERDOTALE”

1. Risulta assai forte la mancanza di consapevolezza del sacerdozio comune conferito ai cristiani nel Battesimo. Con il Battesimo, infatti, siamo tutti sacerdoti, cioè cooperatori dell'unico mediatore, che è Cristo, all'azione salvifica di Dio nel mondo; i Ministri ordinati lo sono in modo particolare e specifico in virtù del sacramento dell'ordine ricevuto.

Gli ambiti in cui siamo chiamati a vivere il nostro sacerdozio battesimale, attraverso i comportamenti quotidiani, sono in particolare: la comunità cristiana, il mondo della sofferenza, la famiglia, il lavoro, la scuola, le relazioni amicali ed umane, il contesto sociale. Qui vanno incontrate le persone, ascoltando i bisogni e le domande di ognuno.

 

2. L'Eucaristia e la Domenica risultano i fondamenti dove tutta la comunità cristiana può trovare la radice ed il cardine del proprio operato sacerdotale. In questi momenti si può davvero esercitare unitariamente una partecipazione attiva e consapevole, perché sia fonte di rinnovamento della vita quotidiana.
Si registra, tuttavia, un distacco tra la Domenica ed il resto della settimana.

Si invoca la necessità di educare appositamente al Mistero eucaristico, attraverso maggiore formazione, in primo luogo degli operatori pastorali, preparazione, spiritualità, catechesi, ed impegno comune coerente con la vocazione e l'identità battesimale di tutti i battezzati.

 


3. Oggi, risulta difficile “leggere” il territorio in cui si vive – e, per certi versi, stabilire contatti con le persone stesse -: l'estrema varietà e mobilità della vita quotidiana, e l'esasperata cultura individualistica e relativistica in cui viviamo, non favoriscono una coscienza di partecipazione e condivisione. Tuttavia, tale lettura è importante e si rende necessaria, al fine di realizzare l'evangelizzazione e la presenza di Cristo nel mondo.

I cristiani laici devono aprirsi al dialogo con le realtà socio-culturali che li circondano nei diversi ambienti di vita, ed allo stesso tempo accentuare il ruolo ‘profetico' della Parola che portano. Così, essi potranno esprimere il sacerdozio comune, in modo da maturare la loro corresponsabilità in unione con i presbiteri.
Per esprimere la sollecitudine a questo impegno, i cristiani, adeguatamente preparati, dovrebbero essere maggiormente incisivi con la propria identità. Essi vivifichino le strutture civili, sociali e culturali del proprio territorio, assumendosi precise responsabilità secondo i propri carismi.
I cristiani valorizzino, nello stesso tempo, i gruppi di ascolto della ‘parola', l'attenzione alle famiglie ed ai giovani e l'impegno nella cura dei malati e degli anziani e delle nuove povertà.

Parte seconda

“Linguaggi e riti della Comunità eucaristica”

4. Il linguaggio, per rendere più efficaci l'evangelizzazione e la liturgia, nonché le relazioni umane, esige una formazione a trasmettere l'originalità del dono eucaristico. Vanno unite esperienze e prassi pastorale a discipline di comunicazione, per valorizzare il contenuto ed il modo chiaro, semplice ed esemplare dell'insegnamento di Gesù.

E' diffusa la richiesta che il linguaggio della catechesi sia semplice, legato alla vita quotidiana dell'uomo di oggi, ed adattato alle diverse fasce di età.
Oltre a questo, si reputano urgenti maggiore impegno e collaborazione tra laici e clero nella preparazione dei cammini di catechesi e della formazione liturgica, pur nel rispetto della distinzione tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio battesimale. Non si tratta di addomesticare la Verità, o di variare i segni ed i riti liturgici, ma di valorizzarne il significato ed approfondire con semplicità la simbologia della nostra fede.
Un linguaggio adatto ad incarnare la catechesi eucaristica comporta lo studio di opportuni approcci alle concrete situazioni ed ai modelli culturali della nostra quotidianità. Così, si perseguirà l'obiettivo di essere testimoni di Cristo in una società secolarizzata, senza banalizzare i contenuti della fede.

