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Firenze e il suo futuro: confronto con i candidati

Le elezioni del 6 e 7 giugno rappresentano, per Firenze, una tappa importante. La nuova amministrazione si troverà di fronte a infrastrutture da completare, alle difficoltà che sta attraversando un settore cruciale per l'economia fiorentina come il turismo, alla crisi di istituzioni storiche come il Maggio. Su questi e su altri temi abbiamo incontrato, in redazione, alcuni dei candidati che il 6 e 7 giugno si contenderanno la poltrona di sindaco. Abbiamo invitato i candidati del centrodestra e del centrosinistra, Giovanni Galli e Matteo Renzi, ma anche Marco Carraresi, indicato dall'Udc, e Mario Razzanelli che si presenta con una propria lista, «Firenze c'è».

Le elezioni del 6 e 7 giugno rappresentano, per Firenze, una tappa importante. La nuova amministrazione si troverà di fronte a infrastrutture da completare, alle difficoltà che sta attraversando un settore cruciale per l'economia fiorentina come il turismo, alla crisi di istituzioni storiche come il Maggio. Su questi e su altri temi abbiamo incontrato, in redazione, alcuni dei candidati che il 6 e 7 giugno si contenderanno la poltrona di sindaco. Abbiamo invitato i candidati del centrodestra e del centrosinistra, Giovanni Galli e Matteo Renzi, ma anche Marco Carraresi, indicato dall'Udc, e Mario Razzanelli che si presenta con una propria lista, «Firenze c'è».

I MOTIVI DELLA CANDIDATURA
Quattro candidati, quattro storie personali: ognuno di loro è arrivato ad inserire il proprio nome sulla scheda con motivazioni diverse. «Quando i dirigenti fiorentini del Pdl mi hanno chiesto di candidarmi - racconta Galli - ci ho pensato bene perché significava, a cinquant'anni, rimettere completamente in discussione la mia vita. Prima di decidere mi sono voluto confrontare con Berlusconi, al quale sono legato da un rapporto di stima: mi ha invitato a interrogarmi prima di tutto sul mio amore per questa città, su quanto ero disposto a fare per il bene di Firenze». La campagna elettorale di Galli è iniziata ascoltando le persone: «Volevo rendermi conto dei problemi di questa città. Ho trovato delusione, persone che si sentono tradite da chi ha amministrato finora. Ma ho trovato anche fiducia nei miei confronti, e le tante mani che ho stretto mi danno la spinta e l'entusiasmo per provarci».
Diversa la situazione di Renzi, che dopo essere diventato ad appena 29 anni Presidente della Provincia poteva comodamente fare un secondo mandato. Ha scelto invece di gettarsi in una sfida difficile, trovando anche molti contrasti nel suo stesso partito: la vittoria delle primarie è stata una sorpresa per molti. La sua campagna elettorale punta molto sul rinnovamento, sulla discontinuità rispetto alle amministrazioni passate. «Gli altri candidati - afferma - raccolgono soprattutto lamentele: io invece voglio riaccendere l'amore per questa città, che ha in sè tutto per essere “perla del mondo”, come diceva La Pira. Il mondo reclama Firenze, e noi dobbiamo mostrarne il volto migliore».

La  candidatura di Razzanelli nasce dalla volontà di portare avanti quelle battaglie che lo hanno visto protagonista in questi anni: «La giunta uscente - spiega - non ha avuto il coraggio di approvare un Piano strutturale che prevede una enorme cementificazione della città, con opere che daranno benefici solo a chi le realizza. Se sarò sindaco, ma anche se entrerò semplicemente in Consiglio comunale, potrò lavorare per fermare tutto questo e dirottare le risorse economiche su cose più utili per i fiorentini».
Anche l'Udc si propone come «terza forza» in mezzo ai due schieramenti: «La nostra scelta - spiega Carraresi - rispecchia quella già fatta a livello nazionale. È vero che sia con Renzi che con Galli ci potevano essere delle convergenze, che poi però per motivi diversi non si sono concretizzate. A noi interessa portare avanti i nostri temi, le nostre idee, i nostri programmi, la nostra storia: su queste cose non abbiamo trovato accordi, per questo preferiamo correre da soli sperando che gli elettori apprezzino la nostra coerenza e il nostro coraggio».

