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Il coronavirus e la fantasia di una nonna

«Era il mese di Febbraio dell’anno 2020 e, sul finire del carnevale, si notò un fenomeno strano […], continuavano a chiamarle “mascherine” ma del carnevale non avevano proprio più niente». Sono le prime parole di una nonna che, in un futuro febbraio 2070.

Il coronavirus e la fantasia di una nonna

La nonna racconta ai bambini «una storia che sembra una fiaba, ma non lo è». A scriverla è <+nero>Gisella Petrocchi<+tondob>, di Lammari, impiegata di banca in pensione. Una nonna che, in piena quarantena con le nipotine, ha avuto l’idea di scrivere una piccola storiella che possa rimanere nel tempo per narrare la situazione creata dal Covid-19.
«La mia generazione non ha vissuto grosse catastrofi a livello mondiale» spiega Gisella Petrocchi «ma da piccola i miei genitori e i nonni mi raccontavano le vicende della guerra, con il tono con cui si parla ai bambini delle cose serie, senza mettergli paura ma dicendogli che sono esistite. Io ho detto alle mie nipotine: quando voi sarete nonne come me, racconterete ai vostri nipoti che avete vissuto un momento storico».
Proprio così, fra tanti anni leggeranno, ricordandosi di oggi, quelle parole della nonna che racconta, nel futuro, di un passato nel quale le mascherine non erano più travestimenti birichini ma armature contro un nemico, il «corona», tanto potente quanto minuscolo. La trama spiega come questo aggredisse tutti, senza guardare al colore della pelle, né a ricchezza o povertà, facendo dei piccoli gesti di ogni giorno il veicolo del proprio potere. «Eravamo dentro un incantesimo malvagio» scrive nonna Gisella, continuando a raccontare di fate e maghi buoni che, in tutto il mondo, lavoravano giorno e notte per trovare una formula magica, mentre tante altre e altri curavano con amore le persone ammalate.
Poi, nel racconto, un dettaglio sorprendente: l’unica ad uscire era la primavera che, addormentata, non era stata avvertita. Nel frattempo, «sembrava quasi che mentre si chiudevano le porte delle case si aprissero i cuori delle persone». È una storia reale con un messaggio senza tempo: «questa brutta situazione insegnò agli uomini ad apprezzare tante piccole cose delle quali prima non si accorgevano, a capire che la loro vita poteva sempre essere in pericolo, meritava di essere vissuta bene e soprattutto che i problemi si risolvono con l’aiuto di tutti».
Ne è nato un piccolo libretto, illustrato e digitalizzato, dedicato alle nipotine e «a tutti i bambini di oggi, nonni di domani». In un finale ancora tutto da scrivere nella realtà, quella di Gisella Petrocchi è una nota di positività, testimonianza di come a scrivere la storia non siano solo i grandi eventi ma le voci e le idee delle persone che li vivono, con le piccole grandi cose che creano per rallegrare e, soprattutto, aiutare a comprendere e ricordare.

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