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L'attore lucchese Marco Brinzi racconta la vita di don Aldo Mei ucciso dai nazisti il 4 agosto 1944

Abbiamo intervistato il giovane attore lucchese Marco Brinzi, allievo di Luca Ronconi. È infatti di nuovo protagonista di un lavoro dedicato a don Aldo Mei in occasione delle celebrazioni che Lucca da sempre dedica al prete trucidato dai nazisti il 4 agosto 1944. Si tratta di un video documentario, senza elementi di fiction, che verrà presentato il 4 agosto prossimo a Lucca.

Marcdo Brinzi durante le riprese del videodocumentario dedicato a don Aldo Mei

Già notevole è la sua attività teatrale, vanta anche lavori per il cinema e la tv. Ora Brinzi è impegnato in una tournée europea con «La Tragedia del Vendicatore» per la regia di Declan Donnelan, uno dei più importanti registi contemporanei. Però mantiene sempre un contatto con la sua città, Lucca, dando la sua disponibilità anche ad attività con le scuole, di sensibilizzazione civile e di cura della memoria, come è il caso della figura di don Aldo Mei.

Quest’anno è la volta di un video documentario dal titolo Questa terra impastata di sangue. Vita, testimonianza e morte di don Aldo Mei per la regia di Nadia Davini e Stefano Ceccarelli (già autori del premiato video documentario Le Ragazze del 2 giugno). Brinzi farai da «guida» in questo video, accompagnando gli spettatori sui luoghi legati a don Aldo Mei. Puoi spiegarci di che cosa si tratta?
«Si tratta di un documentario, senza elementi di fiction, che ripercorre le tappe della vita di don Aldo Mei, dalla nascita a Ruota fino a quando è stato ucciso fuori Porta Elisa. Mi sono reso conto che facendo le letture d’estate (per le celebrazioni, ndr) c’era tutta una categoria di pubblico che non prendevamo: i ragazzi delle scuole. L’obiettivo è far arrivare alle nuove generazioni la storia di don Aldo Mei, e penso che il video sia il modo migliore per far arrivare il messaggio, anche nelle scuole».

Perché questa passione per don Aldo Mei? Sei al terzo lavoro che riguarda questo giovane prete: nel 2016 una rivisitazione teatrale sulle sue lettere, nel 2018 un monologo centrato sulla figura dell’arcivescovo Antonio Torrini che considerava «come figli» i tanti preti vicini alla popolazione durante la guerra, come don Aldo Mei...
«Conoscevo la storia, ma fino al 2016 non l’avevo mai approfondita. Per me don Aldo Mei in particolare è diventato non solo la figura di un prete locale che ha compiuto un atto eroico, ma un martire, una persona che si è immolata in nome dell’amore universale. Al di là dell’aspetto religioso, c’è un aspetto umano che va oltre. Aveva una severità, era così rigoroso rispetto alla sua missione, avendo salvato alcune persone e avendo prestato aiuto, che ha portato fino in fondo l’insegnamento di Gesù: "ama il tuo prossimo"».

Di recente c’è chi è stato aggredito per aver esposto una scritta con quell’insegnamento. Che messaggio pensi possa e debba arrivare oggi ai giovani, grazie a don Aldo Mei?
«Che la spirale di violenza nella quale siamo caduti, con la sottovalutazione degli effetti anche della violenza verbale, di odio nei confronti dell’altro, o di quello che viene definito diverso, può portare solamente al male. Quando arrivò il nazismo, ma anche il fascismo, nessuno pensava ai danni che avrebbe portato. Nessuno si spiega com’è possibile che l’essere umano sia arrivato a tanto. Quindi, com’è possibile che don Aldo Mei, un parroco, una persona che nell’immaginario collettivo è intoccabile in quanto portatore di umanità, di amore, di fede ecco, com’è possibile che questa persona sia stata costretta a scavare la propria fossa per essere poi uccisa con più di sessanta colpi? Per me già solo questo basta a far riflettere su come l’odio, l’estremismo ideologico, possano portare solamente conseguenze negative nella vita di tutti noi». Poi, pensando ai giovani, dopo una pausa di silenzio, Brinzi esprime come sia necessario «ragionare con la propria testa rispetto a ciò che mette in conflitto e ciò che in realtà ci rende tutti unici ma uguali di fronte a Dio e di fronte a un altro uomo. Siamo uguali di fronte al divino e all’umano».

Il documentario «guidato» da Brinzi, dove interverranno anche altri intervistati come gli storici Gianluca Fulvetti e Emmanuel Pesi, ma anche l’arcivescovo Paolo Giulietti, è stato possibile realizzarlo grazie al Comitato per le celebrazioni in memoria di don Aldo Mei composto da: Provincia di Lucca, Comuni di Lucca, Capannori, Pescaglia, dall’Unione Comuni Mediavalle del Serchio, dall’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in provincia di Lucca e dall’Arcidiocesi di Lucca.

  • L'opera sara proiettata:
    il 4 agosto alle 20.45 a Villa Bottini (Lucca), il 5 agosto alle 21.15 a Ruota, il 6 agosto a Fiano alle 21. L'ingresso sarà libero.
L'attore lucchese Marco Brinzi racconta la vita di don Aldo Mei ucciso dai nazisti il 4 agosto 1944
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