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MARTA: «IL 30 DICEMBRE MI SPOSO A CHICAGO, VIVERE QUA SE SEI GIOVANE È BELLO, MENO SE SEI ANZIANO»

 «Ho sempre viaggiato da quando ero più piccola» racconta Marta Liberti, lucchese di 27 anni originaria della Maolina, che vive negli Usa.

Marta Liberti

Dopo essersi diplomata all’Istituto Pertini di Lucca, in turismo, Marta si è laureata all’Università Cattolica di Milano dove poi, grazie a una fiera di settore, ha trovato l’opportunità di lavorare per tre mesi da Starbucks, nel Maryland.
Poi il mese decisivo a Chicago. «Mi è piaciuta molto la città. In America mi sono trovata molto bene. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto fare un master o comunque rimanere più a lungo di quei quattro mesi». Marta ha cercato fra i college finché ha trovato un posto alla Northeastern Universty of Illinois, a Chicago. Racconta la lucchese nel mondo: «sono finita a fare il master in Business Administration. Poi da luglio sto lavorando». 

Che lavoro fai?
«Consulenza aziendale». 

Com’è vivere a Chicago?
«A parte il freddo è una città bellissima, molto cara: tantissime cose da fare, tantissimi eventi musicali, c’è il blues, il Lollapalooza, tantissima scena house, hiphop. È bello uscire la sera. Prima del Covid mi sentivo molto a mio agio. C’è una comunità italiana abbastanza grande, della nostra età. Il primo anno e mezzo è stato bellissimo. Da quando è cominciato il Covid le cose sono un po’ andate a peggiorare. Il problema dell’America è che quando le persone “smattano” sono violente. Quando è successo del Covid, c’erano varie correnti di pensiero, tante persone che se ne fregavano. In quel periodo lì abitavo da sola in un monolocale orrendo. Il mio ragazzo abitava fuori Chicago, dove era un po’ più tranquillo: mi ha proposto di andare da lui. Qua c’era proprio il disagio. Siamo stati lì fino a giugno del 2020».

Quanto sono cambiate le cose?
«La violenza armata è aumentata tanto anche in posti in cui normalmente non succedeva. Le parti pericolose sono la parte sud e la parte ovest, in cui praticamente non c’è niente. La violenza è tutta data da gang: si sono spostate verso il downtown. Ultimamente ci sono molte più rapine a mano armata. Chicago mi piace sempre tanto, però adesso bisogna avere occhio». 

Riusciresti a fare la stessa vita in Italia?
«No, perché è vero che il costo della vita qui è più alto e guadagniamo molto di più, però non solo riesco a vivere in centro a Chicago, non solo riesco a fare quello che voglio, uscire quando voglio, ma riesco anche a risparmiare». 

Per molti giovani lucchesi nel mondo la grande differenza fra estero e Italia è la mentalità sul posto di lavoro.
«Assolutamente. C’è molto meno stress, anche se paradossalmente penso che qui si lavori di più che in Italia. Anche se uno fa un errore sul posto di lavoro che può essere più o meno grave non c’è quel giudizio o quella paura di dirlo al capo. Ho fatto l’università in Italia e qua, e in Italia, come tante persone, l’ho vissuta molto male».

Marta ha anche tanta nostalgia di casa e dalla famiglia, perciò ci confessa che «l’ideale sarebbe trovare una posizione a lavoro, quando sarò più grande, che mi permetta di stare qua e là». C’è un però. «Qua è molto bello quando sei giovane, non è molto sostenibile quando sei vecchio». 

Qual è il problema?
«La sanità privata: anche se hai l’assicurazione qualcosa devi sempre pagare». 

Un altro però è dovuto alla visione della famiglia.
«Mi sposo a fine anno, il 30, e il mio futuro marito ha tre fratelli e il babbo qui, però non è che si parlano tutti i giorni: io chiamo mia mamma tre volte il giorno».

Tradizioni italiane…
«Però sono quelle che ti fanno sentire amato. Quindi vedermi a cinquant’anni qui non lo so e sarebbe bello poter tornare. A me hanno già detto che posso anche lavorare dall’Italia: se devo stare uno o due mesi a loro – l’azienda inglese per cui lavora, ndr– non interessa».

MARTA: «IL 30 DICEMBRE MI SPOSO A CHICAGO, VIVERE QUA SE SEI GIOVANE È BELLO, MENO SE SEI ANZIANO»
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