Firenze
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Giubileo: chiusa la Porta Santa della Cattedrale di Firenze

La Chiesa fiorentina si è riunita domenica 13 novembre in Cattedrale, intorno al suo arcivescovo, il Cardinale Giuseppe Betori, per la celebrazione eucaristica di conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco. In tutte le chiese del mondo domenica si sono chiuse le Porte sante, mentre per Roma il Papa farà questo gesto ufficiale domenica 20 novembre solennità di Cristo Re; in questa giornata sarà presente a Roma anche il nostro Arcivescovo a nome della chiesa fiorentina: «condividerò con il Papa - ha detto Betori nella sua omelia – la gioia per il dono che egli ha fatto alla chiesa universale e al mondo di questa esperienza straordinaria di incontro con il volto misericordioso di Dio».

Giubileo: chiusa la Porta Santa della Cattedrale di Firenze

Veramente numerosissimi i fedeli laici, i religiosi e le religiose e anche molti turisti presenti a Firenze; la Messa è stata preceduta da un processione lunghissima alla presenza di tutti i sacerdoti delle chiese della diocesi; hanno concelebrato il Vicario generale Mons. Andrea Bellandi e il proposto della Cattedrale (e Vicario episcopale per il clero) mons. Giancarlo Corti. Molto suggestivo il coro con quasi 600 persone provenienti da tanti cori parrocchiali che, sotto la direzione di Michele Manganelli, Maestro di cappella della Cattedrale, con canti della tradizione gregoriana e polifonica, hanno invaso ogni spazio con le loro voci, rendendo vibranti anche le spesse mura della Cattedrale.

L'omelia del Cardinale Betori è iniziata con una domanda: «Che cosa dobbiamo portare nel cuore in questo momento? La risposta viene direttamente dal Santo Padre» ha proseguito l'Arcivescovo, citando le parole della Bolla di indizione del Giubileo a proposito della sua chiusura: «In quel giorno, chiudendo la Porta Santa avremo anzitutto sentimenti di gratitudine e di ringraziamento verso la SS. Trinità per averci concesso questo tempo straordinario di grazia. Affideremo la vita della Chiesa, l’umanità intera e il cosmo immenso alla Signoria di Cristo, perché effonda la sua misericordia come la rugiada del mattino per una feconda storia da costruire con l’impegno di tutti nel prossimo futuro. Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi». (Misericordiae vultus,5).

Dunque delle indicazioni precise, chiare per il futuro di ogni credente e cioè: «trarre dall’esperienza di misericordia, ricevuta e donata dai cristiani in questo anno giubilare, la convinzione e la forza di diventare fermento di un mondo nuovo, pervaso di bontà e di tenerezza, consapevoli che solo la misericordia è in grado di rimuovere il male che pervade la storia umana».

Un messaggio quindi inequivocabile anche per la Chiesa stessa «chiamata ad annunciare – ha proseguito Betori - la misericordia di Dio. La sua vita è autentica e credibile quando fa della misericordia il suo annuncio convinto». 

Il richiamo quotidiano in questo Giubileo della Misericordia ci lascia dunque una importante eredità per noi e per gli altri; non possiamo più restare indifferenti alla Misericordia, che anzi ci dovrà guidare anche nel futuro perché ormai iscritta nei nostri cuori, ormai parte del nostro DNA: «usciamo da questo Giubileo – ha concluso il Cardinale Betori -con questa certezza: la misericordia di Dio è più grande delle nostre fragilità e accoglierla ce ne rende testimoni verso tutti. Sia questa la nostra convinzione gioiosa e questo il nostro impegno responsabile».

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