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Massmedia: quando le risposte di un vescovo annullano la velenosità delle domande

Grande eco, anche grazie ai social, ha avuto l’intervista rilasciata da mons. Paolo Giulietti ad Aldo Grandi, del quotidiano online La Gazzetta di Lucca. Pubblicata il 16 giugno, appare chiaro come il giornalista non abbia lesinato domande ficcanti, insidiose, volte a mettere alle strette l’intervistato. Eppure le risposte sono state altrettanto incisive e, forse, pure spiazzanti.

Massmedia: quando le risposte di un vescovo annullano la velenosità delle domande

Non a caso Grandi, in un editoriale pubblicato il 17 giugno, definisce «anguilla» l’arcivescovo di Lucca, perchè a suo parere sviava, in una sorta di «ping-pong» che non lo ha soddisfatto. Verrebbe da dire, il bello dei punti di vista o, meglio, di «svista» (il gioco di parole è dedicato alla simpatica rubrica delle interviste che lo stesso Grandi intitola «interSviste»). Giulietti infatti è stato molto chiaro, non si è certo negato, anzi nelle risposte ha sempre rilanciato sui temi, senza arretrare davanti al legittimo fuoco di fila del giornalista. A domanda è sempre seguita una risposta, senza alcun sviare per timore o soggezione, anzi spesso annullando del tutto la velenosità di alcuni interrogativi.

Tra i tanti temi affrontati (impossibile sintetizzare qui la lunga intervista), è interessante annotare come Giulietti abbia risposto quando Grandi gli ha paventato il pericolo della «sostituzione etnica» in atto a causa della «migrazione»: per l’Arcivescovo «è un dato di fatto che gli Italiani sono tra i peggio informati sul fenomeno migratorio per quello che riguarda i numeri, la qualità e le conseguenze sociali che esso comporta. Non lo dico io, lo dicono esperti del campo
culturale e della comunicazione. Questo comporta che la nostra percezione sia distorta e non corrisponda alla realtà dei fatti. Lo stesso concetto che lei usa di “sostituzione etnica” è espressione di questa disinformazione. Dopodiché la paura, comprensibile, va affrontata con una corretta consapevolezza e con scelte che consentano una gestione ordinata e sapiente di questo fenomeno. Certamente questo richiede una governance ampia. E per questo Papa Francesco sollecita la comunità internazionale nel suo complesso a rendersi protagonista di tale processo». Alla domanda relativa all’entusiasmo della «sinistra radicale» rispetto al magistero di papa Francesco, Giulietti replica: «Non credo che la sinistra radicale apprezzi tutto il magistero di papa Francesco. Per esempio, quando parla in difesa della vita, della famiglia naturale e di altri valori tradizionalmente appartenenti a un’altra visione del mondo e della vita. È normale che ciascuno tenda a sottolineare, nel magistero del pontefice, ciò che è più affine al proprio modo di vedere, trascurando il resto. Chi è onesto e scevro da ideologie prende in considerazione il complesso dell’insegnamento del papa, legge i suoi scritti e non si limita a quello che scrivono i giornali e così può riconoscere che il Papa non è di nessuno». E quando Grandi dice che la gente non ha tempo di leggersi i «saggi pontifici», Giulietti risponde: «Suggerirei che si informasse da fonti oggettive e attendibili. Per esempio Avvenire, Toscana Oggi, Tv2000 e altri organi di stampa che hanno tra le proprie finalità quella di restituire in maniera semplice e immediata gli insegnamenti della Chiesa e del Papa. Se uno si informa superficialmente, saranno superficiali anche i suoi giudizi».

Grandi è libero di dire di essere rimasto deluso, se vuole. Noi altrettanto liberi di dire, invece, l’esatto opposto.

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