 


5. Il magistero del Santo Padre e dei nostri Vescovi ha rafforzato il legame tra celebrazione e vita personale, comunitaria e sociale. E' stata evocata, a questo proposito, la necessità di riscoprire e ricomprendere il Mistero Eucaristico come centro della vita della Chiesa e di ogni singolo credente, e di sottolineare l'azione di Redenzione salvifica dell'Eucaristia.
Pur sottolineando le dovute distinzioni tra liturgia e vita quotidiana, è opportuno evitare la dissociazione tra la liturgia ed il vissuto.

L'Eucaristia, che è segno in sé della Pasqua e comunione di Cristo e con Cristo, può portare pienamente frutti di missionarietà nella vita familiare, comunitaria e sociale. Perciò, i segni che essa presenta diventino, esprimendo la piena disponibilità ad accogliere l'azione dello Spirito, significativi per la Comunità: accoglienza-incontro-ascolto-silenzio-perdono-ringraziamento-gratuità-impegno-comunione-condivisione-festa- sacrificio.
Si raccomanda l'esigenza di valorizzare la celebrazione liturgica, anche riducendo il numero delle celebrazioni eucaristiche.

 

6. L'iniziazione cristiana, intesa come generazione alla fede, deve coinvolgere tutta la comunità e le famiglie.
Va recuperato, anche attraverso i segni ed il linguaggio del mondo di oggi, il senso stesso della distinzione nella continuità tra liturgia e quotidianità: la Comunità eucaristica ha una vita unitaria, anche nell'impiego di linguaggi diversi in momenti diversi.

Ogni Parrocchia o Comunità ricerchi un progetto di catechesi per approfondire la comprensione del Mistero Eucaristico e le sue implicazioni comunitarie e personali.
In generale, e nel far questo in particolare, si valorizzi il senso della Comunità nella sua dimensione diocesana e nelle sue dimensioni particolari, in primo luogo parrocchiale e vicariale.
La celebrazione eucaristica esprima, nei riti liturgici, il contenuto, la comunione di Cristo, attraverso la comprensibilità e la ricchezza dei segni, per poterli rivivere ogni giorno.
La presidenza della celebrazione liturgica valorizzi l'apporto dei laici quali componenti il popolo tutto sacerdotale del Signore. Nella celebrazione, si cerchi di approfondire il rapporto di servizio del sacerdozio ministeriale rispetto a quello comune.

 

Parte terza
“Tempi della comunità eucaristica”


7. E' unanime la consapevolezza che la domenica, nel tempo attuale, è stata snaturata del suo significato, viene, cioè, vissuta più come evento consumistico che come giorno dell'Eucaristia, cioè giorno del Signore, della Chiesa, della famiglia e della carità.

Occorre riappropriarsi del vero senso della domenica con l'esempio di tutti i praticanti, anche per recuperare la dignità umana nella società attuale.
Possa, così, il tempo (kronos) trasformarsi in tempo di grazia (kairos), nella consapevolezza che tutti i tempi sono da vivere con il Signore.

 


8. Viene percepita una sostanziale assenza di modelli concreti di gestione del tempo offerti ai laici ed alle famiglie.
Il centro è la celebrazione eucaristica, ma l'appartenenza alla comunità viene, talora, magari espressa più al di fuori della domenica e dell'Eucaristia. In tali casi, essa viene avvertita più come impegno personale che come libera adesione alla chiamata di Dio alla gioia della vita.

Per includere la domenica pienamente in un cammino di fede della persona, della famiglia e della comunità, occorre recuperare la centralità ed il significato della festa. Si formino, così, laici responsabili, capaci di trasmettere i valori cristiani alle nuove generazioni.
Da qui, la proposta di promuovere con una certa continuità occasioni formative di aggregazione e condivisione, in un clima sereno e gioioso, rivolte a far crescere cristiani sempre più capaci e presenti con i loro valori nel mondo della politica, dei media, del lavoro, della scuola e della famiglia.

 


9. Per molti, la partecipazione alla Messa domenicale e l'ascolto della Parola di Dio (con una funzione di fatto catechistica) rappresentano in sostanza l'occasione, forse unica, in cui testimoniare l'appartenenza alla comunità.

