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«Venite adoremus»: il presepe di San Gervasio, un invito a fermarsi davanti alla Natività

Non un presepe ma una natività, come ha sottolineato sul bollettino parrocchiale il parroco don Alessandro Berlincioni. Una scena che più essenziale non si può: Maria, Giuseppe, il Bambino e nemmeno il bue e l’asino a riscaldarlo. Ma anche una scena che più realistica non si può, ambientata in una stalla toscana riprodotta nei minimi particolari. Tanto che chi nei giorni di Natale fosse entrato per la prima volta nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio avrebbe probabilmente pensato a un allestimento permanente, con vere pietre e veri mattoni: e invece no, di «vero» ci sono le parti in legno; per il resto tutto polistirolo tagliato, sagomato, coperto di gesso e dipinto.

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«Venite adoremus»: il presepe di San Gervasio, un invito a fermarsi davanti alla Natività

L’originale iniziativa si deve a un gruppo di famiglie coordinate dal vicario parrocchiale don Silvio Zannelli, il cui indiscusso talento artistico si è inoltre espresso nel rimodellamento delle statue della Madonna e di San Giuseppe, originariamente in vetroresina e di scarsa qualità. Don Silvio le ha letteralmente trasformate ricoprendole di gesso e ridipingendole: per il Bambino, invece, sono bastati pennelli e colori. Durante l’Avvento sono state collocate nella scena in tempi diversi, a cominciare da Maria. Per l’allestimento, invece, tutti hanno dato una mano, compresi i bambini più piccoli.
Ma oltre alla bellezza e all’originalità artistica della natività di San Gervasio, c’è il significato profondo che l’essenzialità della scena intende comunicare. La grande scritta che la sovrasta è eloquente: «Venite adoremus». La centralità del Bambino appena nato è evidenziata dalla luce che lo raggiunge e viene riflessa, come ne se fosse proprio Lui la fonte. E la mancanza degli altri personaggi è un invito rivolto a chi si ferma ad ammirare, come scrive ancora don Alessandro: «Fermiamoci davanti alla Natività. L’atmosfera rimanda alla quiete e al silenzio. Tutto è semplice, povero, essenziale. Maria e Giuseppe sono inginocchiati e assorti nella contemplazione della Parola fatta carne, quella stessa Parola che hanno meditato e accolto nel cuore ora è presenza che illumina e riscalda. Proprio Lui, amabilmente accudito e custodito, è il centro grazie al quale la vita si unifica e si armonizza contro ogni dispersione e confusione. Ascoltiamo la voce dell’angelo e diamogli credito: "Troverete un bambino che giace in una mangiatoia". Obbediamo, in modo da trovare "Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia". Entriamo nell’aia del nostro casolare, diventando per noi quel presepe che non c’è, intorno alla santa famiglia: angeli, pastori ed animali, oves et boves».
Per ammirare la natività di San Gervasio prima che venga smantellata c’è tempo fino a domenica 13 gennaio. Sarebbe bello venisse in qualche modo conservata, ma sarà ancora più bello vedere quale altra sorpresa ci riserveranno per il prossimo Natale don Silvio e la sua «squadra».

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