Firenze
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Dal n. 5 del 5 febbraio 2006 (ed. Firenze)

L'Esenzione Ici ai beni ecclesiali: polemica priva di fondamento

Riguardo alle esenzioni Ici, "le istituzioni religiose non risultano avere alcun indebito da restituire, e, soprattutto - ciò che sta particolarmente a cuore alla Chiesa fiorentina -, non sarà certamente per questo motivo che la spesa sociale del Comune di Firenze subirà contraccolpi". Lo scrive Leonardo Bianchi, docente di diritto e direttore del Consiglio Pastorale della Diocesi di Firenze, in un intervento sul settimanale Toscanaoggi a proposito della mozione, approvata dal Consiglio Comunale fiorentino, che chiede alla Chiesa di «versare un contributo volontario pari all'importo dell'Ici cancellata dalla finanziaria per non rischiare altri tagli alla spesa sociale». La nuova norma, spiega Bianchi, è in realtà una chiarificazione della legge del 1992 che istituiva l'Ici: "Una norma risalente a 14 anni fa, approvata sotto il primo Governo Amato, che stabiliva chi doveva pagare, ma anche chi era esentato".

di Leonardo Bianchi
Direttore del Consiglio Pastorale Diocesano
In merito al decreto legge che specifica le caratteristiche necessarie per l'esenzione dal pagamento dell'Ici, recentemente tornato agli onori della cronaca, va precisato che si tratta, in realtà, del seguito di una sentenza della Cassazione, legata alla legge del 1992 che istituiva l'Ici. Una norma risalente a 14 anni fa, approvata sotto il primo Governo Amato, che stabiliva chi doveva pagare, ma anche chi era esentato. Nell'elenco di questi ultimi figurano immobili di enti pubblici - ad esempio, scuole, musei, biblioteche -, ma anche gli edifici di culto della Chiesa cattolica e di tutte le confessioni religiose che hanno stipulato un'intesa con lo Stato, con i locali annessi (ad esempio, aule di catechismo e canonica). Sono esenti, inoltre, gli immobili di enti senza fini di lucro, che siano esclusivamente destinati ad attività culturali, ricreative, sportive, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche e ricettive. In questo gruppo rientrano enti ecclesiastici, ma anche organizzazioni no profit, Onlus, cooperative sociali.
La nuova disposizione precisa - per chiudere alcuni contenziosi che si erano creati - che gli enti che svolgono questo tipo di attività sono esentati dall'Ici «a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse».

Che cosa vuol dire «natura commerciale»? Significa, per esempio, che questi enti sono esenti anche quando svolgono servizi che prevedono il pagamento di una retta. Ai fini fiscali, infatti, queste sono attività «commerciali»: ma se sono svolte a fini sociali e non di profitto, lo Stato ne riconosce un valore per la collettività consentendo una facilitazione fiscale. Per essere più chiari: sono esenti gli immobili utilizzati per ospedali, istituti per anziani, foresterie, case e ostelli per la gioventù, scuole ecc. I beni utilizzati per altro scopo, anche se appartenenti a enti religiosi, continueranno invece a pagare l'Ici come hanno sempre fatto: è il caso ad esempio di fondi o appartamenti dati in affitto. La nuova norma, insomma, non fa che confermare la situazione pre-esistente: i comuni non vedranno diminuite le proprie entrate, e le Diocesi (e gli altri enti religiosi) non godranno di maggiori benefici.

Nonostante questo, nelle ultime settimane si è assistito ad una campagna animata da pretestuose, par di ritenere, ragioni ideologiche di ispirazione anticlericale fondate magari altrove, che richiedono una reazione pacata e serena dinanzi alla comunità ecclesiale e cittadina più in generale. Da ultimo, oltretutto, lunedì scorso sono state approvate due mozioni in consiglio comunale a Firenze. Nella prima, presentata dallo Sdi, si chiede l'abrogazione della nuova norma sulle esenzioni Ici, mentre nella seconda, voluta dalla lista «Unaltracittà», si arriva a chiedere alle «istituzioni religiose» di «versare un contributo volontario pari all'importo dell'Ici cancellata dalla finanziaria per non rischiare altri tagli alla spesa sociale».

