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Vivo in Portogallo, amo lavorare in contesti multiculturali

«Sono a Porto perché a fine mese mi laureo». Inizia così il denso racconto di vita all’estero di Nicole Fuccio, porcarese di 26 anni che ha affrontato quattro lockdown.

Nicole Fuccio

In cosa ti laurei?
«Studio interculturale per il commercio: è l’unica specialistica che mi permetteva di studiare tre lingue».

Come sei arrivata a Porto?
«Venni qui nel 2018 come viaggio di laurea e mi innamorai della città. Poi sono stata presa per un altro double degree program in Francia a settembre 2020: 5 mesi con un altro lockdown – il primo vissuto a Porto, ndr – ad Arras».

 In quale università italiana hai studiato?
 «A Pisa mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere. Dopo il liceo, quando non sapevo cosa fare della mia vita, avevo iniziato Scienze Politiche e Relazioni Internazionali a Firenze: non mi piaceva niente. Dopo qualche mese ho deciso di andare in America, ad Atlanta in Georgia. Sono stata 9 mesi e ho studiato alla Georgia Tech l’inglese per gli stranieri. Poi sono tornata in Italia nell’agosto 2014 e non sapevo cosa fare, mi trovavo male: come se Lucca mi stesse troppo piccola. Avevo trovato qualche lavoretto part-time, poi sono ritornata in America per tre mesi con l’obiettivo di lavorare, soltanto che avrei lavorato illegalmente: infatti ho avuto problemi con la polizia: sono stata un po’ traumatizzata da questo ritorno. Mi svegliavo ogni mattina senza sapere dove sarei finita la sera stessa. Alla fine ho conosciuto delle persone speciali che mi hanno aiutato e sono tornata in Italia. Ho trovato lavoro alla Fattoria del Teso a Montecarlo: facevo ospitality e wine-tasting con i turisti: una bellissima esperienza. Nel 2015 ho iniziato l’università, sono stata a Pisa tre anni e ho fatto un Erasmus a Madrid di 6 mesi».

Come è vivere a Porto?
«Sono innamorata del Portogallo e dei portoghesi, è una vita molto tranquilla, senza stress, sono tranquilli e felici: starei qui tutta la vita, soltanto che sono tornata perché mi devo laureare. Tutto luglio sono qui, ma in realtà mi sono trasferita ad Amsterdam, perché durante il lockdown in Francia, all’ultimo semestre dell’università potevo scegliere tra tirocinio, tesi e un progetto e io ho scelto di fare il tirocinio: ho trovato lavoro come project manager in una azienda americana che si chiama Transperfect».

 Di cosa ti occupi?
 «Prima ero una stagista: mi occupavo di progetti di traduzione. Faccio il translation project management: mi occupo di tutti gli step di traduzione. Era uno stage di 6 mesi e poi mi hanno offerto il contratto. Mi piace un sacco il lavoro perché è un ambiente in cui mi sento a mio agio, multiculturale, conosco persone da tutto il mondo, parlo 5 lingue diverse».

Avresti potuto fare lo stesso lavoro in Italia?
«L’azienda è presente anche in Italia, però non ci sono posizioni disponibili. In Italia è più facile lavorare con italiani: io invece ho voglia di lavorare con persone da ogni parte del mondo, ho bisogno di dinamismo, di multiculturalismo. Ho bisogno di stimoli al di fuori dell’Italia, però questo non vieta che un domani io voglia tornare. Dopo l’esperienza ad Amsterdam so che vorrei vivere in Spagna, poi in Portogallo, e un domani semmai in Italia».

Ti manca Lucca?
«Sono riuscita ad apprezzarla dopo il periodo difficile in cui sono stata ad Amsterdam in completa solitudine – per il lockdown, ndr – a tratti quasi depressa. Mi manca Lucca, però so che è casa, come Porto: ovunque vada avrò Lucca nel cuore e so che per qualsiasi cosa posso prendere un volo e tornare».

Vivo in Portogallo, amo lavorare in contesti multiculturali
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