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La proposta: riaprire una via di pellegrinaggio tra Firenze e Pistoia

Una via di pellegrinaggio tra Firenze e Pistoia, nel nome di San Jacopo e di Celestino V. È la proposta del Centro Turistico Giovanile (Ctg): una proposta che si innesta sull’iniziativa che un gruppo di parrocchiani di San Jacopino ha già concretizzato da alcuni anni, ma che potrebbe diventare qualcosa di più strutturato e accessibile a tutti.
L’idea, spiega Riccardo Baldi del Centro Turistico Giovanile, è nata in Abruzzo, dove sono stati aperti alcuni percorsi sui sentieri legati al nome di San Pietro da Morrone, ovvero Papa Celestino V.

La proposta: riaprire una via di pellegrinaggio tra Firenze e Pistoia

Cosa avete scoperto in Abruzzo?
«È stata un’esperienza innovativa: Celestino V è una figura che nel tempo è stata dimenticata, e il Centro turstico giovanile de L’Aquila nonostante le difficoltà legate al terremoto che ha colpito la loro città ha avuto la forza di riorganizzarsi e di realizzare quattro percorsi che ricalcano la vita di Pietro da Morrone, fino a giungere alla nomina a Papa, nel 1294. Questa rinascita dei percorsi di Celestino V porta a fare un’esperienza interiore: vivere a contatto con la natura, vedere i luoghi in cui Pietro da Morrone ha fatto eremitaggio, ci porta a riscoprire una dimensione che noi gente di città abbiamo dimenticato».
E dall’Abruzzo come si arriva a Firenze?
«Abbiamo scoperto che Celestino V ha grossi legami con Firenze. Prima di diventare Papa, quando ancora viveva da monaco eremita, nel 1273 Pietro da Morrone si recò a Lione a piedi, per chiedere l’autorizzazione pontificia a dare vita a un nuova congregazione, che poi prenderà il nome di “Celestini”. Sulla via di ritorno, lungo la Francigena, tra Pistoia e Altopascio, fu assalito dai briganti. La leggenda dice che a difesa di Pietro e dei monaci che viaggiavano con lui apparve un angelo bianco: probabilmente un cavaliere. I monaci, feriti nell’agguato, dovettero fermarsi e decisero di riprendere il cammino facendo una deviazione verso Firenze, che pure era fuori dal tracciato della Francigena. Le cose non vengono per caso: a Pistoia si trova un’importante reliquia di San Giacomo, o San Jacopo secondo il nome toscano, riconducibile quindi al cammino di Santiago de Compostela».
All’epoca la reliquia di Pistoia, proveniente proprio da Santiago, era oggetto di grande devozione e meta di pellegrinaggi...
«Da Pistoia il monaco eremita Pietro da Morrone arriva a Firenze con il desiderio di impiantare la sua congregazione benedettina: riesce ad avere un affidamento, la chiesa di San Giovannino in via San Gallo che resterà ai Celestini fino a quando passerà, alcuni secoli dopo, ai Cavalieri di Malta. La congregazione dei Celestini è stata soppressa nel periodo napoleonico, anche se ancora oggi ci sono monaci benedettini che vestono con abito celeste».
E sulle orme di Celestino V avete scoperto che su questo percorso, tra Pistoia e Firenze, c’era una via con alcuni luoghi di sosta per i pellegrini.
«Esatto. E abbiamo scoperto anche con grande piacere che qualcuno prima di noi si era avventurato su questa strada. Dalla chiesa di San Jacopino alcuni pellegrini hanno ricostruito un percorso che giunge alla chiesa di San Jacopo a Pistoia».
La stessa chiesa di San Jacopino farebbe parte di questo percorso storico: lo stesso nome, San Jacopo in Polverosa, lo fa pensare...
«Sì, non solo per il Santo a cui è dedicata ma anche per il nome che fa pensare ai “polverosi”, che era il modo in cui venivano chiamati i pellegrini. Abbiamo appreso che da anni questo percorso è stato riaperto, fra l’altro con la collaborazione del Csi, il Centro sporitvo italiano, che è il nostro gemello: entrambi, sia il Csi che il Centro Turistico Giovanile, siamo nati nel 1949 dall’Azione Cattolica. È sempre un piacere vedere che le strade prima o poi si riuniscono».
Il sogno quindi adesso è fare di questo percorso tra San Jacopino e Pistoia non solo una iniziativa estemporanea o legata a occasioni particolari ma un percorso strutturato che abbia una segnaletica, dei posti tappa...
«Sogniamo che possa diventare qualcosa che chiunque può fare, per rivivere lo spirito degli antichi pellegrini. Firenze è fuori dai percorsi della Francigena: questa potrebbe diventare la sua via di pellegrinaggio».
È una zona fortemente antropizzata: non sarà facile pensare un tragitto da fare a piedi, che possa evitare le grandi arterie stradali...
«Sì, questo è vero. Però, approfittando del fatto che il percorso è relativamente breve (circa 30 chilometri, qualcosa di più se lo si volesse allungare per cercare strade meno battute) e tutto in pianura potrebbe diventare accessibile anche per disabili, persone ipovedenti etc. Potrebbe essere un percorso adatto a gruppi di ragazzi che non possono impegnarsi in grandi avventure di più giorni, sulla Francigena o verso santiago: su questo tragitto, da fare in uno, due o tre giorni, potrebbero vivere in una forma più breve l’esperienza del pellegrinaggio a piedi».

La proposta: riaprire una via di pellegrinaggio tra Firenze e Pistoia
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