Nel riportare la notizia, i giornali citano ancora una volta il Convitto della Calza, come esempio di «albergo» che godrebbe di questo ingiusto «regalo». Eppure il Convitto della Calza paga, ha sempre pagato e continuerà a pagare in futuro l'Ici per gli spazi destinati ad attività ricettive ed alberghiere. Lo stesso dicasi per le case e i terreni di proprietà dell'Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero: l'organismo ha preso in carico, in base al nuovo Concordato del 1984, tutti quei beni appartenenti alla Chiesa che potevano risultare redditizi, allo scopo di utilizzarne il ricavato per assicurare uno stipendio ai sacerdoti. L'Istituto gestisce appartamenti e fondi commerciali, sui quali paga regolarmente l'Ici. Risulta essere, anzi, uno dei maggiori contribuenti per molti comuni della provincia.

Le «istituzioni religiose», dunque, non risultano avere alcun indebito da restituire, e, soprattutto - ciò che sta particolarmente a cuore alla Chiesa fiorentina -, non sarà certamente per questo motivo che la spesa sociale del Comune di Firenze subirà contraccolpi. Con spirito pienamente costruttivo, ci si augura, invece, che dagli effetti legati all'approvazione di mozioni di questo calibro ci si guardi a salvaguardia della credibilità e del prestigio del Consiglio Comunale della nostra città.

Ici e immobili della Chiesa, com'è andata a finire?

Il dossier di Avvenire

L'Esenzione Ici ai beni ecclesiali: polemica priva di fondamento
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Giuseppe Foglia 10/02/2006 00:00
Piaccia o meno quella delle Cassazione non è una delle tante intepretazioni, ma è "l'interpretazione" della legge.
Il basso contenzioso denota solo che i comuni italiani hanno dato una interpretazione politica e non giuridica della norma sulle esenzioni Ici.
La nuova norma impedirà il contenzioso sulle pregresse esenzioni illegittime, ma non può cancellarle in quanto sono storicamente avvenute.
E' illogico affermare che l'intento della nuova norma sia quello di ripristinare la situazione ante-sentenza della Cassazione.
Se così fosse, per assurdo, si sarebbero ricreate le condizioni che hanno permesso alla Cassazione di sentenziare l'illeggitimità delle esenzioni.
La lettura limitata degli effetti della sentenza della Cassazione cozza con la realtà dei fatti: l'iniziativa legislativa, a tratti anche maldestra, era l'unica possibilità per non soccombere.
A parte questo: il legislatore ha fatto bene a garantire l'esenzione dal pagamento Ici sugli immobili destinati ad attività commerciali solo ad alcuni soggetti?
Io ritengo di no in quanto è evidente che è stato creato un privilegio.
E mi chiedo: una legislazione che crea privilegi è compatibile con la dottrina sociale della Chiesa?

Grazie.
<br><i>Perché sostiene che il legislatore ha creato un privilegio? L'esenzione Ici spetta a tutti gli enti No profit (cioè che non hanno finalità speculative, tanto per intenderci) che svolgano alcune attività ritenute di utilità sociale. Ci sarebbe privilegio se venisse concesso alla Misericordia e non alla Croce Rossa... ma non è così. La Cassazione, inoltre, non fa le leggi, ma decide su un singolo caso. La sua sentenza fa precedente (e quindi è importante) ma non vincola neanche la stessa Cassazione... E lo ripetiamo per l'ennesima volta: l'esenzione non vale per gli immobili adibiti ad usi commerciali (esempio: albergo, negozio, abitazione locata), ma per gli immobili, gestiti direttamente per attività sociali (qulle otto previste), anche a prescindere da una qualche conduzione commerciale dell'attività (tipo pagamento di una retta, di un rimborso spese...)</i>
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Giuseppe Foglia 05/02/2006 00:00
La sentenza della Cassazione ha provocato la necessità di un intervento legislativo, quindi dire che tutto è rimasto come prima non ha fondamento.
E' stata la Cassazione a chiarire la legge del 1992, non la nuova norma che l'ha modificata.

