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Pisa ha salutato Nicola Ciardelli

  Due vite che sbocciano e una vita che se ne va. Uno strano destino ha coinvolto, in questi giorni, la famiglia Ciardelli. Papà Nicola, maggiore della Brigata Folgore, ha perso la vita in un attentato a Nassiriya, insieme al maresciallo capo dei carabinieri Franco Lattanzio e al maresciallo Carlo De Trizio.

Due vite che sbocciano e una vita che se ne va. Uno strano destino ha coinvolto, in questi giorni, la famiglia Ciardelli. Papà Nicola, maggiore della Brigata Folgore, ha perso la vita in un attentato a Nassiriya, insieme al maresciallo capo dei carabinieri Franco Lattanzio e al maresciallo Carlo De Trizio.
Pisa gli ha reso omaggio mercoledì mattina nella chiesa agostiniana di San Nicola. Parà, carabinieri, politici, parenti, amici, gente comune: in tanti, tantissimi, hanno partecipato alla celebrazione delle sue esequie presiedute dall'arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti.
Subito prima, però, l'arcivescovo ha battezzato Niccolò, il piccolo di due mesi, figlio di Nicola e Giovanna, nato pochi giorni prima la partenza del padre per la missione in Iraq. «Avevo promesso a Nicola che avrei aspettato il suo ritorno per battezzare Niccolò» ricorda la vedova Ciardelli.
Chissà, forse la mano dal cielo di Nicola, ha accarezzato il volto del piccolo Niccolò e del suo cuginetto Matteo, asciugando le loro lacrime durante i riti del battesimo.
«Questa mattina ha vinto la vita - ha commentato Alessandro Plotti - il piccolo Niccolò ed il cuginetto Matteo, con la loro innocenza e la grazia divina che hanno ricevuto nel battesimo, hanno sconfitto la morte, l'odio, la violenza e il terrorismo».
E, rivolto ai parenti e agli amici della vittima: «Oggi vogliamo celebrare il trionfo dell'innocenza. L'innocenza di un soldato buono e generoso che offre la sua vita per pacificare un popolo. E l'innocenza di suo figlio che ha ricevuto il battesimo. Papà e figlio accomunati in un destino che si trasforma in un accorato appello alla vita e alla speranza».
E ancora: «Morte e vita sempre si confrontano in un permanente duello. Qui, oggi, davanti a questa bara e davanti a questi due bambini, abbiamo il dovere di gridare che la vita trionferà sempre sulla morte».
Nicola Ciardelli era conosciutissimo a Pisa. Era cresciuto nella parrocchia di San Nicola tra i Pueri Cantores di padre Renzo Spadoni e aveva anche iniziato a cantare nel coro polifonico diretto da Stefano Barandoni. Dopo la cresima aveva anche iniziato un percorso di fede tra i giovani agostiniani, partecipando all'incontro internazionale di Lecceto. Poi il congedo dalla città, la partenza per l'Accademia di Modena: alla carriera militare aveva pensato sin dai tempi del liceo.
Aveva conosciuto sua moglie Giovanna ad Avellino. Con lei avevano acquistato casa a Pisa, nella centralissima Corso Italia. Nicola non era nuovo a missioni internazionali. Alla Folgore lo giudicavano un militare esperto e generoso.
L'ultima missione gli è stata fatale.
Mercoledì, gli ex Pueri Cantores si sono ritrovati ai suoi piedi per animare la celebrazione delle esequie. Alzò gli occhi verso i monti all'ingresso, Quanto sono amabili le tue dimore (Salmo 84), Vorrei salir sulle ali di una stella, Ecce altare Domini, Tardi t'amai alla comunione, Risuscitò il canto finale. Morte e vita, anche nei canti, si sono intrecciati.
«Anche il più peccatore - ha osservato l'arcivescovo di Pisa - può sperare nella salvezza, nella redenzione, nel riscatto». Ad una condizione: «che ci rivestiamo di quell'abito che il Vangelo chiama “purezza di cuore”. Gesù ha infatti detto: “Se non diventerete bambini non entrerete nel Regno”».

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