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Lucca: Spirale group vuole risparmiare su tutto, niente cassa integrazione

Il Governo fa finta di non vedere e la proprietà di Spirale Group tira dritto: potenzierà la sede centrale in Trentino, con finanziamenti pubblici, e chiuderà il ramo lucchese i cui lavoratori (38 a tempo indeterminato) dopo il 20 dicembre resteranno a casa senza cassa integrazione straordinaria. Perchè Spirale Group risparmia anche su quella: non la chiederà.

Lucca: Spirale group vuole risparmiare su tutto, niente cassa integrazione per i dipendenti dello stabilimento della lucchesia destinato alla chiusura

Il destino dello storico calzaturificio di Monsagrati nel Comune di Pescaglia (Lu) sembra davvero segnato. La cinica lucidità dei proprietari e l'assenza, per ora, di un vera attenzione da parte dell'attuale Governo tracciano quattro lettere nel tessuto sociale ed economico della lucchesia: F I N E. Poi 42 lavoratori (38 a tempo indeterminato e 4 a tempo determinato) dopo il 20 dicembre si ritroveranno senza lavoro e senza cassa integrazione straordinaria.

"Evidentemente per il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie Z" dichiara il Consigliere Regionale Stefano Baccelli: "I secondi sono quelli della Spirale di Monsagrati per i quali non si degna nemmeno di convocare una riunione nonostante siano a rischio licenziamento tra pochi giorni. I primi sono invece quelli di Alitalia che incontrerà il prossimo 12 dicembre, con l’impegno a rinnovare il prestito ponte alla stessa Alitalia di 900 milioni di euro, oltre interessi, come se gli svariati miliardi di soldi pubblici buttati via negli scorsi anni non fossero ancora sufficienti". Poi il lucchese Baccelli aggiunge: "E’ inaccettabile che un intero territorio e questi lavoratori siano messi in ginocchio da un’operazione di delocalizzazione mascherata da crisi aziendale".

La Regione Toscana proprio questa mattina (5 dicembre 2018) aveva chiesto nuovamente, ma tramite Confindustria, una risposta da Spirale per sapere se intendeva o meno chiedere la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti lucchesi. La risposta è stata velocissima: no. Come se la scelta fosse stata presa da sempre e come se l'attesa nel dirla chiaramente, in queste settimane, non fosse stata altro che un lungo e drammatico teatrino, con disprezzo del lavoro e della dignità delle persone coinvolte. Oltre alla proprietà, pure l'imprenditore che si era affacciato per una possibile acquisizione dell'attività non è stato altro che, almeno a chi ha seguito dall'esterno tutta la vicenda, un comprimario di questa brutta messa in scena, cartina al tornasole dell'Italia 2018, dove promesse e annunci durano meno di un flash e qualche passaggio a un tg. Poi sembra tutto risolto, l'illusione si fa realtà. Ma il paese in carne ed ossa sa che così non è: l'illusione resta tale e la realtà brucia.

Già, le persone coinvolte dicevo. Persone cui Spirale Group non guarda in faccia, in nome della "massimizzazione del profitto" come aveva già denunciato anche l'Ufficio Pastorale del Lavoro della Diocesi di Lucca diverse settimane fa all'inizio dell'agitazione dei lavoratori: "Non si tratta di un’azienda in crisi, senza mercato o in difficoltà finanziarie. La scelta di chiudere la storica sede lucchese nascerebbe dal voler massimizzare i profitti, grazie a contributi pubblici per l’ampliamento dello stabilimento in nord Italia. I lavoratori non sono numeri, ma persone. E la loro dignità va sempre tutelata e promossa. Un’economia che mette al centro il denaro e non la persona, è un’economia che uccide come ci ricorda papa Francesco".

"L’esigenza di attivare la Cassa straordinaria" spiega Baccelli è "indispensabile per la Regione, per mettere in campo politiche attive per il lavoro, nonché per favorire un eventuale interessamento di nuovi soggetti e ipotizzare per il futuro una nuova reindustrializzazione. Progetti che con questa scelta andranno in fumo. E non possiamo permetterlo, perché ne va del futuro dei dipendenti di questa azienda e delle loro famiglie, vittime di scelte manageriali illogiche, controproducenti e contrarie alla dignità del lavoro".

Pesanti anche le prime parole del Sindaco di Pescaglia, Andrea Bonfanti: "So bene chi ha combattuto sinceramente insieme al sottoscritto per il bene di queste 42 famiglie e di un territorio intero e chi invece ha solo fatto passerella davanti alle telecamere e poi non si è più fatto vivo. Ognuno poi risponderà alla propria coscienza, di fronte ai lavoratori e ai cittadini che hanno seguito con partecipazione questa vicenda.
Sono deluso e arrabbiato. In parti uguali".

C'è ancora margine? Vedremo. Intanto l'unica cosa certa è che Spirale vuol chiudere a Monsagrati e per i suoi dipendenti non si prende la briga di fare la richesta di cassa integrazione straordinaria. Insomma, massimo profitto con minimi sforzi. Certo, come ribadisce dal primo minuto, è disponibile solo ad assumere di nuovo una quindicina dei 42 lavoratori lucchesi ma trasferendoli in Trentino, a Cinte Tesino. Con tutto ciò che ne consegue per le famiglie coinvolte. Al momento, ed è il pomeriggio del 5 dicembre, questo è quanto accade.

Lucca: Spirale group vuole risparmiare su tutto, niente cassa integrazione per i dipendenti dello stabilimento della lucchesia destinato alla chiusura
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