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Andrea Del Giudice: canto il conforto e la via d’uscita dalla solitudine

«Grazie a lui ho partecipato a tanti concorsi, tra cui Area Sanremo Tour nel 2017 e Il Cantagiro nel 2018»: si esprime così il trentunenne cantautore Andrea Del Giudice, ricordando il tenore Piero Vinci, di cui è stato allievo. 

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Andrea Del Giudice

«Mi piace partecipare ai concorsi perché mi danno l’opportunità di confrontarmi con altri artisti emergenti come me».

Originario di Vallecchia, frazione di Pietrasanta e laureato in Scienze dello Spettacolo all’Università di Firenze, Andrea si è appena affacciato sul mercato musicale con l’album Valigie Di Cartone, disponibile sulle piattaforme Spotify, YouTube Music, Tidal e Deezer.

È uscito il tuo primo disco, Valigie Di Cartone. Ce ne vuoi parlare?
«È andata così: avevo postato su Instagram un minuto di una mia esibizione al Retignano In Festival, dopodiché mi ha contatto l’etichetta indipendente RKH Studio di Torino che mi ha dato la possibilità di realizzare il disco. Ho mandato loro i testi, gli accordi e i demo e i produttori Jø Diana e Safe hanno realizzato le basi. Valigie Di Cartone è composto da otto canzoni realizzate dal 2018 al 2020, che parlano di amore, solitudine, social e vuoto interiore. Il sound spazia tra il pop, l’indie e il jazz. I testi sono stati scritti tutti da me, eccetto Valigie Di Cartone, scritta da mio fratello Stefano e In Queste Note, ad opera dello speaker radiofonico Stefano Furini. Il titolo dell’album l’ho voluto perché le valige rappresentano il nostro bagaglio emotivo interiore e mi piace trasmettere l’idea del viaggio come percorso di crescita».

A quale canzone sei più affezionato?
«Anonimo Presente, perché parla di un amore inespresso nell’era dei social, in cui è difficile comunicare dal vivo. È successo anche a me. Questo brano è una sorta di diario, in cui racconto l’importanza della musica e la mia adolescenza». 

Eppure è con «Il Futuro È Un Furto» che sei entrato nella classifica ufficiale Indie Music Like…
«Si. Il Futuro È Un Furto è il singolo ufficiale, tratta della paura dell’avvenire, in particolare in relazione alla mancanza di amore e di lavoro. A partire da mie esperienze personali, descrivo una società in cui sempre più difficilmente mi rispecchio».

Come hai scoperto la tua passione per la musica?
«Da piccolo ascoltavo le canzoni che mia madre aveva registrato da Sanremo ‘92, come Non Amarmi di Aleandro Baldi e Francesca Alotta e Brutta di Alessandro Canino. A 8 anni ho iniziato a scrivere i primi brani e a partire dai 16 anni ho preso lezioni di canto, affinando così la tecnica vocale; ho conosciuto lo stile swing e mi sono avvicinato alla musica di Lucio Battisti, Rino Gaetano, Joe Cocker e Eduardo De Crescenzo».

Cosa vuoi esprimere con la tua musica?
«Io realizzo canzoni per emozionare e far riflettere l’ascoltatore, che può ritrovare nei brani il proprio vissuto interiore, il conforto e una possibile via d’uscita dalla solitudine».

Il prossimo sogno nel cassetto da realizzare?
«Un disco con un gruppo strumentale, per poi fare dei live insieme».

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