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Negli angoli più poveri del mondo

Negli angoli più poveri del mondo, per portare speranza e aiuto. Ogni anno sono molti i missionari della diocesi che partono per esperienze soprattutto in Africa e nell'America del Sud. Creando, così, ponti di solidarietà e nuovi stili di vita.

Negli angoli più poveri del mondo

di Caterina Guidi

Le vacanze intelligenti ognuno le intende a modo suo. C'è chi sta attento al periodo in cui partire, e chi si ingegna per evitare i luoghi più affollati. Ma per alcuni le ferie sono intelligenti perché quel tempo viene messo al servizio degli altri. Dalla nostra regione sono in molti a partire per luoghi di missione, fermandosi due, tre settimane o anche di più. Visitano le parrocchie dei paesi più poveri, soprattutto in Africa e America del Sud. Vengono a diretto contatto con quella povertà della quale - nel Vecchio Continente - abbiamo sentito spesso parlare, anche se ancora pochi sono quelli che la conoscono davvero, ne indagano le cause, si impegnano ogni giorno per combatterla.
È tornato il 7 luglio dall'Angola e vi farà ritorno martedì Stefano Carrara, di Pontedera. Dal 2004 trascorre dei periodi in Africa nella missione che le suore trappiste cistercensi hanno in un villaggio a 20 km da Huambo, una delle città più grandi dell'Angola. Stefano ha 26 anni e nella vita si occupa dell'attività commerciale di famiglia. Rimarrà in missione fino a dicembre: «ho iniziato questa attività perché volevo vivere un'esperienza di solidarietà concreta - racconta a Toscana Oggi - e conoscendo le suore mi sono rivolto a loro. La missione ha una farmacia a Huambo e il laboratorio di medicinali nel villaggio vicino: io aiuto a gestire i rapporti fra il laboratorio e il negozio. Inoltre le suore si occupano di sei o sette villaggi della zona».
Tornerà in Africa - ma fra qualche mese - anche Lido Stefani, medico in pensione, che da oltre 10 anni mette la sua professionalità a servizio del popolo del Ruanda, nell'ospedale delle suore Oblate dello Spirito Santo, a Muhura. «Abbiamo messo su un ospedale che ha praticamente tutto - racconta il dottor Stefani - tranne l'alta chirurgia. C'è la pediatria, ostetricia, il laboratorio, il reparto per la cura della tubercolosi...l'ultima realizzazione è una sala operatoria per gli interventi agli occhi. Bisogna tener presente che in quelle zone il tracoma e il glaucoma hanno un'alta incidenza sulla popolazione». Il lavoro continua in Italia: «mia moglie si occupa della gestione di 500 adozioni a distanza per l'associazione Amata Africa; cercano di promuovere particolarmene l'alfabetizzazione». E dall'altra parte del mondo rispetto all'Africa c'è il Sud America, la terra degli opposti, con grandi investimenti di capitale e sacche di miseria spaventosa. Andranno in Brasile ad ottobre Ettore e Loredana Fiaschi, coniugi di Uliveto Terme che per il quinto anno si recheranno a Porto Alegre, nella missione delle suore Gianelline. Nella vita Ettore lavora nel settore navale e Loredana è una casalinga. Raccontano: «laggiù le suore hanno un centro nella favela e cercano di togliere i bambini dalla strada, di dar loro il cibo e istruzione...ne aiutano circa 200. L'anno prossimo saremo in Congo, sempre con le suore; nel frattempo c'è l'idea di formare un gruppo missionario nazionale, anche per curare la formazione dei volontari prima della partenza».
«Sarà occasione per vivere da vicino la povertà, toccarla con mano, per riuscire poi a sensibilizzare la gente di quaggiù e creare dei ponti»: questo si augura suor Cinzia Vori, delle francescane di Gesù Bambino, in procinto di partire per un viaggio di 3 settimane in Bolivia. «Andrò con altre 7 persone e visiteremo diversi centri missionari sia nostri che gestiti da altre congregazioni».

Viaggi equi e solidali. Anche per i neo-sposi

C 'è viaggio e viaggio. Ci sono i luoghi esotici e le città d'arte, le isole e le località di montagna. Ma soprattutto c'è il turista che può - con le sue scelte - fare la differenza. Specie guardando al sud del mondo, chi si affida alle coccole di un villaggio vacanze, rischia di rimanere confinato nella bambagia, senza incontrare veramente la cultura del paese. E quel che è peggio: i suoi soldi non finiranno certo nelle tasche di quelli che ne hanno bisogno. L'alternativa c'è. È quella dei viaggi etici. «Celebreremo il nostro matrimonio l'8 agosto - racconta Paola Ferrigno, della parrocchia di San Michele degli Scalzi, impegnata nella Gioventù francescana - e con mio marito abbiamo voluto una cerimonia all'insegna dell'essenzialità. Anche nel viaggio di nozze rimarremo coerenti». Niente isolette caraibiche nè cocktail sulla spiaggia. Paola e Claudio andranno in Perù. Si sono rivolti all'associazione PerùEtico, e verranno accompagnati in varie missioni - alle quali saranno devolute in parte le spese del viaggio - per conoscere davvero il paese, la sua gente, le sue tradizioni.                                                                                                    

Parrocchia: comunità in missione
S e in una parrocchia qualcuno parte per le missioni nei paesi poveri, tutti ne risulteranno...arricchiti. «Torneremo con l'idea di portare a tutta la comunità quello che abbiamo ricevuto in questa esperienza» dice don Elvis Ragusa alla vigilia della sua partenza per l'Africa. Sono andati in 11 -tutti giovani - dalla parrocchia di Santo Stefano, per raggiungere l'Etiopia. Laggiù - grazie alla collaborazione ormai più che trentennale con il Gruppo Missioni Africa, operante in Eritrea e in Etiopia - rimarranno fino al 9 agosto a prestare servizio in una missione.
Irene Cei, giovane di San Frediano a Settimo, è partita invece ai primi di luglio e resterà fino a novembre a Punca (Llamellìn), in una regione centrale del Perù, ad operare nel circuito dell'Operazione Mato Grosso. Si trova in una parrocchia gemellata con gli oratori pisani. Con Irene è partita anche Elisa Mulas, della parrocchia dei Santi Cosimo e Damiano. Fra poco si sposerà e resterà definitivamente in Perù, come missionaria.

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