In una prima stesura la norma era stata inserita in un decreto del Ministero delle Infrastrutture pubblicato, casualmente, a Ferragosto.
In questa prima stesura l'esenzione anche per gli immobili utilizzati per attività commerciali riguardava solo quelli di proprietà di enti ecclesiatici cattolici.
In questa forma neanche i nostri devoti parlamentari hanno avuto il coraggio di approvarla.
Ed ecco che l'esenzione Ici anche per immobili utilizzati per attività commerciali viene estesa a tutti i culti che partecipano alla ripartizione dei fondi dell'otto per mille e alle Onlus.

Ho fatto propaganda?

Ossequi.
<br><i>Non sono d'accordo. La Cassazione non ha "chiarito", ma interpretato (legittimamente, ci mancherebbe altro...) la norma del 1992 che era stata applicata da tutti Comuni in modo univoco (i contenziosi sorti erano davvero sporadici), concedendo appunto l'esenzione dal pagamento dell'Ici, oltre che alle Asl, alle scuole, agli uffici degli enti pubblici, ecc., agli immobili degli enti no-profit, ma solo in presenza di alcune determinate attività riconosciute di utilità sociale. Da nessuna parte nel testo del '92 si deduce che queste esenzioni decadano in presenza di pagamento di rette o di altre parziali dazioni di denaro. Tanto è vero che la Cassazione nella sua sentenza (che può trovare linkata in questo sito) fa un ragionamento molto più ampio per arrivare ad escludere che quell'istituto religioso dell'Aquila potesse godere dell'esenzione. Oggi la norma ripristina la situazione ante-sentenza della Cassazione. Sulla formulazione della norma all'interno del decreto sulle infrastrutture (poi lasciato decadere) sono invece d'accordo: pur essendo giustificata sul piano del diritto (perché la Cassazione aveva deliberato su un caso specifico che riguardava un ente ecclesiastico e non su tutti gli enti no-profit) era poco opportuna e bene ha fatto il legislatore a formularla in modo diverso nel successivo decreto. (C.T.)</i>


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Giuseppe Foglia 05/02/2006 00:00
La normativa per legalizzare le esenzioni sugli immobili commerciali detenuti dagli enti ecclesistici, che la Cassazione ha ritenuto illegittime, rientra nella lunga serie di condoni agli evasori fiscali che hanno contraddistinto questi ultimi cinque anni.
Inqualificabile, per lo scopo puramente propagandistico, la notizia che la Curia fiorentina continuerà a pagare l'Ici dovuta per il Convitto della Calza.
Si cerca di legittimare una normativa indegna con qualche spicciolo.
Continuate con le interpretazioni di comodo delle leggi a vostro uso e consumo, il diritto è sempre più un'opinione.
Ma quello che rattrista di questa storia è che non solo si sono sanate le evasioni fiscali del passato, tali erano le autoesenzioni di comodo demolite dalla Cassazione, ma che per farlo adesso si istiga anche gli altri a dare l'assalto alle disastrate casse dei comuni, vedi la corsa delle associazioni più disparate ad iscriversi nel registro delle Onlus per approfittare delle esenzioni.
Abbiamo reso un pessimo servizio al nostro Paese egregio Prof.Bianchi.
Incassate, incassate qualcosa resterà.
<br>La Cassazione non ha ritenuto illegittime le esenzioni previste dalla normativa Ici (delle quali solo per il 4,5% riguardano beni di enti ecclesiastici), ha soltanto interpretato quella norma ritenendo che nel caso specifico avesse ragione il Comune dell'Aquila nel chiedere il pagamento dell'Ici ad un istituto religioso con pensionato per studentesse e con un ricovero per anziani. Tutto il resto è solo propaganda... La norma introdotta non innova niente, impedisce solo che un Comune, facendosi forte della sentenza della cassazione (che non ha valore di legge, ma costituisce solo giurisprudenza) apra un contenzioso con enti ecclesiastici (perché la Cassazione si è occupata solo di un determinato ente religioso).

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