Va recuperata una visione cristiana della quotidianità e della festività. Ci si attende che la Chiesa sia propositiva verso la società.
Si promuova, fra l'altro, il primo annuncio della fede a tutti gli uomini attraverso occasioni formative in ordine al significato della festa.
E', inoltre, diffusa l'aspettativa che i cristiani siano invitati a vivere in modo sobrio nella gioia il giorno festivo.
Si indichi il rispetto di tale giorno, ricordando, altresì, a tutti il modo migliore per santificare la festa nel contesto della vita sociale di oggi. Ci si aiuti ad individuare, fra l'altro, le modalità concrete compatibili con questa finalità, ad esempio proprio con riferimento al lavoro ed al tempo libero, nonché al consumo.

Parte quarta
“Parrocchia, comunità eucaristica”


10. La parrocchia vede nella comunità eucaristica l'obiettivo da raggiungere, per essere veramente una comunità cristiana.
L'assemblea eucaristica deve sentirsi comunità che celebra e non formata da spettatori, più o meno partecipi. Va costruita la partecipazione ad essa, attraverso la concretizzazione della Parola, anche nell'attenzione quotidiana verso le necessità e le sofferenze.

La parrocchia sia casa familiare in cui, accanto alla celebrazione ed alla catechesi, si vivano significativi rapporti umani.
Si raccomandino forme di ringraziamento attraverso l'offerta di tutta la persona (corpo, anima, sensibilità, intelligenza, creatività), e la sincera accoglienza. Questa venga trasmessa in modo da incoraggiare l'appartenenza alla comunità eucaristica, anche con la cura dello stile di vita.
La comunità eucaristica possa allargarsi con qualche manifestazione tangibile di attenzione, accoglienza ed invito anche a chi viva situazioni di conclamata crisi familiare o stia sperimentando modelli sociali diversi da quello familiare.



11. Si riscontra una scarsa integrazione tra parrocchie, tra parrocchie e religiosi, associazioni, movimenti. Emerge la difficoltà di rapporti tra parrocchie ed agenzie formative, ed il rischio di piccole chiese particolari, che non favoriscono la vita di comunione.

Occorre valorizzare alcune esperienze positive, come la progettazione degli esercizi spirituali nel quotidiano, iniziative di conoscenza interreligiosa, la partecipazione dei religiosi al Consiglio Pastorale Parrocchiale e Vicariale, la promozione di alcune celebrazioni ed appuntamenti pastorali comuni.
Vanno promossi una maggiore apertura dei parroci al coinvolgimento, anche in termini di reciprocità, tra comunità parrocchiali ed altre realtà ecclesiali, ed un corresponsabile impegno dei laici in questo senso, perché il dialogo e la conoscenza reciproca, lo scambio tra le pluralità e la diversità dei carismi possano diventare ricchezza comune.
A singole esperienze di aggregazione si raccomanda di non assolutizzare la propria esperienza.

 


12. La promozione umana attraverso l'amore per i poveri è, per la comunità cristiana, oggetto di una consapevolezza che trova in Cristo la propria fonte. La Parrocchia è vista come comunità che accoglie.
La carità va pienamente intesa anche in senso socio-politico in ambito locale, cittadino, mondiale.

Si promuova la carità verso gli ultimi, a livello diocesano e vicariale, attraverso: comitati di solidarietà senza frontiere culturali, etniche , ideologiche; accoglienza per ragazze in difficoltà; centri di ascolto; rapporti tra volontariato parrocchiale e quartieri; solidarietà attraverso “opere segno”; iniziative di conoscenza e approfondimento delle nostre realtà (ravvivando anche il ruolo della Caritas).
Si promuova la carità in senso socio-culturale sia attraverso l'uso a fin di bene dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare la televisione, nella formazione delle coscienze, sia ponendosi il problema dell'evangelizzazione in luoghi anche nuovi dove le persone si riuniscono.
Per promuovere la carità anche nella dimensione della fede, si pratichi, a livello parrocchiale, la presentazione alle famiglie nel periodo tra il matrimonio ed i sacramenti dell'iniziazione cristiana ai figli, anche con incontri conviviali, di riflessione. Si ricordi che l'accoglienza va unita al discernimento sui motivi della richiesta del battesimo.
Attenzione sia dedicata, a partire dalla Parrocchia, a creare rapporti di autentica amicizia con i non praticanti attraverso momenti anche di svago.

