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L'omaggio del cardinale Betori alla Madonna: «Le nostre famiglie ritrovino la strada della vita»

«Ti affidiamo le nostre famiglie, così spesso in difficoltà nella nostra società, che non sembra volersi curare troppo di questa sua cellula primaria, da cui pur dipende il suo futuro». È la preghiera del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, che nella festa dell'Immacolata ha rivolto il consueto omaggio alla Madonna, nella loggia del Bigallo, dopo la Messa in cattedrale. Tra i temi affrontati, la crisi demografica, la solitudine degli anziani, i bambini che soffrono le conseguenze della separazione e dei conflitti tra i genitori. Un pensiero anche alla città: «Fa’ che la nostra Firenze si riscopra famiglia»

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«Ti chiediamo - è la preghiera di Betori - che tutti, istituzioni, uomini di cultura, quanti animano la via sociale sentano il bisogno di ridare speranza, fiducia, sostegno concreto perché le nostre famiglie ritrovino la strada della vita, pronte ad accogliere una nuova vita, con generosità, disinteresse, disponibilità al dono. Affrontare con decisione la crisi demografica, con l’aiuto delle famiglie, è il primo decisivo e indispensabile passo per correggere la maggior parte degli squilibri della società».

L'arcivescovo ha chiesto anche sostegno alle famiglie «nel loro originario, inalienabile e fondamentale compito educativo. La povertà educativa - ha affermato - è anche all’origine di tanti comportamenti trasgressivi e devianze delle nuove generazioni, come pure delle difficoltà a entrare in un mondo del lavoro in rapida evoluzione e ancor prima ad assumere una coscienza di sé che renda possibile respingere le lusinghe di un sistema socio-economico-comunicativo in cui è facile diventare pedine di interessi di altri».

Un pensiero in particolare è andato agli anziani: «La crisi delle famiglie ha reso più fragile quella rete sociale in cui ogni persona, anche in tarda età e in malattia, trovava posto e sostegno. Sia la tua mano accanto a quanti, in specie volontari, cercano di lenire le ferite della solitudine».

«Infine - ha aggiunto Betori - non dimenticare le famiglie che non hanno resistito alle forze della disgregazione e ora i suoi membri soffrono le conseguenze della separazione e dei conflitti, in particolare i figli, i più fragili, ma non solo loro, perché non meno difficile si fa la vita per le madri e i padri separati. Una confusa concezione della libertà ha minato la capacità di perdono e di accoglienza».

Lo sguardo si è quindi allargato sulla città: «Fa’ che la nostra Firenze si riscopra famiglia, con un progetto comune, in cui ciascuno porta il proprio contributo, in una sana dialettica sociale e politica, con il condiviso intento di perseguire il bene comune. Questo bene ha bisogno di nuovi criteri di lettura della realtà, meno ideologici, e di essere più attenti ai mutamenti del presente, senza rinunciare alla nostra identità storica, ma sapendola ripensare in rapporto ai nuovi bisogni e alle esigenze di accoglienza, dialogo, integrazione in un mondo in cui tutto si fa più vicino e dove l’incertezza e la sfiducia sembrano i tratti caratteristici del vivere quotidiano».

A Maria, infine, l'arcivescovi ha affidato «la famiglia umana, perché tale è la realtà dei popoli del mondo, una famiglia oggi particolarmente segnata dalla crisi ecologica e da quella migratoria. Solo nel rispetto e nella custodia della casa comune e solo nell’attenzione ad assicurare a ogni persona e ogni popolo la dignità che gli è propria c’è futuro per quanto il Padre ha voluto nel suo disegno fin dalla creazione».

Prima della Messa, il cardinale Betori aveva inaugurato, secondo la tradizione, il presepe sul sagrato della cattedrale, realizzato dall'Opera del Duomo con personaggi in terracotta dell'Impruneta a grandezza naturale.

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