Pisa
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ATENEO: UNA CITTA' NELLA CITTA'

Il tentativo di dialogo fra studenti e università  e fra università e città di Pisa: una sfida da non sottovalutare, mentre l'ateneo ha superato i 50mila iscritti. Le necessità  più urgenti: aule, biblioteche, luoghi di aggregazione «sana». E un posto letto che non costi un occhio della testa

ATENEO: UNA CITTA' NELLA CITTA'

di Caterina Guidi

Sono 54 mila gli studenti universitari a Pisa. Ai primi di ottobre - scaduti i termini per iscriversi senza pagare more - i nuovi immatricolati erano poco più di 8mila, ma a fine anno potrebbero aggiungersi a questi dai 3 ai 4 mila «ritardatari». A Pisa, il numero dei nuovi iscritti ai corsi di laurea triennali o a ciclo unico ha visto negli ultimi dieci anni un incremento più o meno costante, in netta contro tendenza rispetto ai dati nazionali.
Le facoltà che hanno registrato finora un aumento di neo iscritti sono nell'ordine: Scienze, Giurisprudenza, Ingegneria, Medicina e Lingue.
Segnano invece un calo di preferenze - almeno per il momento - Lettere, Farmacia e Medicina veterinaria. Il numero degli studenti in città cresce di anno in anno: «stiamo attraversando un periodo di consolidamento dopo una crescita impetuosa, registrata subito dopo l'entrata in vigore della riforma dei cicli universitari - commenta il rettore Marco Pasquali - e l'Università di Pisa è passata da meno di novemila immatricolazioni del 2002-2003 a più di diecimila degli ultimi 5 anni. E questo nonostante sia rimasto costante, o addirittura sia calato, il numero dei diplomati nelle scuole italiane».
C'è insomma una «città nella città», che ha bisogno di servizi, spazi, investimenti. E perché la popolazione universitaria non «fagociti» una città piccola come Pisa, né la città veda l'Ateneo come un fastidioso «corpo estraneo», c'è bisogno di un confronto continuo all'interno e fra le istituzioni presenti sul territorio. Ne abbiamo parlato con Angelo Baggiani, professore associato di Igiene generale ed applicata e prorettore per i rapporti con gli studenti.
Professor Baggiani: gli studenti sono in costante aumento. Hanno aule, sale di studio e mense a sufficienza?
«Ci stiamo attrezzando. Sono nati, negli ultimi anni, il polo ex “Fiat Etruria”, che ospita alcune aule della facoltà di ingegneria; e quello “Porta Nuova”, riservato ai futuri ingegneri e medici. Le facoltà umanistiche soffrono  da tempo per la penuria di sale studio, sale informatizzate e aule: Lettere e Lingue potranno usufruire del complesso ex “Salesiani” di via dei Mille. Ma prima di prenderne possesso definitivo dovranno aspettare almeno tre anni. Ha la stessa necessità la facoltà di Veterinaria, che entro qualche anno si trasferirà nel nuovo polo di San Piero a Grado: il secondo lotto di lavori, comprendente nuove aule studio, si è concluso da poco. Anche il complesso di economia e di agraria è in fase di rivisitazione e ampliamento, mentre Medicina si sta spostando da Santa Chiara a Cisanello».
Quali spazi aggregativi per gli studenti?
 «Intanto è cresciuto molto negli ultimi anni il Centro universitario sportivo (Cus): con un investimento di 4 milioni di euro sono stati potenziati gli impianti in via del Brennero; gli studenti iscritti sono circa 7mila, impegnati in quasi tutti gli sport olimpici. Poi si sta consolidando una collaborazione fra comune, Azienda regionale per il diritto allo studio universitario (Ardsu) e rappresentanti degli studenti per armonizzare i rapporti fra la città e gli universitari».
I pisani si lamentano per la «movida» notturna...
«Se ne è sentito parlare molto negli ultimi mesi. D'altronde da noi l'università ha sede, per lo più, in centro storico. Occorre fare in modo che giovani studenti fuori sede e pisani si armonizzino.
A fine anno verrà condotta un'inchiesta fra gli studenti: chiederemo loro perchè hanno scelto Pisa e cosa vorrebbero fosse migliorato in città. Con l'Ardsu stiamo invece portando avanti l'“Agenda-Pisa”. Si tratta di un progetto che ha come centro il problema spinoso degli alloggi, per censire le case sfitte e cercare di tenere sott'occhio i costi degli affitti. Vogliamo anche completare una mappatura dei domicili degli studenti: vedere esattamente in quali zone vivono, per migliorare anche i servizi di mobilità in collaborazione con il Consorzio pisano trasporti».
Gli studenti sono protagonisti della politica universitaria?
 «Le opportunità per dire la loro gli studenti ce l'hanno: nel Senato accademico ci sono 5 rappresentanti; nel Consiglio di amministrazione 3 (rispetto a 4 docenti, 2 ricercatori e 2 tecnici-amministrativi). Poi c'è il Consiglio degli studenti, che ha potere consultivo. Ma quando si tratta di votare per il rinnovo di queste rappresentanze, si presentano solo in 7mila, a fronte di 50mila e più iscritti. La soglia legale del 10% riusciamo a superarla, però... La proposta che abbiamo fatto al Senato accademico è stata di votare un po' più di rado: rinnovare gli eletti ogni due anni anziché ogni anno è sufficiente; così facendo l'affluenza è leggermente cresciuta, ma c'è ancora molto da fare: è come se non ci fosse la disponibilità a partecipare anche alla gestione politica dell'Università. Il rapporto fra organi istituzionali e iscritti può e deve essere incrementato, e le notizie devono circolare dai luoghi decisionali verso tutti gli studenti. A questo proposito sarà forse utile il nuovo giornale dell'Ateneo, “NumeroZero”, accessibile dal sito web dell'Università e gestito direttamente dagli studenti».

