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IL DOVERE DELL'ACCOGLIENZA

Centoquaranta km separano l'Italia dalla Tunisia. Eppure lo stile di vita dei due Paesi è così diverso.

di Andrea Bernardini

Centoquaranta km separano l'Italia dalla Tunisia. Eppure lo stile di vita dei due Paesi è così diverso.
Nonostante la crescita economica del Paese africano avvenuta nel recente passato, in Tunisia i redditi sono molto più bassi che da noi. Qui un cameriere guadagna 200 dollari al mese, un impiegato statale 600. Il reddito medio pro-capite è di 3500 dollari l'anno, contro i 32mila euro degli italiani.
Ora che il governo guidato da Ben Alì è caduto sotto la spinta di violente manifestazioni di protesta contro l'aumento del prezzo di beni primari come il pane, la farina e l'olio, la Tunisia sta vivendo una difficile fase di transizione.
E la tentazione di salpare su una imbarcazione e tentare la fortuna in Europa è troppo forte.
Gli italiani, del resto, dovrebbero averne esperienza: tra il 1861 ed il 1965 29 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero e tutt'oggi, secondo il «rapporto italiani nel mondo 2009» gli italiani residenti all'estero all'aprile 2009 risultavano 3.915.767, mentre gli stranieri in Italia ammontavano a quella data a 3.891.295.
Massiccia - tra la seconda metà dell'Ottocento ed i primi decenni del Novecento - l'emigrazione degli italiani verso le Americhe: solo negli States emigrarono 4 milioni di italiani, in cerca di fortuna. Sei su dieci partivano dal Meridione: la crisi agraria, le imposte, il declino dei vecchi mestieri artigianali suggerirono agli italiani del sud a partire in nave per l'America (salpare per le Americhe costava meno che viaggiare in treno verso il nord Europa).
Ed i primi tempi non furono per loro particolarmente felici: invisi, osteggiati, ghettizzati. I controlli medici ed amministrativi erano durissimi, specialmente ad Ellis Island, l'«Isola delle lacrime»: ed infatti nel Museo dell'Emigrazione a New York ci sono ancora le valigie piene di suppellettili e di poveri abiti delle persone che, reimbarcate per l'Italia, nella disperazione si buttavano nelle acque gelide della baia andando quasi sempre incontro alla morte. Una parte di quegli italiani è tornata nel nostro Paese, altri hanno messo radici in quelle terre. Secondo i padri scalabriani sono circa 80 milioni, oggi, gli oriundi italiani nel mondo.
Cicli e ricicli storici. Da diverse settimane, ormai, i nordafricani si imbarcano verso le nostre coste, approdando a Lampedusa. Da alcuni giorni le navi le conducono nel continente.
Sfuggono dalla fame, ma il loro arrivo genera paura. A Coltano, dove cinquecento immigrati - con un provvedimento di Difesa civile - avrebbero dovuto esser sistemati in una tendopoli nell'ex centro radar Usa, i cittadini hanno impedito l'arrivo dei tecnici persino mettendo di traverso per strada i trattori, e al presidio di protesta hanno partecipato anche gli amministratori della provincia. Poi governatore della regione Enrico Rossi e il ministro Roberto Maroni si sono accordati per un modello di accoglienza più soft: non tendopoli «protette» da filo spinato, ma piccoli centri, soprattutto più accoglienti. Per Pisa l'alternativa a Coltano sarebbe stata un ex ospedale, in disuso dal 2006, dove dovevano arrivare circa 120 immigrati. Ma la protesta dei cittadini e di alcuni imprenditori, supportata dall'Ascom, e un raid vandalico notturno che ha procurato danni alla struttura, han finito per scoraggiare questa opzione.
Adesso un'ottantina di immigrati provenienti da Lampedusa, si trovano in un centro universitario a San Piero a Grado ed in alcuni casolari a San Rossore, entrambi nell'area di competenza del Parco naturale.

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