TRAFFICO E INFRASTRUTTURE
Il primo tema che abbiamo sottoposto a tutti, come tema che appare al centro di tutti i dibattiti, è inevitabilmente quello del traffico, della viabilità, delle infrastrutture. Il «no» alla tramvia più deciso è, ovviamente, quello di Razzanelli, che ne fa una questione-simbolo: «Sono nato vicino a Orsanmichele, ho visto cambiare la città sotto i miei occhi. E la tramvia è soltanto l'ultima di una serie di scelte che non hanno di mira il bene della città, ma altri interessi. Non c'è nessun bisogno di far passare il tram da piazza Duomo, che si deve pedonalizzare completamente: la viabilità deve passare dai viali, e poi entrare verso il centro con una serie di linee di bus elettrici». Ma un pericolo ancora maggiore, per Razzanelli, è rappresentato dagli scavi per l'alta velocità: «Una stazione sotterranea che prevede scavi fino a 35 metri di profondità, in mezzo a falde acquifere e strati friabili: è assurdo». Ma non è tardi, ormai, per fermare i lavori? «Pagare subito le penali è comunque meno oneroso rispetto a ciò che il Comune dovrà sborsare per i ritardi sui lavori e per le perdite di gestione». Razzanelli non rischia così di passare per «l'uomo dei no?» «Io sono un imprenditore - risponde - e mi piace il fare. Ma anche il fare bene. Dobbiamo impedire che succeda quello che abbiamo visto finora: errori di progettazione, continue varianti in corso d'opera…»
Anche Galli afferma con decisione il suo no alla tramvia e alla stazione sotterranea per l'alta velocità, lavori inutili e costosi: «Non ho nulla contro i tram, ma non sono adatti a Firenze. E l'alta velocità può benissimo fermare alla stazione di Castello. Senza contare le tante attività commerciali che, con i cantieri, sarebbero costrette a chiudere come è già successo sul viale Talenti». Le penali da pagare alle ditte che hanno già vinto gli appalti? «Non è detto che queste ditte restino senza lavoro, si potrebbero ridiscutere con loro progetti alternativi da affidargli». E  le alternative per il traffico? «Un sistema di trasporti impostato a livello di area metropolitana. E poi parcheggi scambiatori, bus elettrici, linee Ataf più razionali».
La posizione dell'Udc, afferma Carraresi, «su questo come su altri temi è una posizione di moderazione e di buon senso. Di tramvia si parla da molti anni, e non abbiamo mai avuto pregiudizi verso questo tipo di soluzione. È vero però che il progetto è nato male, soprattutto con condizioni capestro per il Comune che rischia di dover ripianare, ogni anno, debiti di gestione molto forti. Per questo diciamo che la linea 3 deve essere ripensata, e che la linea 2 può benissimo fermarsi a Santa Maria Novella senza arrivare fino in piazza Duomo».
Alla domanda, Renzi riassume il suo pensiero con uno slogan: «Tramvia sì, ma non così». Dopo tanti anni di discussioni e progetti, con i cantieri ormai aperti, dice, non si può rimettere in dubbio tutto. «Fare la tramvia è un dovere - afferma - ma è un dovere anche farla bene. Firenze ha bisogno di qualcuno che si prenda la responsabilità di portare a termine i tanti progetti avviati, senza fermare tutto ma nella consapevolezza che alcuni nodi sia per la tramvia che per l'alta velocità vanno ancora chiariti. Se poi si trovano soluzioni alternative, ad esempio per evitare il passaggio dei tram in superficie nel centro storico, sarò il primo ad esserne felice». I progetti attuali, però, sono frutto delle amministrazioni di centrosinistra... «In passato abbiamo visto tecnici del Comune che sbagliavano a progettare i sottopassi: questo non deve più succedere. Chi sbaglia paga: su questo sono stato inflessibile in Provincia, lo sarò per il Comune».

SICUREZZA E DEGRADO
Dal tema del traffico al tema della sicurezza e del degrado, altro argomento dominante di questa campagna elettorale. «Il degrado di Firenze - risponde Carraresi - lo si nota in tante piccole cose. La sciatteria dell'arredo urbano, la sporcizia… Questo per noi è un punto centrale del programma: vogliamo una commissione che curi la bellezza della città. Far tornare Firenze a essere quella che è. Anche la sicurezza non ha bisogno di ronde, o di macchine della polizia provinciale in centro: c'è bisogno di una città viva che non chiuda al tramonto. La polizia municipale poi potrebbe essere usata meglio: è inutile fare regolamenti che restano solenni proclami. Tutti vedono che alcune strade fiorentine sono orinatoi a cielo aperto ma, per questo, vengono fatte pochissime multe».
Anche Renzi lega la sicurezza alla vivibilità. «I reati diminuiscono, la percezione di insicurezza aumenta: il problema quindi è più culturale che di ordine pubblico. Sono felice che su questo aspetto mi darà una mano Pierluigi Vigna, che offre molte garanzie. L'insicurezza si combatte con la qualità della vita, non con le ronde: sono molto utili ad esempio le chiese aperte di sera, come abbiamo fatto durante il Genio Fiorentino».
Difende l'idea dei «volontari della sicurezza» invece Galli: «Sia chiaro, non si tratta di ronde come qualcuno immagina ma di personale delle forse dell'ordine in pensione che, armato solo di un telefonino, si prende l'impegno di segnalare casi su cui intervenire, o magari di accompagnare l'anziano a ritirare la pensione».
«Oggi a Firenze - afferma, da parte sua, Razzanelli - il 56% delle persone oltre 65 anni ha paura ad uscire di casa. E il problema non è che mancano le forze dell'ordine, è che mancano i fiorentini. Negli ultimi dieci anni, centomila fiorentini hanno lasciato il centro: una delle origini del degrado è anche questa. E la colpa è ad esempio di questa enorme Ztl, che non ha risolto i problemi di traffico e di inquinamento ma ha reso invivibile gran parte della città».

