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Pasqua senza lo Scoppio del Carro, Betori: "Non mancherà un messaggio di speranza che illumini Firenze e l'umanità"

"Non ci sarà quest'anno lo Scoppio del Carro, ma non mancherà un messaggio di speranza che illumini Firenze e l'umanità". Così il cardinale Giuseppe Betori annuncia il modo in cui nel giorno di Pasqua mostrerà alla città, dal sagrato della cattedrale, la luce di Cristo risorto; accanto a lui ci sarà il sindaco con il Gonfalone.

Percorsi: Betori - Pasqua
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Nel confronto con il Sindaco Dario Nardella - spiega l'arcivescovo di Firenze - è emersa l’opportunità di sospendere il rito dello Scoppio del Carro, che nella nostra città ha da secoli caratterizzato la festa della Pasqua. Lo suggeriscono la situazione di grave sofferenza di tante persone e le doverose limitazioni all’uscita dalle nostre case, che tutti dobbiamo rispettare. Quanto si sarebbe dovuto investire per realizzare lo Scoppio del Carro, il Sindaco ha comunicato che verrà destinato a tutti i servizi sociali, assistenziali e sanitari del Comune in questa situazione di emergenza. Ho condiviso in modo convinto queste decisioni".

Betori annuncia quindi che "Non potendo esprimere la gioia della Pasqua nelle modalità consuete, riteniamo però che non sia giusto privare Firenze del significato dell’evento dello Scoppio del Carro, manifestandolo con un gesto semplice, ma che ne possa porre in rilievo la radice da cui è da sempre scaturito, il suo contenuto più profondo.La luce del fuoco benedetto, acceso con le tre pietre del Santo Sepolcro, da cui negli anni scorsi scaturivano i bagliori luminosi con cui il Carro inondava il cielo di Firenze c’è, e ci sarà sempre, ed è la fiamma del Cero pasquale (da esso viene accesa la miccia della Colombina). Io stesso, pertanto, al momento del Gloria, mi muoverò dall’altare portando il Cero fino sul sagrato della cattedrale e lì, dove avrebbero dovuto sentirsi e mostrarsi i fuochi luminosi del Carro, mostrerò alla città l’esile fiamma del Cero, che è Gesù, la sorgente della Pasqua e quindi della speranza per l’umanità".

"Accanto a me - conclude Betori - sul sagrato avrò il Sindaco e il Gonfalone di Firenze, a dire che tutta la città condivide questo messaggio, che non è solo per i credenti, ma è rivolto a tutti, perché tutti in questo momento abbiamo bisogno che ci si dica che la luce ha la meglio sulle tenebre, che la vicinanza allontana ogni paura, che la Vita vince la morte!"

Dal 1896, quando lo scoppio del carro viene celebrato nella forma attuale, fino ad oggi era saltato solo per quattro anni durante la Seconda Guerra Mondiale, dal 1941 al 1944.

La storica rievocazione dello Scoppio del Carro è la più antica tradizione popolare fiorentina che si tramanda da oltre 9 secoli e vuol ripercorrere le gesta dei fiorentini alle Crociate e del loro ritorno in città. Secondo la tradizione fu Pazzino de’ Pazzi, al ritorno da una crociata nel 1099, a riportare alcune pietre focaie del sepolcro di Cristo con le quali poi a Firenze venivano illuminate le celebrazioni del sabato santo. In un secondo tempo la cerimonia venne spostata alla domenica e i fiorentini decisero di costruire un carro trionfale che ancora oggi è scortato fino in piazza Duomo dagli armigeri del Comune nei tipici costumi. Per tutto l'anno il carro, chiamato ‘Brindellone’, resta in un deposito di via il Prato e il giorno di Pasqua arriva al Duomo trascinato da quattro buoi agghindati per la festa. Qui viene ‘acceso’ da un razzo a forma di colombina che parte dall’altare della cattedrale e poi torna indietro. Secondo la tradizione se la colombina compie un volo perfetto e riesce a rientrare in Duomo è un segnale di buon auspicio e ci saranno buoni raccolti.

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