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Cantautrice versiliese, tra studi e musica

Chiara Nikita partecipa a«Officine Buone», un progetto che porta la musica negli ospedali: «È una delle esperienze più belle che ho fatto»

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Chiara Nikita

Per Chiara Nikita Masini, in arte semplicemente Chiara Nikita, la musica è una delle più grandi passioni: «È un modo per esprimermi in maniera artistica. Mi ha aiutata da piccola quando ero molto timida – racconta la cantautrice ventitreenne – sono fortunata perché vengo da una famiglia di musicisti, dove tutti mi sostengono». È di Lido di Camaiore e vanta già un curriculum artistico di tutto rispetto.

Nel 2018 hai sbancato il Festival di Castrocaro…
«Ho vinto come autrice con due brani. Fu una bella emozione, è stata la cosa più importante che ho fatto. Le canzoni erano cantate da altre persone. Lo faccio spesso di collaborare solo come autrice».

Sei una polistrumentista. Quanti strumenti suoni?
«Cinque: la chitarra, che è il mio strumento preferito, il pianoforte fin da bambina e poi l’ukulele, le tastiere e il banjo a sei corde. La gran parte dei miei testi li suono con la chitarra perché a livello logistico è più comodo, gli altri strumenti li inserisco nelle produzioni quando registro».

Fai parte con Brunori Sas, JAx, Pinguini Tattici Nucleari, Malika Ayane e Teresa Mannino di «Officine Buone». Cos’è?
«È un progetto che porta la musica negli ospedali. È una delle esperienze più belle che ho fatto. Lì ho capito quanto la musica sia potente. I pazienti li vedo molto felici di questa iniziativa, si divertono proprio ed è uno scambio molto forte. Anch’io sono felice con loro».

Sei cresciuta a pane, De Andrè e Lucio Dalla, eppure ultimamente stai lavorando a un Ep dalle sonorità trap. Non hai paura delle critiche?
«Sono cresciuta con la musica italiana, è vero. Adoro i cantautori e voglio portare questo tipo di liriche alle nuove generazioni. Voglio far giungere questa tradizione verso qualcosa di nuovo, di contemporaneo. So bene che sono due mondi opposti; i miei testi sono diversi a livello tematico da quelli rap, io ho un modo di scrivere molto classico. La trap per me è un genere valido come lo sono tutti».

Parteciperesti a un talent show?
«Si, anche se non li seguo, non guardo molto la Tv in generale. Li ritengo una buona occasione per mettere in mostra la propria musica. Ho fatto tanti provini».

A quali progetti stai lavorando?
«Sto lavorando a dei nuovi brani e a un nuovo singolo ma usciranno a lungo termine. E anche a un po’ di brani acustici. Non so ancora se li inciderò tutti. Avevo scritto un Ep tutto acustico tempo fa, l’ho proposto in qualche data con la chitarra ma mai pubblicato, tranne “Non chiedo di più”».

Sei andata a qualche concerto del Lucca Summer Festival?
«Avevo i biglietti per Blanco però non ci sono stata perché mi laureavo il giorno dopo. Eh si, dal 22 luglio sono dottoressa in Discipline dello Spettacolo e della Comunicazione, il Disco di Pisa. Ho fatto una tesi sulle controculture giovanili in Italia tra gli anni ‘60 e ‘70 con il professor Banti. Ora andrò a Roma e spero di entrare alla magistrale in Media, Comunicazione e Giornalismo della Sapienza; ho anche una passione per il giornalismo sportivo».

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