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Nutini, «sogno di lavorare con Favino, Servillo e Boni»

«Vorrei riuscire a riportare in scena “L’Allenatore e la Ballerina”, lo spettacolo di Nicola Fanucchi, bloccato dalla pandemia dopo le tappe di Milano e Arezzo». A parlare così è il giovane attore camiglianese Francesco Nutini, che ci racconta la storia di Erno Erbstein, mister ebreo-ungherese, ai gloriosi tempi della Lucchese in serie A.

Francesco Nutini

«La sua vicenda, tra calcio e leggi razziali, rivive in maniera delicata in questo spettacolo ma purtroppo il Covid ci ha imposto un lungo stop», dice Francesco, trentuno anni, formatore informatico per insegnanti e docente di laboratori teatrali nelle scuole. «Anche se in futuro spero di riuscire a vivere solo facendo l’attore»: Confessa. 

E perché hai scelto proprio questa professione?
«L’ho deciso da piccolo, vedendo l’interpretazione emozionante di Nino Manfredi in Le Avventure di Pinocchio. Dopo ho scoperto mostri sacri come Gassman e Sordi, che mi hanno fatto venire voglia di provare a emozionare, diventando ogni volta un personaggio diverso, modificando movimenti, postura, espressioni, storia, mestiere, tutto». 

Da anni fai parte della Compagnia Teatro Giovani. Che progetti state portando avanti?
«Stiamo preparando uno spettacolo scritto da Nicola Cosentino, con la collaborazione mia, di Emanuele Giorgi e di Agnese Manzini. L’argomento è ancora top secret! Vi anticipo solo che è una commedia».

Lo scorso 6 agosto hai preso parte a «La serva padrona» nel ruolo di Vespone, sotto la regia di Nicola Fanucchi, con cui hai intrapreso un lungo sodalizio artistico. In tutto lo spettacolo non parli mai. Difficile basare tutto sulla mimica?
«È stato un lavoro diverso dal solito e un ottimo esercizio perché dovevo esprimere tutto utilizzando solamente il mio corpo».

Nel 2018 hai vinto il premio Fabrizio Rafanelli, come miglior giovane attore per l’interpretazione di Graziano nello spettacolo «Sciailoc»…
«Questo lavoro lo porto nel cuore. È una rilettura del Mercante di Venezia. Il nome di Shylock è volutamente scritto male perché è uno spettacolo che parla di discriminazione e quando ti storpiano il nome ti storpiano l’identità». 

Hai preso parte a tante produzioni teatrali. A quale tuo ruolo sei più legato?
«Ad Argante in “Supposta d’Amore”, liberamente tratto dal “Malato Immaginario”, a Graziano di “Scialoc” e a Libero Marchini in “L’Allenatore e la Ballerina”. Una persona come lui, che evitava a ogni partita di fare il saluto romano, fingendo di grattarsi la testa, sistemarsi i pantaloncini o legarsi gli scarpini, mi affascina molto». 

A Lucca sei conosciuto per aver interpretato Puccini in una puntata di Paesi che vai, su Rai Uno. Ti dà fastidio essere ricordato per questo piuttosto che per altri tuoi lavori?
«No. Non ci ho mai pensato, anzi, mi fa piacere». 

Il tuo sogno nel cassetto?
«Lavorare con Pierfrancesco Favino, Alessio Boni e Tony Servillo, loro sono fonte di ispirazione continua». 

Cosa consigli ad un giovane che vuole fare l’attore?
«Di studiare e di andare spesso a teatro per imparare dagli altri».

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