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Federico, vive a Miami e lavora nella finanza americana

Federico Dotto viene da San Filippo, ha 24 anni e da un anno e mezzo vive a Miami Beach, in Florida. Dopo la laurea triennale in finanza all’Università Liuc vicino a Milano, si è iscritto alla magistrale, sempre in area finanziaria e di management ed ha conseguito un doppio diploma, italiano e negli Stati Uniti.

Federico Dotto

Prima di approdare in America, l’esperienza di Federico come Lucchese nel mondo è iniziata con un Erasmus in Olanda ed è da qui che comincia a raccontare.

«Ho fatto l’Erasmus per arricchire il curriculum ma è diventata l’esperienza più bella e formativa. Tante culture europee si combinano nello stesso posto, ti confronti con gli altri e capisci di avere qualcosa in comune. Questo fa capire che l’Europa esiste veramente, non è un concetto. Credo davvero che l’Erasmus sia il pilastro dell’Europa e se oggi sono negli USA è anche grazie a quello». 

A cosa ti dedichi a Miami?
«A Miami lavoro da remoto per una società di consulenza di New York. Quando sono arrivato qui studiavo e ho iniziato a lavorare anche perché nella mentalità americana non puoi essere solo uno studente. Mi sono laureato poco fa, prendendo il titolo sia negli Stati Uniti che in Italia e ho deciso di rimanere». 

Che effetto ha avuto la pandemia nel tuo campo?
«Nel mondo finanziario il Covid ha messo in circolazione una quantità di monete che ha spinto l’economia, soprattutto negli Stati Uniti, creando un tasso altissimo di inflazione e molte opportunità. In America c’è stato un processo innovativo anche per come si lavora. Se in Italia ci si chiede: “remoto o no?”, qui c’è libertà di scelta, in azienda o a casa, le condizioni garantite sono le stesse, basta lavorare. Il Covid ha distrutto tutte le barriere geografiche ed il lavoro è ultra flessibile, il mondo dei servizi poi si sposterà tutto in digitale. Dalla pandemia ho imparato che quando c’è una crisi nascono opportunità che devono essere colte». 

Cosa apprezzi di più della tua vita lì?
«L’essere totalmente indipendente. In America c’è da lavorare tanto e da studenti internazionali non si è trattati come americani. Però tutti gli sforzi che si fanno portano frutti e già così giovani si possono raccogliere. Apprezzo la flessibilità che c’è qui nel lavoro, ti spalanca gli occhi. C’è un ricambio molto veloce ed un sistema efficiente che supporta i ragazzi. C’è anche una competizione altissima, perché sei nel centro del mondo. Se dovessi descrivere la mia vita adesso sicuramente userei il testo di That’s life di Frank Sinatra, per far capire come il sistema qui sia talmente dinamico da farti “salire” e “scendere” molto velocemente in tutto». 

C’è qualcosa che ti manca dell’Italia?
«Mi manca il rispetto dell’ambiente, di ciò che ci sta intorno ed è di tutti. Di Lucca mi manca il grande senso del bene pubblico».

 Che piani hai per il futuro?
«Seguirò l’ambito finanziario, la prima scelta è negli Stati Uniti, altrimenti Europa. Vediamo cosa succede, il Covid mi ha insegnato che si deve programmare per tempo, però poi possono capitare tante cose che possono portare altrettante opportunità».

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