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Il cardinale Betori ai preti fiorentini "Andiamo avanti insieme". Riparte la Visita pastorale

«Andiamo avanti tutti insieme, nella comunione e con dedizione». È questa l’esortazione del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, davanti ai preti della Chiesa fiorentina riuniti in Santa Maria del Fiore.

Betori

Anche quest’anno infatti l’annuale assemblea del clero di giugno, che tradizionalemente si svolgeva a Monte Senario, è stata convocata negli spazi più ampi del duomo, come forma di prudenza in questa fase della pandemia nella quale, ha sottolineato l’arcivescovo, «la Chiesa intende continuare ad accompagnare le comunità con responsabilità».
«La cattedrale costituisce il luogo delle nostre radici e della nostra tradizione. Ne sono segno l’arca di San Zanobi e le tombe dei vescovi fiorentini suoi successori. Essere qui oggi è richiamo a questa tradizione, antica e recente; è sprone a esserne intelligenti continuatori per il nostro tempo». Così ha iniziato il suo intervento il cardinale, per poi gettare uno sguardo sul cammino della Chiesa. «Il nostro - ha ricordato - è tempo di cambiamento d’epoca, come continua a ripetere papa Francesco, ed esige pertanto un profondo cambiamento ecclesiale per stare nella storia, per far sì che il Vangelo sia proposta che giunga al cuore e alla mente della gente. In quest’ottica ci stiamo muovendo nel Cammino sinodale che condividiamo con la Chiesa italiana e con la Chiesa universale. Da quest’ultima – dalla Segreteria generale del Sinodo dei vescovi – ci sono giunte le indicazioni per un processo di ascolto e confronto, che ha visto attivarsi nei mesi scorsi diverse realtà diocesane, parrocchiali anzitutto ma non solo». Da questo lavoro, ha sottolineato l’arcivescovo, «è scaturita una sintesi diocesana che è stata consegnata alla Segreteria generale della Cei, raccogliendo, a quanto mi risulta, apprezzamenti». Il testo, ha ricordato, è stato anche pubblicato la scorsa settimana sulle pagine di Toscana Oggi: «Ve ne raccomando la lettura con i vostri organismi di partecipazione».
La sintesi diocesana è confluita nella sintesi nazionale, che la Cei invierà alla Segreteria generale del Sinodo dei vescovi. Nel frattempo i referenti sinodali delle diocesi italiane e poi l’Assemblea generale dell’episcopato hanno dato indicazioni per individuare alcuni temi su cui attivare il confronto nel prossimo anno pastorale,che sarà ancora dedicato all’ascolto della realtà. Così si legge nel Comunicato finale dell’Assemblea dei vescovi: «Le priorità individuate, sotto forma di “cantiere” sono tre: corresponsabilità e formazione degli operatori pastorali, ascolto dei “mondi” (poveri, giovani, donne, professioni, culture…) e snellimento delle strutture ecclesiali. Ogni Chiesa locale, poi, sceglierà un quarto cantiere, sulla base della sintesi diocesana raggiunta alla fine del primo anno di ascolto. La traccia per il secondo anno sinodale verrà consegnata ai primi giorni di luglio».
Betori ha aggiunto un’annotazione: «non ci meravigli questa insistenza sull’ascolto, in quanto dobbiamo riconoscere che molte delle nostre pur lodevoli iniziative pastorali non producono i frutti attesi proprio perché si calano su una realtà che non è quella che noi pensiamo, una realtà mutata rispetto ai nostri paradigmi abituali e che attende quindi di essere ascoltata per poter essere raggiunta».
A proposito del contesto sociale, Betori ha ricordato la persistenza della pandemia: «esorto a restare vigili nell’assicurare ai nostri fedeli la certezza che la comunità cristiana ha cura della loro salute e crea condizioni di incontro e di aggregazione in cui vigono regole di attenta precauzione. I nostri uffici pastorali aggiornano periodicamente al riguardo. Tra le tante indicazioni raccomando in particolare l’osservanza della norma che prescrive che l’Eucaristia venga distribuita ai fedeli solo sulla mano».
Oltre all’aspetto sanitario, bisogna però affrontare anche le sfide pastorali che questo tempo ci propone. Tra queste, ne ha richiamate due in particolare: «Anzitutto l’attenzione ad accogliere e accompagnare le fasce della popolazione che hanno subito i maggiori contraccolpi dall’isolamento e dalle altre forme di sofferenza a cui la pandemia a lungo ci ha condannato. Penso ai ragazzi, di cui si segnalano inedite problematiche psicologiche, ma anche agli anziani, che faticano di più nella ripresa sociale, e soprattutto alle fasce di popolazione più povere o di recente impoverite».
L’altro fattore da considerare, per l’arcivescovo, è «la ripresa della vita pastorale e liturgica secondo forme più condivise, in cui si segnalano cali di partecipazione ma anche l’affacciarsi di volti nuovi. Come ho più volte richiamato, occorre fuggire la tentazione di riprendere tutto come era prima, perché tutto non è più come prima. La pandemia ci ha cambiati e questo dovrebbe indurci a dare un volto nuovo anche alle nostre iniziative pastorali, seguendo i cambiamenti della società e facendo tesoro anche di quanto abbiamo dovuto inventare nelle fasi acute della pandemia, scambiando tra di noi esperienze e iniziative messe in campo da ciascuno. Carattere di fondo del nuovo dovrà essere un’apertura maggiore all’esterno e uno spazio di partecipazione più coinvolgente per tutti».
Infine, un annuncio: «l’evolversi della pandemia mi induce a ritenere che si possa riprendere con prudenza la Visita pastorale, che dovetti interrompere a inizio marzo 2020. Prossimamente vedremo di rendere noti il calendario e le forme più prudenti con cui procedere nei vicariati non ancora visitati».
In conclusione del suo intervento, il cardinale Betori ha voluto fare anche un accenno personale: «Spendo una parola anche a proposito della rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi fiorentina che, secondo quanto previsto dalle norme canoniche, ho presentato al Papa alla vigilia del compimento dei miei 75 anni. La rinuncia è stata accettata, ma al tempo stesso il Santo Padre mi ha chiesto di continuare nel governo pastorale della diocesi “donec aliter provideatur”. Ho accolto questo invito in spirito di obbedienza e nello stesso spirito sono pronto ad accogliere chi mi succederà sulla cattedra di san Zanobi, nei tempi, brevi o lunghi che siano, che la Santa Sede riterrà opportuni. Fino a quel momento nulla cambia per la vita della diocesi. Andiamo avanti quindi tutti insieme, nella comunione e con dedizione, come abbiamo fatto in questi anni».

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