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"Perle preziose" dal tempo della pandemia: "Ho vissuto la mia casa come un piccolo monastero"

In cerca di perle preziose»: continua in diocesi di Firenze l’iniziativa per raccontare le esperienze di fede e di Chiesa durante la pandemia. Pubblichiamo uno dei tanti contributi che stanno arrivando: è la testimonianza personale di una parrocchiana di Castelfiorentino. I contributi possono essere inviati a perlepreziose@diocesifirenze.it oppure caricati online all’indirizzo perlepreziose.diocesifirenze.it dove si può vedere anche il breve video che lancia l’iniziativa.

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In cerca di perle preziose»: continua in diocesi di Firenze l’iniziativa promossa dal Consiglio pastorale diocesano e dal Comitato per il Cammino sinodale. L’ispirazione viene dalle parole del cardinale Betori: «Sarà importante raccogliere tutte le esperienze positive emerse in questi ultimi mesi, segnati dai limiti posti alla nostra azione pastorale pubblica ma anche assai ricchi nella scoperta di forme nuove di comunicazione e crescita nella fede, in particolare nelle nostre famiglie. Non dobbiamo disperdere questa ricchezza, che andrà traghettata, nelle modalità più opportune, nella pastorale parrocchiale del futuro».
Il titolo è #incerca di perle preziose. I contributi possono essere inviati all’indirizzo perlepreziose@diocesifirenze.it oppure caricati online all’indirizzo perlepreziose.diocesifirenze.it dove si può vedere anche il breve video che lancia l’iniziativa.
Pubblichiamo uno dei tanti contributi che stanno arrivando: è la testimonianza personale di una parrocchiana di Castelfiorentino.

Questa mattina mi sono alzata presto, molto più del solito. Come sempre ho aperto tutte le finestre di casa e l’aria fresca, quasi frizzantina, delle prime ore del giorno finisce di risvegliarmi piacevolmente. La luce del sole che aumenta mi rasserena, la natura che ho difronte riprende i suoi colori, allontanando una sensazione di ansia insinuatasi in tutti per colpa della presenza di un parassita, il virus Covid-19 che può aggredirci fino a morire.