 

 

13. I progetti missionari vanno valorizzati come occasione di coinvolgimento delle persone.

Sulla missione ad gentes, si promuovano diffusamente secondo le varie realtà le esperienze ritenute più congeniali: conoscenza dei paesi di missione, rapporti diretti con missionari, creazione di un gruppo missionario in parrocchia; gemellaggi con singole missioni, garantendo costanza nei contatti, corrispondenza, informazione sulle necessità, viaggi, collaborazione economica.
Si cerchi di valorizzare la vivacità dell'ispirazione delle esperienze così incontrate. Tra l'altro, si segua concretamente lo sviluppo umano e sociale delle comunità - cristiane o no - che vivono in situazioni di sottosviluppo o di difficoltà.
Per la missione nel territorio si raccomandano visite alle famiglie, gruppi biblici come “missionari silenziosi”. Per la presenza di una molteplicità di persone di altre culture, etnie, religioni, si avverte la necessità di far conoscere, in primo luogo, la nostra religione, ma anche di studiare ed incontrare le altre religioni nell'accoglienza e nel dialogo.

 

 

14. Risulta pratica diffusa la delega agli addetti ai lavori e si registra difficoltà a programmare la vita comunitaria.
E' avvertito il rischio di farsi travolgere dalle urgenze del quotidiano. Invece, ci si dovrebbe impegnare in progetti “forti” e a medio e lungo termine.

Si parta dall'ascolto e dalla condivisione della Parola di Dio. Si impari, per questa via, a comunicare reciprocamente esperienze di fede, di evangelizzazione, dubbi, speranze.
Così, si diventi sempre più chiesa aperta ed accogliente, chiesa povera e per questo capace di annunciare senza timori la radicalità e la bellezza della sequela di Cristo.
Per questo, si suggerisce anche di curare un'apposita formazione di laici e pastori. Questa sia diretta a creare la coscienza dell'urgenza e della priorità dell'evangelizzazione, anche organizzando incontri su problemi concreti della vita quotidiana.
E' importante, soprattutto, una riflessione comune in Parrocchia, frequente, sulla Parola e sul Magistero.

 


Proposizioni aggiuntive
(formulate su ulteriore iniziativa di alcune realtà diocesane)

15. Poiché il sacerdozio proprio dei laici si esplica anzitutto nelle attività familiari e lavorative, le iniziative parrocchiali ed ecclesiali siano proposte e realizzate in proporzione alle forze reali dei credenti, con attenzione alla gerarchia dei valori ed alle capacità ed ai carismi delle persone.

16. La comunità eucaristica parrocchiale diventi, con la corresponsabilità di laici impegnati, un vivo centro d'aggregazione umana per tutti, anche per i non praticanti, creando centri di interesse comuni come, ad esempio, la musica per i giovani, il cineforum, il teatro, i giochi, l'angolo della famiglia (dove affrontarne i problemi), lo spazio per gli extracomunitari.
Si crei, così, un vasto ambiente dove gli evangelizzatori possano operare.

17. Si valorizzino quei movimenti (anche ultra-parrocchiali) rivolti alle missioni ed all'annunzio della Parola in ambiti specifici come scuola e mondo del lavoro, dove pare emergere un più maturo impegno di evangelizzazione.

18. Le nostre Parrocchie diventino delle piccole “Scuole di orazione”, perché la Preghiera divenga sempre più vocazione di ogni cristiano.

19. Si sensibilizzino i presbiteri ad un'apertura reale al sacerdozio dei fedeli, anche sostenendo i più giovani di loro, compresi i seminaristi, nell'apertura, formazione e coinvolgimento fattivo dei laici, tra l'altro delle Suore e delle Donne.

20. Nell'evangelizzazione e riappropriazione della dimensione cristiana della Domenica, le comunità dei religiosi, in comunione con il Pastore della Chiesa locale, arricchiscano la Parrocchia e la Diocesi con la propria collaborazione e partecipazione, anche attraverso iniziative specifiche.

DOMENICA 22 MAGGIO L'ASSEMBLEA PASTORALE DIOCESANA
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