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Da Bagni di Lucca alla Nuova Zelanda: «qua è facile trovare lavoro»

«Adesso sono a Hastings, una città dell’Isola del Nord della Nuova Zelanda». Danilo Illidi ha 25 anni e da un anno e mezzo è lontano dalla sua Bagni di Lucca.

Danilo Illidi

Dove inizia il tuo viaggio?
 «Ho lavorato come metalmeccanico in Italia sette lunghi anni, in cui ho perso la strada, ho dimenticato chi fossi. Alla fine dell’estate del 2019 ho avuto un momento down intenso. Un giorno mi sono svegliato e mi sono domandato: “perché non viaggio? Cosa aspetto a uscire da tutto questo?”. In un mese ho prenotato, chiesto il visto e sono partito senza sapere niente. Sono partito senza avere idea se sarei tornato. Non sapevo una virgola d’inglese».

Come ti sei ambientato?
«Ho sorriso tanto, sono stato il piacevole possibile con le persone, sono stato aiutato. Qua è facile trovare un lavoro, sei agevolato da un Paese che non ha burocrazia perché ha un sistema organizzativo molto semplice. Poi ho trovato l’aiuto delle persone: ho scoperto quanto è importante aiutare e essere aiutati. Se non fosse stato per le persone che mi hanno aiutato, non sarei quello di ora. Mi è cambiata la vita e a volte se ci penso mi metto a piangere: ho iniziato ad apprezzare tutto quello che prima non apprezzavo, quello che prima non sapevo neanche che esistesse».

Che lavori hai fatto?
«Tanti: raccolta di frutta dove più raccogli più soldi fai, potatura, manutenzione di campi da frutta. Ho lavorato in un ristorante italiano, in un vivaio di piante, ho restaurato due barche».

 Sei di Bagni di Lucca: questo ti ha aiutato?
«Sicuramente: la Nuova Zelanda ha pochi abitanti, è immersa nella natura e devi saperci convivere e apprezzare. Mi ha fatto sentire a mio agio, motivo per cui sono riuscito a stare così tanto e a lavorare così tanto su di me».

Che cosa ti sei portato da casa?
«Il fatto di essere già pronto alla semplicità. Ho portato il nostro spirito, l’essere sempre famiglia».

Come vivi lì?
 «Ho viaggiato tanto con il van, ho quasi sempre abitato in campeggi, all’aperto. Questa cosa di aver vissuto in campagna mi ha reso sempre felice di essere dove sono. Devo la vita alla natura e dovrò vivere in posti del genere. Mi sento benissimo perché riesco a stare in tranquillità».

Che cosa ti sta dando la Nuova Zelanda?
 «Lavorare, il sorriso di qualcuno, l’apprezzare cose molto semplici come una doccia calda. Mi ha aiutato ad apprezzare la vita, a essere più felice. Ho imparato ad annoiarmi, suona strano però ho fatto una vita molto semplice: lavoravo il giusto per sopravvivere. Mi trovavo a non aver niente da fare e questo mi ha insegnato a essere creativo, a scoprire cosa mi piace di questo mondo. Mi ha regalato il tempo di pensare a me stesso, di piangere, di elaborare».

Che piani hai per il futuro?
«Ad oggi non so davvero che cosa voglio fare nel futuro e non penso di averlo capito e penso di essere ancora più confuso di prima. È cambiato il modo in cui guardo il futuro: quello che voglio fare nel futuro è essere pronto a tutto, a modellarmi, ad affrontare qualsiasi cosa e a reinventarmi in ogni momento. Se guardo il futuro dico “devo seguire ciò che provo, devo fare ciò che mi va”».

In che cosa sei cambiato?                                                 
«Mi sono reso conto di essere capace di adattarmi e di fare più cose di quanto pensassi: mi ha reso più forte e sicuro di me stesso e rende il futuro piacevole».

 Dov’è il tuo futuro?
«L’Italia mi manca come non mai. Sono partito con un po’ di disprezzo per l’Italia e mi chiedevo se sarei mai tornato: ora come ora sogno di vivere in Italia. Ho il piano di ritornare a breve e non vedo l’ora: mi manca la famiglia: ho questa curiosità di mettermi in gioco».

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