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Messa di Natale del cardinale Betori a Barberino dopo il terremoto: invito alla speranza e alla condivisione

Il Natale porta una parola di speranza di cui  "abbiamo particolare bisogno in questa terra del Mugello, segnata dal terremoto. Il timore segna ancora i nostri cuori, e questo è naturale, ma non dobbiamo lasciarci vincere dalla paura". Sono le parole del cardinale Giuseppe Betori durante la Messa a Barberino, nella palestra della scuola che nei giorni scorsi aveva ospitato le persone rimaste senza casa.

Percorsi: Betori - Natale - Terremoti
Betori Barberino

L'arcivescovo di Firenze ha raccontato la sua esperienza di vescovo "che viene dall’Umbria, terra anch’essa di terremoti, che non può dimenticare come la casa sua e dei suoi fratelli dovette essere rasa al suolo dopo il terremoto del 1997, per essere poi ricostruita". "Oltre a volervi manifestare un segno di affetto -ha affermato - è anche questa esperienza che mi ha fatto decidere a condividere con voi la Messa della Notte di Natale. Non posso infatti dimenticare come per ben due anni, essendo inagibile la cattedrale di Foligno, ho celebrato ogni domenica prima sotto un tendone e poi in un prefabbricato." 
Betori ha espresso vicinanza a tutti i sacerdoti e le comunità del Mugello, assicurando ai fedeli di Barberino " che faremo quanto possibile per farvi tornare nei tempi tecnici più stretti nella vostra chiesa parrocchiale".   "La speranza - ha aggiunto - deve sorreggerci nel ritorno a una normalità di vita, che avrà tempi diversi a seconda dei danni subiti e dei disagi patiti, ma che occorre riconoscere già ben avviata, grazie all’impegno delle amministrazioni, delle istituzioni e del volontariato".

Dopo gli interventi dei giorni scorsi, si tratta adesso di "essere pronti a compiere gli ulteriori passi che ci saranno richiesti per uscire dalla fase dell’emergenza e cominciare a progettare un futuro più sicuro, in quanto garantito da interventi per ridurre gli effetti del rischio sismico sui nostri edifici".

"Il terremoto - ha aggiunto ancora Betori - ci ha mostrato anche quanto siano importanti le relazioni nella nostra vita. Proprio perché ci si è sentiti una comunità e sono emersi legami forti, siete riusciti a vivere questi momenti di sofferenza in maniera dignitosa e capace di sopperire ai bisogni".

L'arcivescovo ha indicato in Maria e Giuseppe, che si prendono cura di Gesù, come "modello nel prenderci cura gli uni degli altri, in quanto in ogni uomo e donna dobbiamo riconoscere il volto di Gesù. Gesù, con Maria e Giuseppe, si è trovato alla sua nascita in una situazione per alcuni aspetti simile a quella vissuta qui, nel Mugello, da molta gente: senza una casa, nella precarietà non di una grotta ma di un ricovero di fortuna, in uno spazio non proprio ma da dover condividere con altri, noi peraltro più fortunati di Gesù, in quanto gli altri con cui condividere un tetto sono uomini e donne e non un bue e un asino".

La presenza dei volontari è stata invece paragonata, dal cardinale Betori, a quella  dei pastori alla grotta di Betlemme. Il volontariato, ha sottolineato, rappresenta "una delle ricchezze di cui la terra toscana può andare giustamente orgogliosa".

"Sia la condivisione - ha concluso - il modo di essere di ciascuno di noi, consapevoli che ogni cosa che offriamo ai fratelli è un dono fatto al Signore. È questo l’auspicio e l’augurio che faccio a me e a voi per questo Santo Natale".

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