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L'OMELIA DELL'ARCIVESCOVO AI FUNERALI DI NICOLA CIARDELLI

Ha fatto discutere molto - in città, ma non solo - l'omelia pronunciata dal nostro arcivescovo in occasione dei funerali di Nicola Ciardelli, il maggiore dei parà ucciso in un attentato a Nassiriya.

Ha fatto discutere molto - in città, ma non solo - l'omelia pronunciata dal nostro arcivescovo in occasione dei funerali di Nicola Ciardelli, il maggiore dei parà ucciso in un attentato a Nassiriya.
«Chi ha voluto montare un caso - scrive in un documento la presidenza diocesana dell'Azione cattolica - ha dato una lettura né cristiana, né civile all'omelia. Nicola è stato accolto, nel messaggio, autenticamente cristiano dell'arcivescovo, fra le vittime innocenti della guerra, accanto ai civili, accanto ai bambini, accanto a chi le guerre non le vuole, ma le subisce. In questo unito a tanti militari che, pur avendo dimestichezza con le armi, mai vorrebbero usarle per uccidere. Quindi nessuna mancanza di rispetto verso Nicola Ciardelli e verso i suoi familiari, ma un grande richiamo all'innocenza come condizione necessaria per un vero, limpido e gratuito dono di sé. Le parole di denuncia, altrettanto cristiane ed evangeliche, colpiscono invece chi le guerre le vuole, perché qualcuno le vuole, e chi le alimenta. Ma questo non sfiora neppure Nicola, semmai i tanti signori della guerra che magari neanche sanno maneggiare le armi, ma sanno seminare parole di odio e di scontro. E anche qui non poteva essere che così: monsignor Alessandro Plotti ha semplicemente parlato il linguaggio di Cristo, del quale in questa nostra chiesa pisana è custode e annunciatore. Soltanto la scorsa domenica la liturgia nel Vangelo di Giovanni ricordava che Cristo Risorto, salutando gli apostoli, si rivolse loro con l'annuncio: “Pace a voi”. In questo, Gesù, cui fa eco il nostro arcivescovo, dà voce al desiderio di pace che accomuna tutti gli uomini e lo trasforma in atto costitutivo della vita, vissuta in pienezza, proprio se e in quanto, nella pace».
Può allora essere utile rileggersi il testo integrale dell'omelia pronunciata dall'arcivescovo.
Noi l'abbiamo pubblicata in tempo reale sul sito del settimanale. Eccola

L'OMELIA DELL'ARCIVESCOVO AI FUNERALI DI NICOLA CIARDELLI

Questa mattina autorità, amici e fratelli, ha vinto la vita, ha vinto l'amore!
II piccolo Niccolo e il cuginetto Matteo con la loro innocenza e la grazia divina che hanno ricevuto nel Battesimo, celebrato poco fa, hanno sconfitto la morte, l'odio, la violenza e il terrorismo.
Dobbiamo credere fermamente che l'amore vince l'odio, che la verità vince la menzogna e l'imbroglio, che il bene vince il male e che il perdono vince la vendetta.
Capisco che è terribilmente duro e quasi inaccettabile credere a questo, davanti alla bara del maggiore Nicola Ciardelli, caduto innocentemente in un agguato, cosi vigliacco e terrificante. Ma questa è l'unica risposta che possiamo dare di fronte a tanta spietatezza ed efferatezza.
E' il trionfo dell'innocenza che vogliamo celebrare oggi. L'innocenza di un soldato buono e generoso che offre la sua vita per la pacificazione di un popolo e l'innocenza di suo figlio che ha ricevuto il Battesimo. Tutti due accomunati in un destino che si trasforma in un accorato appello alla vita e alla speranza.
Morte e vita sempre si confrontano in un permanente duello. Ma quando la morte si carica di così orribili contenuti, occorre un antidoto altrettanto dirompente come il dono meraviglioso dell'Amore eterno di Dio, attraverso la grazia della rigenerazione ad una nuova vita che dal Battesimo si proietta oltre la morte.