SERVIZI SOCIALI
Firenze è una città che invecchia e che perde abitanti: il dato è innegabile… «Credo che si tratti - afferma Galli - di un fenomeno ciclico, che riguarda tutte le città. E' vero però che bisogna riportare giovani e anziani a vivere la città, nella sicurezza: passeggiare per Firenze deve essere fonte di piacere, non di ansia». Sugli anziani poi Galli ha un'idea: «C'è un patrimonio fiorentino da preservare che è quello degli artigiani. La mia proposta è che nelle scuole medie si facciano due ore la settimana per mostrare ai ragazzi queti mestieri, in modo che possano appassionarsi a qualcosa che non è il computer, il telefonino o il Grande Fratello».
Sulle questioni sociali, il suo primo obiettivo di Renzi è «un patto con il volontariato e l'associazionismo: valorizzare il loro ruolo, per fare di Firenze la capitale della sussidiarietà. Le Misericordie, la Caritas, le parrocchie hanno più competenza su questi temi di qualsiasi intervento pubblico». Sugli anziani, comunque, aggiunge: «Sia chiaro: non sono un problema sociale. I nonni sono già una risorsa preziosa per tante famiglie, da tanti punti di vista, e il contributo che possono dare alla città è fondamentale».
Diversa invece la solusione proposta da Carraresi : «Mi piacerebbe - dice - creare un assessorato alla famiglia che accorpasse quelle competenze che oggi sono divise tra sanità, servizi sociali, politiche per l'infanzia. Perché più che assistere l'anziano, il bambino o il disabile, il Comune dovrebbe aiutare le famiglie che hanno anziani, bambini o disabili al proprio interno. Sarebbe una rivoluzione, un modo completamente nuovo di affrontare i temi sociali. Ed è un approccio che nasce sì da una visione cattolica, ma che può essere condiviso da tutti. Su questo faremo sentire una voce forte in Consiglio Comunale».

CULTURA E TURISMO
Molti ancora i temi che abbiamo affrontato con i candidati: economia, cultura, turismo. Tre voci che a Firenze appaiono strettamente legate. Tanto che Galli, ad esempio, tra le sue idee presenta quella di accorpare turismo e cultura in un unico assessorato: «Perché a Firenze - spiega - la cultura deve essere il fattore che traina un turismo di qualità, che sia attirato da eventi importanti». Per rilanciare l'economia fiorentina, possono servire provvedimenti come la «tassa di scopo» sul turismo o una legge speciale? «La tassa di scopo - afferma - non è un'idea che per il momento prendo in considerazione: prima voglio vedere bene i bilanci del Comune, credo che ci siano molte voci che riguardano le consulenze esterne o le società partecipate su cui si possono fare tagli in modo da reperire le risorse che servono per rilanciare la città. Più che una legge speciale, poi, vorrei che a Firenze fosse riconosciuto lo status di città speciale, e che per il suo interesse nazionale lo Stato le destinasse le risorse di cui ha bisogno per interventi specifici e mirati».
Per Razzanelli, anche la gestione delle attività culturali è un esempio di sprechi: «Vengono elargiti migliaia di euro a piccole realtà in modo sconsiderato, senza reali benefici per la città, e poi si lascia morire un'istituzione come il Maggio musicale». Riguardo all'economia, «con i soldi che il Comune sta spendendo per fare opere pubbliche progettate male si potrebbero fare tantissime cose, ad esempio servizi sociali migliori».
«Il degrado della città - afferma Carraresi - nasce anche da una cattiva gestione del turismo: le istituzioni non hanno saputo impedire forme di speculazione, ad esempio difendendo i negozi storici rispetto alle catene di fast food. Il direttore degli Uffizi Antonio Natali ha detto di recente che a Firenze manca una seria promozione della città. Sulla cultura poi siamo alla crisi delle grandi istituzioni: il Maggio ma anche la Biblioteca Nazionale o l'Opificio delle Pietre dure, realtà uniche che potrebbero dare molto alla città. Invece si assiste, da parte del Comune, a una distribuzione dei finanziamenti che definirei clientelare». La tassa di scopo? «Sono convinto che i turisti sarebbe felici di pagarla se fossero sicuri che serve a conservare e migliorare la bellezza di Firenze».
«La promozione dell'immagine di Firenze nel mondo - risponde Renzi - è stato uno dei motivi per cui abbiamo inventato il Genio Fiorentino: da sindaco continuerò a lavorare per questo. Ma ho bisogno dell'aiuto di tutti i fiorentini, perché è un compito che a pensarci, a pensare a quello che Firenze può e deve rappresentare per l'umanità, mi dà un senso di vertigine». La richiesta al Parlamento di una legge speciale per Firenze è una delle sue priorità: «Perché Firenze con la sua arte, la sua storia, la sua cultura dà molto all'Italia, ed è anche giusto che riceva un'attenzione particolare».

