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«Visus est et vidit»: ecco il motto e lo stemma scelti dal vescovo Andrea Bellandi

«Visus est et vidit»:  le parole scelte da monsignor Andrea Bellandi per il proprio motto episcopale sono tratte da Sant’Agostino,  che commenta l’incontro di Gesù con Zaccheo narrato dall’Evangelista Luca: il Signore, spiega Agostino, guardò proprio Zaccheo: Zaccheo quindi «fu guardato, allora vide». La Messa di ordinazione episcopale sarà trasmessa in diretta streaming su www.toscanaoggi.it

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«Visus est et vidit»: ecco il motto e lo stemma scelti dal vescovo Andrea Bellandi

Nel 2009, scrivendo la Prefazione a un libro di don Giacomo Tantardini sul pensiero di Sant’Agostino, l’allora cardinal Bergoglio così descriveva la propria fede utilizzando a tal fine il passaggio agostiniano. «L’immagine per me più suggestiva di come si diventa cristiani», osservava l’Arcivescovo di Buenos Aires, «è il modo in cui Agostino racconta e commenta l’incontro di Gesù con Zaccheo». Infatti, l’autore del libro, don Tantardini, così esprime il proprio pensiero sul valore dell’incontro:  «Alcuni credono che la fede e la salvezza vengano col nostro sforzo di guardare, di cercare il Signore. Invece è il contrario: tu sei salvo quando il Signore ti cerca, quando Lui ti guarda e tu ti lasci guardare e cercare. Il Signore ti cerca per primo. E quando tu Lo trovi, capisci che Lui stava là guardandoti, ti aspettava Lui, per primo. Ecco la salvezza: Lui ti ama prima. E tu ti lasci amare. La salvezza è proprio questo incontro dove Lui opera per primo. Se non si dà questo incontro, non siamo salvi. Possiamo fare discorsi sulla salvezza. Inventare sistemi teologici rassicuranti, che trasformano Dio in un notaio e il suo amore gratuito in un atto dovuto a cui Lui sarebbe costretto dalla sua natura. Ma non entriamo mai nel popolo di Dio. Invece, quando guardi il Signore e ti accorgi con gratitudine che Lo guardi perché Lui ti sta guardando, vanno via tutti i pregiudizi intellettuali, quell’elitismo dello spirito che è proprio di intellettuali senza talento ed eticismo senza bontà».
Lo stemma è caratterizzato dal tralcio di vite e dalle spighe, evidente richiamo al Sacramento dell’Eucaristia, unitamente all’esortazione giovannea che nella parabola della vera vite e dei tralci ispira a rimanere uniti nel Signore per poter portare frutto.
L’altro simbolo è un riferimento a San Matteo, Patrono di Salerno: nella ricca iconografia che riguarda l’Evangelista, egli viene spesso rappresentato mentre si accinge a scrivere, con una penna d’oca, il proprio Vangelo e ciò avviene, secondo la tradizione, sotto dettatura di un angelo. Anche nel gonfalone della città di Salerno appare tale rappresentazione ed ecco quindi il motivo del braccio con la mano che regge la penna, posto nella parte alta dello scudo dell’Arcivescovo. L’immagine ricorda l’inizio della fede: infatti, il Vangelo di Matteo inizia con l’elencazione della genealogia di Gesù.
La banda ondata azzurra che divide le due immagini, simbolo dell’acqua, rappresenta lo scorrere ininterrotto della Tradizione della Chiesa che ci rende oggi partecipi dell’origine di tutto. Inoltre, è nello stesso tempo richiamo al fiume Arno che attraversa la città di Firenze, e della costiera tirrenica su cui si affaccia l’Arcidiocesi di Salerno.
Il fondo oro (il primo tra i metalli nobili) è simbolo della prima Virtù, la Fede; il fondo argento simboleggia la trasparenza, quindi la Verità e la Giustizia, doti che devono accompagnare quotidianamente lo zelo pastorale del Vescovo.
Gli ornamenti esterni sono quelli propri di un Arcivescovo Metropolita: in particolare la croce astile arcivescovile e il pallio. Il pallio è un paramento liturgico simbolo di un legame speciale con il Papa ed esprime inoltre la potestà che, in comunione con la Chiesa di Roma, il metropolita acquista di diritto nella propria giurisdizione.

L’ordinazione episcopale a Salerno: diretta su TvPrato e su toscanaoggi.it

In tanti, da Firenze, accompagneranno a Salerno monsignor Andrea Bellandi per la Messa durante la quale, sabato 6 luglio, riceverà l’ordinazione episcopale e inizierà il suo ministero nell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, che il Papa gli ha affidato.
Sarà il cardinale Giuseppe Betori a  conferire a mons. Andrea Bellandi l’ordinazione episcopale, insieme a mons. Luigi Moretti, che ha guidato la diocesi di Salerno negli ultimi nove anni, e mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. Prima dell’ordinazione (che inizierà alle 18) mons. Bellandi riceverà alle 17 il saluto delle autorità. I fedeli fiorentini avranno a disposizione uno spazio nella navata centrale della cattedrale; ci saranno anche due maxischermi all’esterno per seguire la celebrazione.
L’agenzia Florentour organizza il viaggio per chi vuole partecipare alla celebrazione: il pullman (ci sono ancora posti disponibili) partirà alle 9 dal parcheggio di Villa Costanza, a Scandicci, con soste lungo il percorso e pranzo libero. Intorno alle 16 è previsto l’arrivo a Salerno; alle 18 la Messa di ordinazione, cui seguirà un breve incontro e rinfresco. Alle 22 la partenza da Salerno per il rientro, con arrivo previsto nella notte. Quota di partecipazione: 50 euro, da pagare al momento dell’iscrizione.
Grazie alla collaborazione con Tele Diocesi Salerno, che trasmetterà integralmente la celebrazione, la Messa potrà essere seguita in diretta anche a Firenze. Sarà trasmessa su TvPrato (al canale 74 del digitale terrestre) oppure potrà essere seguita in streaming sul sito www.toscanaoggi.it
Mons. Bellandi tornerà a Firenze per presiedere la celebrazione eucaristica nella Basilica della Santissima Annunziata il prossimo 8 settembre alle 18.

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