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Letizia, dai Queen alla Lirica

L’unico inconveniente è stata la valigia che le hanno perso in aeroporto. Per il resto è davvero felice il mezzosoprano Letizia De Cesari, quando ci accoglie nella sua nuova casa lucchese, in cui si è da poco trasferita. Da qualche giorno, la ventottenne è rientrata dall’Austria, dove ha preso parte a una delle prestigiose Austrian Master Classes, riscuotendo grandi apprezzamenti, come ci racconta orgogliosa.

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Letizia De Cesari

Come ti sei avvicinata alla musica lirica, un genere non molto popolare tra i giovani?
«Mi sono avvicinata alla musica grazie al mio immenso amore per i Queen, nato quando avevo 16 anni. Cantavo tutte le canzoni di Freddie Mercury e i miei vicini di casa e i familiari mi dicevano sempre “Wow, che voce!”. Quando a Sanremo conobbi Brian May, il chitarrista dei Queen, decisi di prendere lezioni di canto. Inizialmente mi iscrissi al corso di canto pop/rock di HDemia, mi esibii con qualche band e dopo qualche anno decisi di perfezionarmi alla scuola di musica Sinfonia. Fino ad allora non avevo mai pensato di cantare lirica ma l’insegnante che mi seguiva per migliorare la tecnica vocale, teneva il corso di canto lirico e così, in modo abbastanza fortuito, mi sono avvicinata a questo genere. Posso assicurare che è molto più soddisfacente saper cantare un recitativo o un’aria d’Opera di Puccini, di Verdi o di Mozart piuttosto che una canzone pop». 

Come convinceresti un ragazzo ad appassionarsi alla lirica?
«Gli direi di ascoltare le arie più famose e coinvolgenti, come la “Habanera” nella Carmen oppure “O mio babbino caro” nel Gianni Schicchi e lo inviterei proprio a vedere quest’ultima Opera. Consiglio sempre di iniziare dalle Opere più brevi, ad un unico atto, com’è appunto il Gianni Schicchi che è bella da vedere, non troppo lunga ed è facilmente seguibile visto che alcune sue arie sono famosissime». 

Com’è andata la recente masterclass in Austria?
«Si è tenuta nel castello di Zell an der Pram, dove con Barbara Zubanovich, un’insegnante dell’Università di Graz, ho approfondito il ruolo di Zia Principessa nell’Opera pucciniana Suor Angelica. C’erano docenti di altissimo livello. Claudia Visca, una docente e soprano molto apprezzata a livello internazionale, mi ha invitata a studiare a Vienna come sua allieva. La stessa cosa ha fatto Cristoph Strehl, chiedendomi di andare invece a Salisburgo. Tutti mi hanno fatto i complimenti. Direi che meglio non poteva andare! Se il destino mi farà trasferire lì ne sarei contenta perchè la professione del cantante è socialmente più rispettata che da noi». 

Cosa sogni per il futuro?
«Vorrei debuttare nei ruoli di Mrs Quickly in Falstaff, di Zita in Gianni Schicchi e di Maddalena in Rigoletto». 

Ci sono cantanti a cui ti ispiri?
«Freddie Mercury, Elina Garanca e Maria Callas». 

Nella tua playlist che musica troviamo?
«Non solo lirica e i Queen ma anche Live, Coldplay e pure i Roxette, perché amo la musica degli anni Ottanta». 

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