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Giornata per la Vita: tra i testimoni anche Lorenzo, il surfista disabile

Compie 30 anni la Giornata per la vita, l’annuale appuntamento del Movimento per la vita, che anche quest’anno si concretizza a Firenze con due momenti, il 2 ed il 4 febbraio.

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Giornata per la Vita: tra i testimoni anche Lorenzo, il surfista disabile

La mattina del venerdì 2 febbraio, al teatro Odeon dalle 9 alle 12.30, è dedicata agli studenti delle scuole superiori. «Il coraggio delle scelte non scontate» sarà il tema conduttore delle tre testimonianze, molto diverse fra loro ma accomunate dalla comune accettazione di una sfida forte.
Frate Ibrahim Alsabagh è parroco nella comunità latina di Aleppo. Quando sperare sembra impossibile, in una città devastata dalla guerra, in un paese che i media associano solo alla morte, c’è chi trova il coraggio di guardare ancora ad un futuro di vita. Fr. Ibrahim, con chi lo accompagna, ha accettato una sfida ancora maggiore: trasmettere questo coraggio agli altri.
Il coraggio di non mollare lo dimostrerà invece Lorenzo Bini. «Da adolescente mi sentivo invincibile, ma ho fatto un incidente stradale a 19 anni e la mia vita da quel momento è cambiata», afferma il giovane che si muove ora su sedia a rotelle, ma che ha scelto di guardare avanti e di essere testimone della vita. Non si è fermato al lavoro e alle attività quotidiane Lorenzo, che ha voluto dimostrare qualcosa in più: «Dodici anni fa conobbi in ospedale un ragazzo, finito in carrozzina per un incidente mentre faceva surf nelle Filippine. Cinque anni fa mi telefonò dicendomi che aveva in mente di tornare a surfare. Per me era una novità, ed è partito un progetto. Abbiamo studiato delle tavole apposite, che sono state realizzate da artigiani di Livorno, e ora due volte l’anno andiamo a Fuerteventura o in altri posti dove sia possibile cavalcare le onde. Vedendo quello che ci dava quest’esperienza, abbiamo organizzato dei campus appositi, per dare ad altri ragazzi la possibilità di vivere quelle sensazioni». Lorenzo presta anche molta attenzione all’educazione civica che, fa notare, non è più molto insegnata nelle scuole. Anche questo l’ha spinto a portare avanti iniziative di sensibilizzazione per i parcheggi e le barriere architettoniche.
A concludere la mattinata, Elena e Mariella: due giovani che hanno avuto il coraggio di scegliere la vita, di dare la vita. Quando una gravidanza non è cercata, quando il compagno che hai a fianco non vede alternative all’aborto, non è semplice, non è scontato, dire sì alla vita. È toccante l’esperienza che Elena e Mariella porteranno sul palco dell’Odeon, con una testimonianza di forza di volontà e di gioia che va contro le imposizioni della società.
«Il Vangelo della vita gioia per il mondo» è invece il titolo dato all’incontro di domenica 4 febbraio, alle 15 nel Cenacolo di Santa Croce, aperto a tutta la cittadinanza. Tornerà Fr. Ibrahim, accompagnato stavolta da Maria Luisa di Ubaldo, coordinatrice dei Centri di Aiuto alla Vita di Roma, e dal giornalista torinese de La Stampa Domenico Agasso. «Nella mia testimonianza - afferma quest’ultimo - proverò a far emergere parole abusate come ’meraviglia della vita’ e cercherò di spiegarne il lato concreto. Ad un certo punto della vita, quando cerchi di vivere nell’agio, ti accorgi che non basta. Quando ti inizi ad interrogare sul senso della vita stessa, è lì che entra in gioco il Vangelo». Sarà una riflessione sulla concretezza dei valori evangelici nella vita quotidiana, quella di Agasso, che pensa: «Quando si dice che certe vite non sono degne di essere vissute c’è da chiedersi chi siamo noi per giudicarlo».

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