Pisa
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Dal n. 41 del 13 novembre 2005 (ed. Pisa)

C'è spazio per un nuovo personalismo?

L'uomo torni al centro delle scelte politiche. È la speranza che nutrono i promotori della 3 giorni Toniolo, in programma da giovedì 17 a sabato 19 novembre a Pisa e San Miniato. Di «neopersonalismo» parlerà nella sua relazione introduttiva il professor Andrea Bonaccorsi dell'Università di Pisa.

di Andrea Zanotto

L'uomo torni al centro delle scelte politiche. È la speranza che nutrono i promotori della 3 giorni Toniolo, in programma da giovedì 17 a sabato 19 novembre a Pisa e San Miniato. Di «neopersonalismo» parlerà nella sua relazione introduttiva il professor Andrea Bonaccorsi dell'Università di Pisa.
Da dove dobbiamo partire per riaffermare questa visione del mondo?
Per Andrea Bonaccorsi sono almeno tre le sfide da raccogliere. «Intanto la globalizzazione, che rischia di trasformarsi in un appiattimento e un impoverimento del mondo. L'apparizione sulla scena dei paesi dell'Est asiatico pone le nostre società di fronte a problemi inediti. In quei paesi la concezione dell'uomo e dell'esistenza sono ben diverse da quelle cristiane e occidentali, ed è chiaro che per rispondere a questa sfida bisogna da una parte attrezzarsi culturalmente in modo diverso e nello stesso tempo far conoscere agli altri la nostra visione del mondo».
E poi la sfida della ricerca scientifica. «I cristiani - dice Bonaccorsi - debbono trovare uno spazio nel dibattito scientifico senza ridurre la propria presenza, ad esempio, alla difesa di posizioni integraliste come sta succedendo negli Stati Uniti con lo sterile scontro frontale tra teorie evoluzioniste e creazionismo». Insomma, per Bonaccorsi, occorre prendere atto che la scienza ha fatto progressi notevolissimi e che i cristiani debbono sapersi «misurare a livello alto», coscienti del fatto che «il confronto tra fede cristiana e scienza non può essere considerato chiuso con la riapertura del caso Galilei e con la richiesta di perdono da parte di Giovanni Paolo II».
Infine, la sfida antropologica. «Si sta assistendo quasi impotenti alla perdita di percezione dell'unità della persona e dell'articolazione tra persona e comunità che è propria del personalismo» commenta Andrea Bonaccorsi. Ed invece ci siamo dimenticati che la vita deve essere vissuta come un progetto. Non ci si mette in gioco; non si vogliono prendere decisioni irrevocabili (ad esempio avere dei figli); si preferisce viaggiare tra gli eventi del mondo e della vita come turisti e non come viaggiatori che da qualche parte metteranno radici.
Di fronte a queste sfide - osserva Bonaccorsi - siamo costretti ad abbandonare le linee guida che finora ci avevano assistito e sorretto.
Il personalismo, fino ad oggi, su quali paradigmi s'era basato?
Sull'idea che esistano valori universali validi e comprensibili per tutti gli uomini e che il compito dei cristiani sia quello di impegnarsi ad attuarli. In questo senso vanno lette la partecipazione alla realizzazione delle costituzioni nazionali nel '900 e il contributo dato nell'elaborazione della Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Quegli strumenti appaiono oggi inadeguati, se non inattuali, ma di fronte alla secolarizzazione bisogna tenersi lontani «dalla tentazione regressiva di difendere spazi nella società e di serrare le fila; la risposta va invece nel senso di un'offerta radicale di senso che ricostruisca la persona a partire dall'annuncio dell'amore».
L'economia. «Non è più possibile operare una redistribuzione del reddito attraverso le politiche dello stato sociale e basandosi su modelli novecenteschi» osserva il docente universitario. Ma se non possiamo ricorrere a strumenti vecchi, quali sono quelli nuovi? E come rispondere alle questioni sollevate dalla globalizzazione? Ad esempio: è giusto difendere il posto di lavoro dell'operaio italiano schiacciato dalla concorrenza dell'operaio cinese; ma da un punto di vista cristiano cosa si può dire e fare per l'operaio cinese?

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