Pisa
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di Amelia Manganelli

L'ORA DI RELIGIONE Cenerentola o materia indispensabile alla formazione globale dei nostri ragazzi?

L ’ora di religione: cenerentola delle discipline scolastiche o materia indispensabile alla formazione globale dei nostri ragazzi?

L ’ora di religione: cenerentola delle discipline scolastiche o materia indispensabile alla formazione globale dei nostri ragazzi?
Le lezioni negli istituti della nostra diocesi sono iniziate da pochi giorni. E alunni e studenti hanno già conosciuto i loro insegnanti di religione. Sono circa duecento gli specialisti in questa materia: la loro nomina è proposta dall’ufficio scuola della diocesi (e sottoscritta dall’ordinario) ai diversi istituti. Gli insegnanti di religione fino ad oggi ricevevano un «incarico» annuale. Due anni fa oltre la metà di loro ha superato un concorso ministeriale: ad essi dovrebbe essere garantita, entro il 2008, l’immissione in ruolo.. Un primo scaglione di specialisti ha già avuto un incarico a tempo indeterminato, gli altri che superarono il concorso lo aspettano con trepidazione.

La graduatoria diocesana
La diocesi di Pisa si avvale anche di una propria graduatoria. «Fortemente voluta dall’arcivescovo Alessandro Plotti - ricorda Olga Udoni, collaboratrice dell’ufficio scuola - è uno strumento oggettivo per l’assegnazione degli incarichi».
Per accedere all’insegnamento della religione, fino ad oggi, era richiesta una laurea (obbligatoria per medie inferiori e superiori) o un diploma del vecchio Istituto magistrale (per elementari e materne) e un biennio di specializzazione all’Istituto di scienze religiose. Con la fine dell’Istituto magistrale, la laurea è richiesta a tutti.
«E allo Stenone - commenta il responsabile dell’ufficio scuola monsignor Franco Cei - gli insegnanti sono invitati a recarsi per seguire aggiornamenti annuali».
Come si può facilmente intuire, ci vuole una forte determinazione per intraprendere una simile strada. «Quindi sono ancora meno comprensibili certe discriminazioni - ci dice Sandra Fornai, responsabile regionale dello Snadir (il sindacato degli insegnanti di religione, ndr) - come quello che nega agli insegnanti di religione il riconoscimento della classe di concorso».

Programmi
Da qualche anno ormai i programmi ministeriali per la scuola primaria sono stati sostituiti da raccomandazioni per il contributo specifico degli insegnanti di religione all’elaborazione dei piani di studi personalizzati nella scuola primaria. Questo permette agli insegnanti di personalizzare il lavoro in classe, al fine di centrare gli obiettivi descritti nelle unità di apprendimento.
La programmazione ruota intorno a due parole-chiave: la conoscenza e l’abilità. Conoscenza delle basi della religione cattolica: Dio come creatore di tutte le cose, Gesù Cristo come tramite fra l’uomo e Dio, la Chiesa come comunità aperta a tutti. Abilità come capacità di scoprire, descrivere, riconoscere.
L’ora di religione non ha lo scopo, né lo deve avere, di indottrinare gli allievi, ha invece quello di aiutare a conoscere le basi, anche culturali, della religione cattolica e nello stesso tempo promuovere la comprensione fra popoli e religioni diverse. Due grandi temi che dovrebbero interessare l’intera comunità, cattolica e non, perché la civiltà inizia dalla conoscenza e dal rispetto delle differenze, anche, e forse soprattutto, quelle religiose.

Esperienze
Ora di religione, dunque, cenerentola o protagonista del curriculum formativo dei nostri giovani? Sicuramente protagonista, anche se misconosciuta - ci dice il professor Massimo Salani, vicepreside all’Istituto alberghiero Matteotti di Pisa, parlando dell’esperienza nella sua scuola: «molte volte, nella vita di alcuni dei nostri studenti, l’insegnante di religione è l’unico punto di riferimento in grado di dare un certo tipo di messaggio. E allora, in alcuni casi, ragazzi che all’inizio non si avvalevano dell’ora di religione, avendo modo di conoscere personalmente l’insegnante, hanno in seguito deciso di avvalersene».

La presenza degli stranieri
Negli ultimi anni è aumentata in modo esponenziale la presenza di studenti provenienti da altri paesi e da altre religioni. L’insegnante di religione si trova spesso a dover mediare culture diverse e credenze diverse. «Nella nostra scuola - continua Massimo Salani - abbiamo molti studenti islamici. Abbiamo invitato alcuni di loro a spiegare il significato del lungo digiuno vissuto durante il Ramadan e lo abbiamo confrontato con il digiuno prescritto durante la nostra Quaresima. Questo è servito a scoprire le somiglianze e a dimenticare le differenze».

L’ora alternativa
E chi sceglie di non avvalersi dell’ora di religione? «Gli studenti che non si avvalgono dell’ insegnamento della religione - ci racconta il professor Salani - nella nostra scuola lo fanno non per differenze di credo, ma per indifferenza. Infatti non sono gli studenti di altre religioni a chiederlo, ma, e ci dispiace ammetterlo, studenti cattolici sulla carta, che preferiscono “l’ora del nulla” all’ora di religione».
In che senso ora del nulla? «Il 99% degli studenti degli studenti che non si avvalgono chiedono di poter uscire dalla scuola, impedendoci di offrire alternative valide». Va un po’ meglio al liceo classico e scientifico di Pontedera - ci dice la professoressa Barbara Pandolfi: «Da noi non sono molti gli allievi che non si avvalgono; per la maggior parte appartengono ai Testimoni di Geova, o sono buddisti, mentre, ad esempio, gli studenti di religione ebraica hanno sempre avuto con noi un rapporto privilegiato».

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