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Torre del Lago, Lorenzo Biagi: “voglio fare il direttore d’orchestra”. E c’è riuscito

«Voglio fare il direttore d’orchestra» non è una frase che si sente spesso. Eppure Lorenzo Biagi, ventisettenne di Torre del Lago, ha sempre avuto le idee chiare su ciò che avrebbe voluto fare.

Lorenzo Biagi

Quali percorsi si devono seguire per raggiungere questo traguardo?
«Per diventare direttore d’orchestra si possono seguire strade diverse. Si può studiare uno strumento, approfondirlo, diplomarsi in quello strumento e poi specializzarsi in direzione d’orchestra oppure esiste un corso di laurea in Conservatorio in direzione d’orchestra. Il Corso prevede tanto studio pregresso di materie complementari alla direzione come pianoforte e composizione, ma poi può davvero dare grandi soddisfazioni».

Quando è nata la passione per la musica?
«È nata alle scuole elementari. Mio cugino suonava il pianoforte e studiava con una signora ucraina, Liuba, che nel suo paese era un’insegnante di pianoforte. Dopo una breve e severa prova di orecchio, la signora decretò che potevo studiare pianoforte, e così ebbe inizio la mia formazione da musicista.

Alle scuole medie capii che il pianoforte non mi bastava; cercavo una completezza musicale, ed in quel momento decisi che da grande volevo fare il direttore d’orchestra. Studiai al Liceo Musicale di Lucca, entrai a suonare in orchestra e cercai di carpirne i primi segreti.

Nel 2014 mi diplomai e feci l’esame di ammissione al corso di Direzione d’Orchestra di Firenze e fui ammesso. Da lì è iniziato il mio lungo percorso di studi che mi ha dato tantissime soddisfazioni e gioie e che ha culminato con l’ammissione al Corso di Alto Perfezionamento Musicale più importante in Italia, col Maestro Donato Renzetti».

Che emozione ti dà dirigere un’orchestra?
«Non c’è emozione più bella. La direzione d’orchestra è un abbraccio fisico a tutti i colleghi musicisti che si hanno davanti. Quando si va in concerto si crea una sorta di magia. Esisti solo tu con i tuoi colleghi e fate la cosa più bella al mondo: fate musica insieme. Questo significa ascoltarsi e mai prevaricare sull’altro.

Il direttore d’orchestra sta dentro tutto questo e lo vive in modo completo e quasi ossessivo.

Il direttore d’orchestra deve conoscere l’arte del compromesso e deve essere psicologicamente forte e stabile. La conoscenza di sé e la sicurezza in sé stessi sono fondamentali. Non ci si abitua mai a questa emozione».

C’è un compositore che prediligi?
«La musica è tutta musica. Possiamo affermare che esiste una musica scritta meglio, scritta peggio, ma davvero è bellissima tutta!

Ho una particolare predilezione verso gli autori classici, in particolar modo verso Haydn e Mozart, ma adoro Traviata, Rigoletto, Madama Butterfly, la Nona sinfonia di Beethoven, la Quarta di Tchaikovsky, la Prima di Mahler… e così via».

La più bella esperienza finora?
«Difficile dirlo. Forse, proprio perché sono rimasto inattivo tanto, l’esperienza del Concerto per la Dedicazione della Cattedrale nell’ottobre 2020: sembrava dare un segnale di ripartenza.

Ma ho dei ricordi bellissimi di tre concerti con solisti fantastici, oppure la preparazione di una delle mie Sinfonie preferite con l’orchestra del Boccherini, la Storia dell’Elefantino Babar di Poulenc realizzata per le Scuole di Lucca, un concorso con un’orchestra davvero incredibile al Conservatorio di Milano».

Sei impegnato anche in parrocchia, a Torre del Lago. Riesci sempre a districarti tra musica e oratorio?
«Cerco di mettere il cuore in quello che faccio; a volte ci riesco, a volte no ma il tentativo c’è sempre. Cerco sempre di ritagliarmi alcuni momenti di fraternità e convivialità nel luogo in cui sono cresciuto e che tanto mi ha dato».

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