Pisa
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«NON LASCIAMOCI PRENDERE DALLA PAURA»

L 'emergenza rappresentata dal flusso ininterrotto di profughi che approdano a Lampedusa chiede non soltanto che vengano attivate risposte tecniche adeguate da parte delle Autorità italiane ed europee, ma soprattutto che non ci si lasci prendere da una specie di paura irrazionale che facilmente degenera in chiusura nei confronti di chiunque, che solo con il suo esserci, in qualche modo rappresenta una potenziale messa in discussione degli assetti esistenti.

di Giovanni Paolo Benotto*

L 'emergenza rappresentata dal flusso ininterrotto di profughi che approdano a Lampedusa chiede non soltanto che vengano attivate risposte tecniche adeguate da parte delle Autorità italiane ed europee, ma soprattutto che non ci si lasci prendere da una specie di paura irrazionale che facilmente degenera in chiusura nei confronti di chiunque, che solo con il suo esserci, in qualche modo rappresenta una potenziale messa in discussione degli assetti esistenti.
Non è certo con la chiusura preconcetta nei confronti del prossimo che si possono affrontare queste emergenze epocali, bensì attivando sempre di più relazioni di collaborazione e di incontro e all'interno della nostra società e nei rapporti internazionali, entro i quali sarà possibile dare risposte davvero capaci di sostegno a chi si trova nel bisogno.
Se nel panorama internazionale non sono mai mancate dichiarazioni di sostegno ai paesi e ai popoli che si trovano in difficoltà per la fame o la guerra, spesso in conseguenza di scelte finanziarie, politiche ed economiche non riconducibili soltanto ai paesi interessati, ma molto più vaste e che hanno avuto la loro genesi proprio nei paesi e nelle economie più ricche; sul piano pratico abbiamo visto in questi ultimi anni un terribile calo di attenzione e di sostegno economico verso queste aree mondiali che sono ora a rischio di sopravvivenza, come l'Africa.
Adesso, a Pisa come nel resto d'Italia, c'è bisogno di una solidarietà immediata che bussa alla porta del cuore di tutti: noi, come comunità cristiana, ci saremo come ci siamo sempre stati, con la nostra Caritas Diocesana e con le altre organizzazioni d'ispirazione cristiana. Saremo a Calambrone o, comunque, nei luoghi in cui saranno ospitati i nostri fratelli stranieri nel bisogno, insieme alle altre realtà della società civile. Resta comunque il bisogno di un forte sussulto di solidarietà internazionale, perché in certe situazioni nessuno può pensare ormai di essere «al sicuro» mentre altri si trovano nell'emergenza della prima linea.
Da parte della comunità cristiana che da sempre è in prima linea nel cercare di dare risposte d'amore a chi si trova nel dolore e nella difficoltà, non può che essere coltivato l'atteggiamento della carità e della solidarietà; e mentre chiediamo che vengano attivate risposte condivise sul piano internazionale, esprimiamo la disponibilità della fraternità e del sostegno perché sempre e comunque, nel volto del profugo siamo capaci, come persone umane, di riconoscere il volto di un fratello in umanità, con pari dignità, e come cristiani il volto stesso di Gesù che ripete a tutti: quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
*Arcivescovo di Pisa

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