I TEMI ETICI
La cittadinanza a Giuseppe Englaro concessa dal consiglio comunale ha rilanciato anche a Firenze la discussione sui temi etici, sul valore della persona e della vita. Come si pongono, su questo fronte, i candidati? Per Carraresi «c'è una tradizione cristiana della città che è stata dimenticata; e l'impressione è che da entrambe le parti, destra e sinistra, si sia cercato lo scontro su un tema così importante e delicato». «Sono vicino al papà di Eluana - afferma Galli -perché so di cosa si sta parlando. Ma non ho problemi a dire che Eluana è stata lasciata morire, e che la cittadinanza è stata un errore». «Questa cittadinanza ha solo motivazioni ideologiche - sostiene Razzanelli - e alla fine tutto il centrosinistra si è mostrato succube rispetto a una certa ideologia».
Anche Renzi ribadisce la sua contrarietà alla cittadinanza a Englaro, che pure è stata votata anche da esponenti del Pd. «Ho dei valori ai quali non rinuncio: non nascondo il mio essere cattolico e su questi temi dico le stesse cose, sia che parli all'Arcigay sia che parli in una parrocchia. Le strumentalizzazioni poi avvengono sia a sinistra che a destra: io rivendico il mio diritto di stare, da cattolico, nel centrosinistra e di non accettare compromessi». Ci potrebbero essere però, su questi aspetti, condizionamenti da parte della sua stessa maggioranza? «Spero di no. Quello che dico agli elettori attraverso un settimanale come Toscanaoggi, comunque, è di individuare nelle liste che mi sostengono quei candidati, e sono tanti, che vengono dal mondo cattolico».

STRATEGIE POLITICHE
L'ultima domanda che abbiamo rivolto ai quattro è di strategia politica: cosa faranno in caso di ballottaggio? «Io non ho cercato accordi con nessuno - dice Galli - e non lo farò dopo il primo turno. Ho un programma, e se qualcuno lo condivide è ben accetto: intese di tipo ideologico o opportunistico non mi interessano». Se invece dovesse perdere? «Farò il consigliere comunale di opposizione continuando a proporre le mie idee. Sarà perché non sono un politico di professione, ma credo che le idee devono essere valutate per quello che sono e non per il "colore" o la parte da cui vengono». Anche Carraresi garantisce, in caso di sconfitta, di unire all'incarico di consigliere regionale quello di consigliere comunale: «Non sono incompatibili, anzi dal Consiglio regionale ho un punto di vista privilegiato anche sulle questioni fiorentine». Di fronte a un eventuale ballottaggio, afferma, «potremmo anche dare ai nostri elettori indicazioni di voto per uno dei due candidati, ma solo dopo aver valutato i programmi di ciascuno».
«Spero molto nel ballottaggio - afferma Razzanelli - perché i miei voti diventerebbero importanti, e la mia voce, che poi è la voce dei cittadini, sarebbe ascoltata. In ogni caso utilizzerò la mia posizione dentro il Consiglio comunale per una funzione di controllo sull'am-ministrazione». Renzi guarda all'ipotesi del ballottaggio senza troppi timori: «Preferirei vincere al primo turno, ma non mi fascerò la testa. In ogni caso accordi con la sinistra estrema, con i verdi o con la lista di Spini non li farò mai, neanche nei cinque anni di mandato». E accordi con l'Udc? «Ci abbiamo già provato ma non ci siamo riusciti, soprattutto per questioni romane più che fiorentine».
In caso di vittoria, invece, il suo programma è chiaro: «andrò a pranzo alla mensa del Nuovo Pignone, per tuto quello che questa fabbrica rappresenta, e poi accetterò l'invito dell'abate di San Miniato al Monte, che mi ha invitato a contemplare la città dall'abbazia da cui altri sindaci prima di me l'hanno guardata».
Sintesi a cura di Riccardo Bigi

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