LA CHIESA PISANA NELL'UNIVERSITA'
Tra fede e scienza, teologia e arte, sacre scritture e musica. Da quindici anni il servizio «Cultura e Università» approfondisce temi «di confine»
di Caterina Guidi
I   numeri sono quelli di una fabbrica: fra studenti, docenti, personale tecnico - per non contare l'«indotto» costituito da librerie, agenzie, copisterie e negozi vari - sono decine di migliaia le persone che ruotano attorno all'università e alle scuole di eccellenza pisane. Anche a questo «mondo» la Chiesa locale deve offrire progetti pastorali ad hoc: non solo per accogliere gli studenti e i ricercatori che approdano in città, ma anche per creare occasioni di dialogo continuo e costruttivo con i docenti. Proprio di questo si occupa da quindici anni il servizio «Cultura e Università», diretto da don Severino Dianich, teologo, referente locale per il Progetto culturale della Chiesa italiana.
«In un momento in cui è difficile per i credenti intervenire nella politica - spiega don Severino - il mondo della cultura deve essere ancor più considerato “terreno fertile” per il dialogo e la formazione». Il Progetto culturale nacque nel 1994 su impulso del cardinale Camillo Ruini, con l'obiettivo di creare una rete sul territorio per promuovere iniziative incisive nel campo della formazione culturale. Periodicamente viene indetto un forum a cui partecipano cento intellettuali italiani, per discutere su un tema. «L'ultimo argomento affrontato è stato quello dell'educazione: un problema delicato sul quale la Cei ha steso anche un testo con linee pastorali da seguire per il prossimo decennio».
Il servizio «Cultura e università» è una maglia di questa rete e porta avanti iniziative proprie, strettamente legate alla vita culturale della città. «L'idea nacque una quindicina di anni fa - racconta don Severino Dianich - da un'esigenza concreta: per gli studenti la diocesi offriva già un servizio pastorale mirato, attraverso la chiesa di San Frediano. Ma docenti, ricercatori e personale dell'università ne rimanevano in un certo senso “esclusi”. Del resto un professore se abita a Pisa è radicato nella sua parrocchia; se non ci abita non sarà neanche interessato a percorsi di approfondimento». Allora perché proporre un servizio di questo tipo? «“Cultura e Università" non è una forma di cura pastorale. È un pungolo, uno stimolo della Chiesa nei confronti della cultura, su temi particolari». La formula è collaudata: il servizio ha messo a punto un calendario di incontri, seminari, conferenze che riguardano temi e discipline diverse. «L'obiettivo - sottolinea don Dianich - è di andare ad approfondire quelle tematiche di confine, che sfiorano la fede e la ricerca al tempo stesso: ed esempio due anni fa abbiamo parlato dello sviluppo sostenibile, mettendo attorno al tavolo giuristi, filosofi, scienziati politici, teologi, biologi».
Alla facoltà di lettere va avanti da tempo il percorso sulla Bibbia, vista nel suo valore storico e culturale: «Quest'anno affronteremo il tema del “sacrificio”: com'è inteso nel testo sacro e cosa vuol dire oggi per la nostra società».
Il programma di «Cultura e università» è ricco e prevede - fra le altre cose - due incontri alla facoltà di scienze (23 novembre e 1 dicembre) sulla comunicazione animale e umana; quattro conferenze a scienze politiche su costituzionalismo, democrazia e media; e un ciclo lezioni di approfondimento della fede cristiana, tenuto dal professor Massimo Salani, dalla pastora valdese Erika Tomassone, da monsignor Roberto Filippini e dalla professoressa Serena Noceti.
Ancora: continua la collaborazione con l'Associazione «Amici dei musei e dei monumenti pisani», per confrontarsi su temi riguardanti la fede e le arti figurative; e con la Scuola «Sant'Anna», con la quale vengono organizzate le «Meditazioni in musica», in primavera.
Don Severino, quale è il segreto per far funzionare questo servizio? Quali difficoltà incontrate?
«La strada è quella del rapporto personale con i docenti: sono loro che poi organizzano queste iniziative. La difficoltà che a volte ho registrato riguarda la partecipazione: quando chiami personaggi molto noti riempi le sale. A volte invitiamo dei veri luminari, tuttavia poco famosi presso il grande pubblico: e il numero dei partecipanti si riduce. C'è un consiglio che mi sentirei di dare a chi volesse intraprendere iniziative simili alla nostra: non cercare rapporti istituzionali con l'Università. Titolare di “Cultura e Università” è la diocesi, e così deve essere. Al tempo stesso bisogna ricacciare in tutti modi il sospetto che la Chiesa voglia rosicchiare spazi suoi all'interno dell'Università».

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