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San Giovanni Battista, la lettera dei tre vescovi alle città unite dal patrono: «Nel cuore il desiderio di un cammino di rinascita»

San Giovanni per tre, non solo nella condivisione di eventi culturali, ma anche nella memoria del patrono che accomuna Firenze, Genova e Torino. Nella festa del 24 giugno il cardinale Giuseppe Betori, il cardinale Angelo Bagnasco e monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, hanno firmato una lettera comune. A Firenze il messaggio è stato letto dal cardinale Betori al temine della Messa in cattedrale. Ecco il testo integrale.

Percorsi: Firenze - Vescovi
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Celebriamo oggi la festa di San Giovanni Battista, il patrono delle nostre tre città e dei loro abitanti. Festa che quest’anno, in segno di unità nella prova a causa del coronavirus e di comune volontà di ripresa, Firenze, Genova e Torino hanno deciso di celebrare insieme, nella dimensione civile e in quella religiosa, con meno occasioni di incontro nelle strade e nelle piazze rispetto agli anni passati, ma con nel cuore il forte desiderio di dare avvio con impegno generoso a un cammino di rinascita.
In questa prospettiva, non è per noi senza significato che la festa che celebriamo sia quella della nascita di San Giovanni, che il Vangelo presenta come momento in cui è già rivelata la sua missione. Nella rinascita che auspichiamo per le nostre città non dovremo dimenticare di trarre alimento dalle loro radici, dall’identità che le nostre comunità portano con sé dalle origini e che hanno arricchito nelle loro gloriose storie. In queste storie il contributo della comunità cristiana è stato fondamentale; lo stesso contributo ci sentiamo oggi impegnati a offrire per il futuro delle nostre città.
L’identità di Giovanni fu quella del precursore, di colui che doveva preparare la via alla venuta di Gesù. Sia questo un tratto distintivo anche della nostra missione. Papa Francesco, nell’omelia per la festa del Battista del 2014, ricordava che San Giovanni ha lavorato anzitutto per «preparare, senza prendere niente per sé», e da questa constatazione faceva scaturire questo impegno per i credenti: «un cristiano non annunzia se stesso, annunzia un altro, prepara il cammino a un altro: al Signore» e per questo «deve sapere discernere, deve conoscere come discernere la verità da quello che sembra verità e non lo è». Questo modello di vita, non ripiegati su se stessi ma al servizio della verità, possa ispirare tutti noi. I credenti riconosceranno nella verità il volto di Gesù, ma alla ricerca e all’impegno per la verità sono chiamati tutti gli uomini e le donne delle nostre città.
Nel suo servizio alla verità, Giovanni fu fedele fino al martirio. Di fedeltà alla verità e alla dignità della persona umana abbiamo avuto testimonianze splendide in questo periodo di pandemia. Fedeli sono stati e lo sono ancora i medici, gli infermieri, i volontari e quanti sono stati chiamati ad assistere i malati, purtroppo in molti casi fino all’ultimo respiro. Per questo, dopo avere ancora una volta pregato insieme per le vittime e per le loro famiglie, vogliamo prima di tutto ricordare la dedizione di quelle donne e quegli uomini che, con il loro quotidiano sacrificio, con la fedeltà al loro lavoro, a volte fino al sacrificio di sé, hanno operato per il bene delle persone che venivano loro affidate. Pensando al bene comune, al bene della società in cui viviamo, ognuno di noi sia fedele al mandato ricevuto per la vita di tutti.
Oggi, quando alle porte delle mense delle nostre Caritas bussano sempre più persone - spesso giovani, che hanno perso il lavoro, che non sanno come sfamare i propri figli -, dobbiamo avere la forza di ritrovare l’essenziale, proprio come il Battista. Perché anche in questo il nostro Santo protettore ci è modello, nella figura austera della sua vita. Ripensare le nostre città per il futuro richiederà da parte di tutti, a cominciare da chi ha responsabilità amministrative come da chi è protagonista della vita economica e di quella culturale, una chiara visione di ciò che realmente conta e costituisce la sostanza della vita, personale e sociale. Abbiamo di fronte a noi un grave compito per il rilancio della vita sociale ed economica delle nostre città. Sia animato da una chiara visione della dignità della persona, della centralità della famiglia, del riconoscimento del diritto al lavoro per tutti, della valorizzazione delle realtà della società civile in un’ottica di sussidiarietà, della ricerca del bene comune avendo particolare attenzione per i più deboli, facendosi carico gli uni degli altri.
L’intercessione del nostro Santo patrono porti la benedizione del Signore sulle nostre attese, sui nostri propositi, sui nostri impegni.
Cardinale Angelo Bagnasco, amministratore apostolico di Genova
Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze
Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino

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