Davanti a me c’è una delle più belle piazze di Castelfiorentino, proprio nel centro storico più antico nella zona pianeggiante. Ciò che vedo sembra il dipinto di una mano sapiente: il contorno della piazza rettangolare è fatto da case solide, in parte ottocentesche; in lontananza una corona di piccole colline punteggiate da casolari, il campanile della chiesa parrocchiale, Santa Verdiana, il palazzo imponente della scuola elementare e un cielo bellissimo, azzurro, con le solite nuvolette bianche che lo ricamano festosamente.
Bevo il caffè in silenzio davanti a questo splendore. Ascolto con gioia i rintocchi delle campane che all’ora esatta delle funzioni suonano, anche se, in questi giorni, la chiesa è deserta, non ci sono i fedeli e c’è tanto silenzio intorno: la pandemia in atto ha sconvolto la nostra quotidianità.
Siamo tutti chiusi in casa. Fuori non ci sono macchine, persone, i rumori di tutti i giorni, a cominciare dal vocio simpatico dei bambini che si affrettano verso la scuola: non c’è più vita. Le notizie televisive sono disastrose: altissimi i numeri dei contagiati, dei malati gravi e dei morti. Non ultimo inizia il disastro economico dell’Italia. A questo punto elevo la mia anima a Dio Onnipotente e Buono e Padre di tutti.
Le restrizioni per uscire le conosciamo. Il mio pensiero va agli amici ospiti nelle tre case di riposo del paese, improvvisamente privati del contatto umano di parenti e volontari di cui anch’io faccio parte, l’Avo (associazione volontari ospedalieri). Mi sento tanto coinvolta in questo isolamento necessario ma difficile e forse non da loro compreso. Li abbiamo lasciati con un grande sorriso e, come sempre, ci hanno risposto con la frase più bella da sentirsi dire: torna domani, noi ti aspettiamo.
Rifletto: il nostro non è un volontariato del «fare» ma dell’«essere» a tutto tondo e l’amore donato è al primo posto. Questa spinta emotiva è una misura che rende i piccoli gesti efficaci, credibili e familiari.
In questi giorni «strani» i nostri vecchietti non mancano di nulla nelle loro necessità, ma, ancora una volta, potranno perdere i loro punti di riferimento e i loro ricordi, già sbiaditi e confusi, peggioreranno.
Noi per loro siamo come un mazzolino di fiori profumati che tutti i giorni li riempie di gioia, stupore e li rasserena. Non ci siamo più per cercare di ricreare insieme a loro emozioni familiari e siamo impotenti ad agire, perché il nostro servizio è fatto di vicinanza e di ascolto.
E io come sto vivendo questo momento?
Personalmente non ho avuto mai una grandissima paura, perché mi sono letteralmente immersa nella preghiera. In controtendenza con gli altri è stata ed è una bellissima esperienza, quasi degli «esercizi spirituali pandemici», come dice un’amica.
Nel silenzio, vivo sola (sono vedova da tre anni e i quattro figli, le quattro nuore e i cinque nipoti non abitano in paese, anche se non mi hanno mai abbandonato), ho riscoperto me stessa, facendo un bilancio della mia vita. Nel passato, con la mia famiglia di origine è quella nuova formata con mio marito ho avuto un vivere bellissimo, pur con i soliti piccoli inciampi che non mancano per nessuno.
Ho ottenuto ciò che desideravo: laurea in un’università prestigiosa, un meraviglioso incontro con mio marito con il quale ho avuto tutto l’amore che desideravo, i figli belli, sani e così via… Pur avendo fede (un po’ tisica per la verità), avevo lo sguardo rivolto a tutto ciò che sembrava piacevole. Ogni mia idea veniva accettata ed esaudita. Dentro di me però c’era una «vocina» che mi diceva come nella vita non può essere tutto così follemente bello e necessario; mi chiedevo se il Signore mi avrebbe sempre concesso una vita così splendida… avevo la vaga sensazione che Dio mi avrebbe un giorno messo alla prova.
Infatti il Padre Eterno mi ha messo accanto una persona che mi ha sempre catechizzata con perle di dolcezza e di amore. I suoi discorsi fondamentali, in famiglia, erano: «Gli altri non sono altri, ma persone da amare» e «andiamo alla Messa nella nostra comunità, perché è un Sacramento, perché in mezzo a noi c’è Gesù», oppure «Non vi preoccupate di nulla, neppure delle ingiustizie, c’è chi veglia su di noi». Era un «giusto» e un figlio prediletto di Dio.
Con lui sono cambiata molto, la mia anima ha trovato un respiro nuovo e anche la mia mentalità ha abbandonato i toni nell’avere o possedere le cose.
Tre anni fa Dio mi ha veramente messo alla prova con la sofferenza lancinante per la morte della persona più cara. Lo splendore della vita di prima si è oscurato e non mi interessa più. Ho capito che le mie scelte devono essere il frutto della preghiera, affidando tutto all’Onnipotente che conosce il mio bene.
In questo tempo di isolamento ho vissuto cercando l’essenziale, ma sperando di arricchirmi sempre più nel camminare sulla strada stretta, portando le croci che Gesù mi affiderà per stare con lui.
Ho trasformato la mia casa in un piccolo «monastero» dove vivere e ringraziare del bello che mi rimane da gustare nella vita e dove prego e rifletto. In seguito, ancora non ci sono riuscita, vorrei davvero che da me venisse chi desidera avere un rifugio dove pregare insieme.
Nel periodo pandemico un grande aiuto c’è stato per tutti da parte della Chiesa: la lettera pastorale del vescovo, le omelie bellissime di Papa Francesco nella Messa in Santa Marta, i rosari comunitari con grande devozione verso Maria, la Madre Amata.
La nostra parrocchia è stata molto attiva. Il proposto don Alessandro Lombardi non ci ha mai abbandonato, riunendo la nostra comunità in preghiere, azioni liturgiche, Messe inviate dalla cellina di Santa Verdiana, cuore della chiesa omonima, dove è morta la Santa.
Il periodo pandemico quindi mi ha permesso di continuare ad approfondire il cambiamento spirituale nella mia vita.
Non voglio parlare di conversione, non sono mai stata lontana dalla fede Cattolica, ma di un cammino diverso che auguro a tutti, perché è «il Paradiso nel cuore».
Regina Alessi
Parrocchia di Castelfiorentino

"Perle preziose" dal tempo della pandemia: "Ho vissuto la mia casa come un piccolo monastero"
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