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Lucca ha accolto l’arcivescovo Giulietti: un clima di festa, tra saluti e battute

L'ingresso a Lucca del nuovo arcivescovo, mons. Paolo Giulietti. L’arrivo a piedi, da pellegrino, lungo la Francigena, poi  la Messa in cattedrale scherzando sulla parola «perugino» che in lucchesia significa concime: «L’importante è che la pianta dia frutti...».

La consegna del pastorale a mons. Giulietti da parte del suo predecessore

È arrivato con il sorriso e con la semplicità. È arrivato a piedi, a Lucca nel primo pomeriggio di domenica 12 maggio. Il nuovo arcivescovo, mons. Paolo Giulietti, era partito da Altopascio nella mattinata per poi fermarsi per una sosta alla chiesa di Capannori. La piazza antistante è stata il luogo di ritrovo per quasi mille pellegrini che si sono uniti al nuovo arcivescovo quando, come da programma, ha iniziato il cammino alla volta del capoluogo. Ha seguito l’antico percorso della Via Francigena, lui grande appassionato di pellegrinaggi. Durante il cammino, tante famiglie lo aspettavano lungo la strada, e mons. Giulietti ha avuto un sorriso, un saluto e una stretta di mano per tutti.

In molti, va detto, stentavano a riconoscerlo. Una signora gli ha stretto la mano e poi gli ha chiesto: «Dov’è il vescovo nuovo?», «Sono io», ha risposto. Con grande imbarazzo della signora poi calorosamente abbracciata da mons. Giulietti. Poco più avanti una famiglia ha presentato il proprio figlio che aveva appena fatto la prima comunione: «Allora mi raccomando, fai anche la seconda, la terza, la quarta… fatti accompagnare alla messa eh!». Il clima è stato di festa e a volte, qua e la, pure creativo: da cartelli di benvenuto, a striscioni, fino ai più tradizionali drappi rossi dalle finestre.

Arrivati al Santuario di S. Gemma ad accoglierlo altre centinaia di persone: c’era anche il cardinal Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Dopo un breve momento di preghiera, le quasi duemila persone si sono incamminate per l’ultimo tratto verso la Cattedrale di S. Martino. Il corteo si apriva con gli ammalati, accompagnati dall’Unitalsi, e con i giovani e tutti i pellegrini. Infine, a fianco di Giulietti c’era anche il cardinal Bassetti sono entrati insieme da Porta Elisa fino a piazza S. Giovanni dove si sono svolti i saluti con le autorità civili. Sempre lì ha incontrato i presbiteri concelebranti e l’Arcivescovo di Firenze, il cardinal Giuseppe Betori, Presidente della Conferenza Episcopale Toscana.

Processionalmente si sono poi diretti tutti nella Cattedrale, sotto il cui portico ad accogliere i presbiteri, e infine mons. Giulietti, c’erano 19 vescovi giunti per l’occasione dalla Toscana e dall’Umbria. Tra loro anche un vescovo argentino, ma di origini lucchesi, mons. Miguel Angel D’Annibale. In Italia per incontrare un suo amico di Buenos Aires… Papa Francesco. Ha saputo che nella terra dei suoi avi c’era l’ingresso del nuovo vescovo ed ha partecipato anche al pellegrinaggio a piedi.

Entrati in cattedrale, è stata la volta dell’omaggio al Volto Santo e infine della lettura della Bolla pontificia e della consegna del Pastorale al nuovo arcivescovo. Una messa durata poco più di un’ora ha sancito l’inizio dell’episcopato a Lucca di mons. Giulietti.

Nell’omelia, il nuovo arcivescovo, ha consegnato, di fatto, tutto l’entusiasmo di chi vuole camminare davvero: «Chi ascolta la Parola da credente, è colui che è disposto a cambiare, a mettersi in discussione, a convertirsi» e ha esposto quasi un programma per i prossimi anni: «Vi consegno tre "c": conversione, corresponsabilità e collegialità». A queste, con una battuta, ne ha aggiunta una quarta: la "c" di concime»: giocando sulla parola «perugino» che in lucchesia è sinonimo, appunto, di concime. Lui perugino di origine, facendo riferimento alla parabola del fico sterile, dove il contadino chiede un anno di tempo per zappare la terra intorno alle radici e concimare e vedere se darà finalmente frutti, ha chiosato: «La pianta vale più del concime; questo perugino non vale più di voi» ha detto rivolgendosi ai lucchesi, «il concime deve scomparire. La felicità del "perugino" sta nei frutti della pianta. Quindi mi auguro che la pianta antica, bella, benedetta dal Signore, la Chiesa di Lucca porti frutti copiosi per la vita e la salvezza del mondo».

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