Qui, oggi, davanti a questa bara e davanti a questi due bambini, abbiamo il dovere di gridare che la vita trionferà sempre sulla morte.
Qualche volta. purtroppo,siamo tentati di pensare che il male, la cattiveria, la perdita di ogni dignità umana possano avere la meglio e che la violenza e la perfidia possano trovare sempre più spazio per diffondersi e schiacciare ogni germe di civiltà e di umanità. Quando poi si assiste, attoniti, all'uccisione di un innocente, solo per una sete insaziabile di sangue, allora sembra che ci venga meno ogni speranza e ogni fiducia nell'uomo.
Ma sarebbe altrettanto pericoloso se pensassimo che la violenza e il terrorismo possano essere debellati con più raffinate e potenti strategie militari e politiche.
Non è così! Sarà solo la nostra certezza, irremovibile, che il mondo non va verso una progressiva barbaria, in un degrado umano e sociale, ma che c'è una occasione preziosa di salvezza, che è, sempre e comunque, il nostro gesto, anche se inadeguato, di pacificazione e di recupero di quei valori autentici che esigono sacrificio e anche martirio.
La conflittualità dilagante diffusa in tutto il mondo, e anche in casa nostra. non farà altro che innescare nuove violenze e nuove intolleranze. Conflittualità sempre più gonfiata artificiosamente per la sete di dominio e di potere. Sempre più causata dagli inconciliabili scontri tra popoli ricchi e gente costretta a subire l'arroganza di chi ha troppo e, contrabbandando valori umanitari e libertari, tende a perpetuare situazioni peccaminose di squilibrio economico e sociale, al fine di consolidare il proprio benessere e i propri sporchi traffici. La barbara uccisione di questi nostri tre fratelli a Nassiriya è il frutto di questa logica iniqua e perversa, che eliminando gli innocenti, fa spazio alla cultura della morte e della sopraffazione.
Allora occorre guardare all'innocenza di Nicola e di questi due bambini, di tutti i bambini del mondo, soprattutto di quelli che muoiono a centinaia e migliaia negli innumerevoli conflitti armati che dilagano nel mondo, per ribadire con fermezza e coraggio che la pace si raggiungerà soltanto quando sapremo mettere al centro del nostro convivere l'innocenza come valore assoluto anche per noi adulti, spesso delusi, scettici e disincantati.
Perché dire innocenza non significa parlare di ingenuità o di immaturità, di qualcosa di negativo e di inattuale, ma significa dire genuinità, vivacità, entusiasmo, pulizia, sincerità, limpidezza e voglia di vivere serenamente e gioiosamente i rapporti con gli altri.
Significa credere davvero che per l'uomo, anche il più peccatore, c'è una salvezza, c'è una redenzione, c'è un riscatto, solo però a condizione che ci rivestiamo di quell'abito che il Vangelo chiama "purezza di cuore". Gesù ha detto: "se non diventerete bambini non entrerete nel Regno".
Solo così il sacrificio di Nicola Ciardelli e dei suoi due compagni non sarà stato vano. Anzi sarà davvero un nuovo germe di vita rinnovata e che oggi matura nel piccolo Niccolo.
E' come se il suo papà l'avesse generato una seconda volta per tutti noi, per farci credere che l'innocenza può essere calpestata, ma continuerà ad essere provocazione e richiamo a chi ha perso il senso della dignità della vita, propria e altrui.
Carissima Signora Giovanna. Non ha dovuto aspettare che suo marito tornasse per battezzare vostro figlio. Nicola è tornato ed è qui nel suo corpo martoriato e immobile sotto il tricolore per cui ha offerto la vita, ma vivo nello spirito eroico e vitale, nella testimonianza di un sacrificio estremo e drammatico. Ma è soprattutto presente vivo, in Niccolò, che ha incontrato Gesù Cristo nel lavacro battesimale e in Cristo Risorto ritrova il suo babbo nella comunione dei Santi, che accomuna vivi e defunti in un unico e indissolubile vincolo d'amore in Dio Padre.
Siamo vicini con il cuore straziato, a Lei e alla sua famiglia. Purtroppo, oltre che manifestarvi la nostra solidale amicizia e il dolore di tutta la città, non possiamo fare altro che pregare e affidarvi al Signore, l'unica fonte di misericordia e di consolazione. Amen

L'OMELIA DELL'ARCIVESCOVO AI FUNERALI DI NICOLA CIARDELLI
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