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VIVE A LONDRA DA DUE ANNI, PRIMA PER LAVORO POI È ARRIVATO IL COVID E SI È FERMATO PER STUDIO

Nei suoi piani c’era l’intenzione di fare un’esperienza all’estero qualche mese e poi tornare per riprendere l’Università. Invece Gianmaria Paglierani, ventiduenne di Guamo, è rimasto a Londra, dove vive ormai dal 2019. 

Gianmaria Paglierani

Dopo il liceo Vallisneri ha intrapreso ingegneria informatica, ma «non ero convinto». Così è partito e oggi ci racconta la sua esperienza dalla capitale inglese. 

Qual è stato il tuo percorso a Londra?
«Nel primo periodo ho lavorato, iniziando come food runner. Ero molto timido, è stato un primo approccio che mi ha permesso di conoscere tante persone. Poi sono entrato a lavorare in un bar gelateria. Sono cresciuto dentro l’azienda, nel giro di un anno ero uno store manager. Questa è una cosa che manca tanto in Italia, soprattutto nelle piccole città: costruire una scala di lavoro così strutturata. Qui ovunque vai a lavorare c’è sempre questa opportunità, ti stimola a lavorare meglio e a crescere. Poi è arrivato il Covid, in azienda sapevano che non sarei rientrato, volevo riprendere gli studi. Ora sono al secondo anno della triennale in finanza, alla Westminster University». 

Come si vive l’Università lì?
«L’approccio scolastico è completamente diverso, ci sono tanti progetti e lavori di gruppo, è molto pratico. All’inizio ero un po’ spiazzato perché sono tipi di lavoro che faresti in una qualsiasi azienda all’inizio, questa è una delle più grandi differenze rispetto all’Italia». 

Com’è cambiata la tua vita dal trasferimento?
«È stata una svolta nella crescita personale. Passare da un ambiente piccolo, dove tutti sanno chi sei e cosa fai, ad una città in cui sei libero nel rispetto della libertà altrui, mi ha aperto molte frontiere. Mi ha insegnato ad accettare la diversità e vari stili di vita. Anche a livello di autostima, di consapevolezza di ciò che vorrei essere è un’esperienza molto forte e bella». 

C’è un po’ di Lucca nella tua vita londinese?
«Sicuramente posso aver portato a Londra la cucina lucchese visto che mi piace cucinare, un po’ di sapore di casa, anche grazie ai pacchi di prodotti che mi mandavano i miei. Quello che mi manca di più è la paesaggistica di Lucca, decidere di andare in montagna o al mare in pochissimo tempo, queste cose purtroppo non posso portarle». 

E la Brexit?
«A livello quotidiano non si sente tanto, tante persone mi chiamano perché sentono i telegiornali, i prodotti ci sono, non ci sono quelli più di nicchia. Invece si sente a livello lavorativo perché ora è più difficile venire a lavorare qui, c’è un grande gap di lavoratori. Il mio settore, finanza, è un po’ peggiorato con l’uscita di tanti capitali spostati in Europa, infatti sto considerando di rientrare in Europa finita la triennale». 

Dove ti vedi nel futuro?
«Mi vedrei forse in Europa, quello che sto studiando mi consentirà di viaggiare, vorrei fare più esperienze possibili. Farò sicuramente un master, sempre nel settore bancario e della finanza. In un futuro prossimo forse tornerò in Italia, la pace che c’è a Lucca la adoro ma è più per una vita da grandi, quando vuoi cercare tranquillità».

VIVE A LONDRA DA DUE ANNI, PRIMA PER LAVORO POI È ARRIVATO IL COVID E SI È FERMATO PER STUDIO
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