Massa M.
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Dal n. 20 del 25 maggio 2003

Eredi della fede e della storia

Il convegno è stato aperto dalla relazione del Vescovo Giovanni Santucci: «Siamo qui riuniti – ha iniziato mons. Santucci, provocati dalla Chiesa, mistica realtà della Grazia – per riflettere sulla storia della Chiesa, comunità dei credenti che hanno vissuto e vivono in questa terra di Populonia, dell'Elba, della VaI di Cornia, delle Colline Metallifere. Siamo qui riuniti per ripercorrere con l'aiuto di illustri studiosi e ricercatori le fasi più salienti e significative di questa storia della Diocesi, lunga almeno 15 secoli».

Angelo Soldatini
Il convegno è stato aperto dalla relazione del Vescovo Giovanni Santucci: «Siamo qui riuniti – ha iniziato mons. Santucci, provocati dalla Chiesa, mistica realtà della Grazia – per riflettere sulla storia della Chiesa, comunità dei credenti che hanno vissuto e vivono in questa terra di Populonia, dell'Elba, della VaI di Cornia, delle Colline Metallifere. Siamo qui riuniti per ripercorrere con l'aiuto di illustri studiosi e ricercatori le fasi più salienti e significative di questa storia della Diocesi, lunga almeno 15 secoli».

Il Vescovo ha poi detto di non essere uno storico, né un archeologo, ma come Vescovo di essere «l'erede della fede dei vescovi che si sono succeduti sulla cattedra di AseIlo e dei Santi Fiorenzo e Cerbone, 104° vescovo della Diocesi di Massa Marittima-Piombino se lasciamo inseriti nella successione apostolica i due amministratori mons. Ablondi e mons. Bertelli». Erede, ha continuato, a un tempo della storia di questa Chiesa, dei suoi momenti di prestigio e di gloria, anche economica e politica, dei suoi momenti drammatici, delle sue persecuzioni da quelle di Totila e dei Longobardi a quelle del dominio francese, fino a quelle meno violente, ma non meno insidiose che anche in tempi recenti hanno minacciato l'esistenza stessa della sede vescovile a Massa Marittima.

Storia, spiritualità e mistero
Ripercorrere l'itinerario da Populonia a Massa Marittima non sarà semplice, ha ammonito il Vescovo.
La storia di una Chiesa è sempre intrecciata con quella ben più misteriosa che attinge alla sua dimensione misterica e che non entra nei libri ma nel cuore delle stesse persone che quei libri hanno riempito dei loro gesti e delle loro opere. Si può restare affascinati dalle catacombe di Pianosa ma non si comprenderà il motivo della loro esistenza su quella piccolissima isola più adatta alla reclusione che alla vita comunitaria; si ammirano i resti della abbazia di Montecristo, ma perché proprio tra il granito e le capre doveva sorgere una tra le più potenti espressioni del monachesimo che fino alla lontanissima Spagna estendeva il suo e i suoi possedimenti?

L'aspetto fiero e selvaggio dei nostri boschi e delle nostre colline non giustifica da solo la scelta di Palazzolo come rifugio di un uomo di potere e di azione quale fu Walfredo della Gherardesca e la sua famiglia.

La storia del dominio del Vescovo principe sui castelli dell'Alta Maremma mal si accorda con il fiorire di espressioni eremitiche che costellano il nostro territorio.
La stessa città di Massa deve alla emigrazione della Curia Vescovile, dalla nativa Populonia attraverso la Val di Cornia, le sue origini e il suo splendore racchiuso nella sua splendida piazza e nella sua prestigiosa cattedrale.
La ricerca storica sulla vita di una Chiesa – ha poi concluso il Vescovo – mostra la necessità di curare questo intreccio fra i vari aspetti che la determinano. È pertanto con umiltà e pazienza che abbiamo in mente di accostarci a questa impresa di cui l'attuale convegno di studi non vuol essere che l'inizio.

Le origini della diocesi di Populonia, agiografia e storia (Anna Benvenuti)

Un passato che c'interroga

La sede vescovile itinerante

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