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Da Milva a Alda Merini, il compositore viareggino Giovanni Nuti ricorda due donne speciali

«Milva mi ha scelto, è una cosa che mi onora molto. Fece l’ultimo tour trionfale in Germania in 24 teatri e mi volle come ospite. Le sono veramente grato perché mi ha insegnato molto: stare vicino a lei è stata una esperienza unica e meravigliosa». Così Giovanni Nuti compositore e cantautore viareggino, ricorda la compianta Milva, morta sabato 24 aprile.

Nuti con Milva

La sua lunghissima e preziosa carriera da donna di musica e teatro, si era interrotta da qualche anno. Quanto è durata la vostra collaborazione?
«Finché la vita ce l’ha permesso; la sua salute le ha impedito di continuare a fare l’artista».

Tutto è iniziato con l’album «Milva canta Merini» del 2004: che ricordi ha?
«Erano 11 anni che Milva non pubblicava un disco in Italia, cercava qualcosa che la stimolasse, la emozionasse: sentì alcune mie
canzoni provinate sui testi di Alda Merini e se ne innamorò al punto tale che mi lasciò un messaggio in segreteria dicendo “sono emozionata nell’ascoltare l’Albatros, voglio fare un disco con tutte le tue musiche”. Da lì ho scritto anche altre canzoni sempre
su testi di Alda Merini appositamente per Milva: se ne innamorò e le incise».

Che donna era Milva?
«Di grande professionalità, si dedicava all’arte che per lei era veramente una cosa sacra. Era di una perfezione incredibile, studiava,
voleva sapere tutto. Aveva una grande generosità. Era un po’ un essere venuto da un altro pianeta per la sua eleganza e nobiltà».

Com’era Milva nei rapporti con gli altri?
«C’era questa sua presenza scenica, questo suo modo di porsi che incuteva soggezione, mentre una volta conosciuta era di grandissima semplicità. Era molto semplice, alla mano e anche molto umile. Quando eravamo in sala di incisione mi chiedeva in ogni momento se andava bene, se ero d’accordo sulla sua interpretazione: si lasciava guidare: questa è una caratteristica dei grandi talenti».

Milva artista: cosa si può aggiungere?
«Ha cantato in tantissime lingue, era attratta dalla bellezza, amava l’arte in tutti gli aspetti. Milva penso sia un insegnamento per tutti gli artisti per il fatto di non adagiarsi, di non sentirsi mai arrivati e di mettersi sempre in gioco».

Si è trovato a fare da pontiere fra due grandi donne italiane…
«Il mio merito è stato quello di unire due grandissime donne, Alda Merini e Milva, che sono diventate grandi amiche al punto che Milva diceva “siamo come sorelle”. Entrambe avevano caratteri molto forti e molto speciali e invece sono entrate in una grande empatia e sintonia».

Che ricordi ha di Alda Merini e Milva insieme?
«Le due grandi donne si sono anche divertite molto. Alda Merini tra un’emozione e l’altra raccontava una barzelletta, sdrammatizzava, raccontava delle cose, Milva si divertiva, si creavano dei momenti di commozione e di ilarità: si passava da
una grande commozione a una risata e questo era tipico del carattere di Alda Merini e Milva era molto attratta da questo. Parlo di due donne che mi sono così state vicine… Per me è come se fossero qui adesso. Sento l’eternità quando penso a Alda Merini, quando penso a Milva mi arriva proprio un senso di eternità: come se non dovessero mai morire ed è così sicuramente».

(Foto di Tortini)

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