Firenze
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L'altra vacanza: in campeggio a Vada con la Caritas di Firenze

Basta trascorrere una giornata al Campeggio San Frediano, per comprendere come non ci sia alcuna distinzione tra gli ospiti delle strutture Caritas e i tanti operatori, volontari e ragazzi del servizio civile. Quello che balza subito agli occhi è come il mondo Caritas sia il mondo che dovrebbe essere. Visi sorridenti, semplicità, assenza di formalismi. Gioia.
«Quello della Caritas è uno stile educativo del camminare accanto l’uno all’altro che ripaga sempre come qualità delle Case e delle relazioni», afferma Marzio Mori, responsabile Area accoglienza Caritas.

L'altra vacanza: in campeggio a Vada con la Caritas di Firenze

«Da giugno a settembre - prosegue Marzio - cerchiamo di portare a gruppi alternati gli ospiti delle nostre Case al Campeggio di Vada. Una settimana ciascuno, ad eccezione delle mamme con i bambini che rimangono qualche giorno in più». «Nessun operatore è obbligato a venire, decidono in autonomia, ma nessuno si tira mai indietro perché quest’esperienza è un modo di vivere i ragazzi diversamente, di chiudere un anno trascorso insieme, dove si sono creati tanti legami solidi».
«Sono momenti importanti - commenta - in cui non si nota la differenza tra un ospite di una Casa e un operatore che ci lavora. Si arriva a questo livello di rapporti grazie alla grande professionalità degli operatori e ad un lavoro che viene fatto durante tutto l’anno con la consapevolezza che l’operatore è fondamentalmente un educatore, e quindi ha il compito di tirar fuori le energie e gli aspetti positivi che sono dentro ciascuna persona. Ciò fa sì che si creino relazioni vere, che non derivano dall’obbligo professionale ma dal fatto che siamo tutti uomini e donne uguali», commenta il responsabile dell’Area accoglienza Caritas.
«L’ambiente del Campeggio San Frediano - spiega inoltre Mori - è sempre molto aperto: non ci sono orari di lavoro, perché si vive insieme. Questo rivoluziona anche il principio stesso del rapporto lavorativo perché a prevalere è l’umanità dello stare insieme».
Per quanto riguarda l’organizzazione, Marzio Mori sottolinea poi l’importanza di cercare di creare dei gruppi misti di ragazzi provenienti da strutture Caritas diverse per cercare di facilitare e incrementare le relazioni tra di loro, così come avviene anche per gli stessi operatori e volontari.
«Ma quello che mi preme sottolineare - evidenzia ancora Marzio - è che abbiamo sempre creduto in questa esperienza di campeggio condiviso. L’abbiamo visto crescere ed ora è un gioiello anche dal punto di vista strutturale». «Apprezzo molto - ha infine ribadito - il fatto che ai nostri ragazzi offriamo un soggiorno bello nel bello. Bello nella qualità delle relazioni e bello per il luogo nel quale si passa il tempo».
Anche per i ragazzi dei Centri diurni il Campeggio San Frediano è un’esperienza bellissima, attesa con grande trepidazione per tutto l’anno, come sottolinea Enzo Capretti, responsabile Area minori Caritas. «Un momento importante, anche per noi operatori - precisa Enzo - perché ci consente di capirli più nel profondo e quindi di poterli aiutare in modo più efficace, date le complesse situazioni familiari in cui vivono».
«La giornata è molto semplice - racconta - ci svegliamo tutti insieme, facciamo colazione, sistemiamo le camere e poi andiamo in spiaggia dove si gioca e si fa il bagno. Si torna per il pranzo e nel pomeriggio, prima della spiaggia, c’è un momento di lettura».
«Un altro aspetto molto importante - sottolinea infine il responsabile Area minori - è il fatto che durante il soggiorno i ragazzi non hanno né il televisore, né il computer. Il nostro obiettivo è infatti quello di rendere questi giorni davvero un momento di gioco e condivisione fra di loro».

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