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La lettera del cardinale Betori sul culto dei morti: «I cimiteri, un luogo di fede»

Fratelli e sorelle carissimi, colgo l’occasione, in questi giorni in cui celebriamo il ricordo dei santi e dei fedeli defunti, di esprimervi la mia vicinanza nella preghiera. Molti di voi faranno memoria dei propri cari, partecipando alle Messe nelle parrocchie e visitando i cimiteri». Inizia così la lettera del cardinale Giuseppe Betori alla diocesi, che in questi giorni viene consegnata nelle parrocchie. Una riflessione sulla morte, sulla resurrezione, sui riti attraverso cui la Chiesa eprime la sua fede.

La lettera del cardinale Betori sul culto dei morti: «I cimiteri, un luogo di fede»

 «Sono giorni speciali questi - scrive l’Arcivescovo - che rispondono al desiderio profondo di comunione e di appartenenza e ci invitano a uscire dall’isolamento e dall’amarezza. Dobbiamo ricordare chi ci ha voluto bene, dobbiamo essere grati per quel che ci è stato dato, dobbiamo perdonare ed essere perdonati, dobbiamo essere uniti nella battaglia contro il male che separa, disgrega e ci isola gli uni dagli altri. Sono giorni in cui si manifesta la Chiesa, il popolo di Dio in cammino, la grande comunione dei vivi e dei morti, dove i santi pregano per noi e i defunti gioiscono della nostra preghiera. Tutti insieme non abbiamo paura di affrontare l’inverno che ci sta davanti, né i giorni che inesorabilmente si accorciano, perché Gesù ha vinto la morte, Egli è la luce del mondo, il primogenito di molti fratelli, il capo del corpo che è la Chiesa attraverso il quale la speranza della vita raggiunge tutti noi, sue membra».
La lettera si sofferma quindi sui riti della Chiesa, che esprimono una fede «al di là delle opinioni personali sulla vita e sulla morte». «Nel giorno del funerale - ricorda Betori - la Chiesa ha affidato a Dio i nostri cari, li ha aspersi con l’acqua benedetta perché, uniti indissolubilmente alla morte ed alla risurrezione del Signore fin dal Battesimo, partecipassero in pienezza alla sua vita immortale; ne ha onorato il corpo, tempio dello Spirito Santo e strumento di comunione con Dio e i fratelli, con l’incensazione, segno della preghiera, che invoca la grazia e il perdono. Infine il corpo dei nostri cari è stato affidato alla terra, come un seme sepolto, che riposa mentre attende la primavera».
Tutt’oggi quindi, scrive l’Arcivescovo, «i cimiteri sono un luogo in cui esercitare la fede pregando per i nostri cari». E ancora oggi «la Chiesa consiglia la sepoltura come la forma più vicina alla nostra fede. Permette anche altre scelte, quali la cremazione, purché non sia fatta esplicitamente per negare la fede nella risurrezione finale. In tutti i casi chiede di conservare le ceneri nei cimiteri, non nelle proprie case e mai disperderle in natura negando un luogo preciso dove fare memoria insieme, e dove la comunità cristiana può assicurare la preghiera costante».
Mercoledì 1 novembre, il cardinale Betori (dopo la celebrazione in Cattedrale, alle 10,30, nella solennità di Tutti i Santi) presiede la concelebrazione al cimitero di Trespiano. Giovedì 2 novembre invece la Messa nella commemorazione dei defunti, alle 18 in Cattedrale.

La lettera del cardinale Betori sul culto dei morti: «I cimiteri, un luogo di fede»
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