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SAN VINCENZO, IN SILENZIO CON I POVERI

Il grande murales, che occupa tutta la parete di una delle stanze della San Vincenzo De Paoli, raffigura il buon samaritano che soccorre l'uomo sofferente, in un abbraccio avvolgente. Questa immagine rappresenta il carisma e lo stile vincenziano: «Accoglienza fraterna, amore e condivisione in totale gratuità», sintetizza Leandro Casarosa, presidente del Consiglio centrale della diocesi di Pisa e di San Miniato, che incontriamo nella sede di via Don Bosco, 30.

SAN VINCENZO, IN SILENZIO CON I POVERI

di Graziella Teta

Il grande murales, che occupa tutta la parete di una delle stanze della San Vincenzo De Paoli, raffigura il buon samaritano che soccorre l'uomo sofferente, in un abbraccio avvolgente. Questa immagine rappresenta il carisma e lo stile vincenziano: «Accoglienza fraterna, amore e condivisione in totale gratuità», sintetizza Leandro Casarosa, presidente del Consiglio centrale della diocesi di Pisa e di San Miniato, che incontriamo nella sede di via Don Bosco, 30.

Qui, nella «casina» a due passi dal carcere di Pisa, tutto è già pronto per affrontare il prossimo inverno: le stanze stipate di scaffali, zeppi di scatoloni con abbigliamento pesante, scarpe, coperte. E poi biancheria, oggetti per l'igiene personale, ma anche cibo e generi di prima necessità, tutto perfettamente confezionato e ordinato, pronto per la distribuzione, che si svolge nei giorni di lunedì e venerdì, dalle 15,30 alle 17,30.

Da dove arriva tutta questa «provvidenza»? «Dai privati ma anche da aziende e supermercati; riceviamo il materiale ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12. La gestione richiede un gran lavoro: ricevimento, selezione, stoccaggio, distribuzione. E talvolta il servizio è messo in crisi, perché addirittura il 90% degli indumenti raccolti non è utilizzabile, perché sporco, non funzionale, praticamente da scartare». Tanto che la Caritas diocesana, diretta da don Emanuele Morelli, ha diffuso recentemente una comunicazione a parroci, enti ed associazioni, raccomandando che gli indumenti consegnati alla San Vincenzo siano attentamente selezionati da chi li dona (puliti, completi di bottoni, cerniere, insomma funzionali), mentre il resto sia messo nei cassonetti gialli gestiti dalla cooperativa sociale Coccapani (fondata dalla San Vincenzo), che si occupa di destinarli al macero, nella filiera della differenziazione del rifiuto.

Ma il servizio chiamato «armadio dei poveri», seppure importante, non è l'unica attività della San Vincenzo. Spiega Casarosa: «L'attività principale in cui si esprime il nostro carisma consiste nella visita alle famiglie povere, partendo da uno spirito di accoglienza e di condivisione dei loro bisogni, che poi si concretizza nel convogliare le esigenze verso enti ed associazioni, privati e pubblici».

Un ruolo di rilevanza sociale, che si esprime anche nel servizio di assistenza ai carcerati tramite la suora che fa parte della Cappellania del carcere mandamentale (negli anni in cui il carcere di Pisa era di massima sicurezza, i vincenziani erano gli unici che vi potevano entrare); e ancora, la gestione del deposito di mobili, elettrodomestici e suppellettili a Caprona. Un altro servizio di grande impatto sociale è l'ambulatorio «Cesare Villani» per extracomunitari, operativo dal '90, che lavora in coordinamento con la Asl: medicina d'urgenza, di base e preventiva, tutte le specializzazioni, laboratorio analisi, un team di medici e operatori volontari per ogni turno, aperto praticamente tutto l'anno, nei giorni mercoledì e giovedì. Spiega Casarosa: «Possiamo dire che in questi 18 anni abbiamo tenuto sotto controllo sanitario migliaia di persone che non hanno diritto al servizio sanitario: oltre 3.500 schede registrate, in gran parte di persone, provenienti da ogni continente, che non avevano mai visto prima un medico o assunto una medicina». E ci sono anche le attività di supporto al Centro di aiuto alla vita, quelle culturali e di recupero scolastico dei bambini extracomunitari.

Come riuscite a svolgere tanto lavoro? «Organizzazione e tanto impegno: del Consiglio fanno parte Giovanni Giuliani (autore del murales) e altri confratelli e consorelle, insieme con l'assistente spirituale don Roberto Canale. Il Consiglio coordina le Conferenze della San Vincenzo: sono 22, presenti capillarmente sul territorio, che operano nelle parrocchie (e i parroci sono gli assistenti spirituali delle Conferenze), con le quali operiamo in sintonia per la distribuzione di beni e per l'assistenza a famiglie e persone bisognose. Con il supporto di oltre 200 confratelli e un gran numero di volontari. Sono uomini, donne, giovani e anziani, medici e professionisti, che hanno fatto proprio lo stile vincenziano: vivere il Vangelo (ama il prossimo tuo…), andando incontro ai poveri, gratuitamente e senza pubblicità».

La San Vincenzo è impegnata anche nel promuovere il diritto allo studio dei poveri: finanzia, infatti, alcune borse di studio per alunni di famiglie indigenti, oltre ad una di particolare entità riservata ad uno studente meritevole intitolata a Giovanni Toniolo, figlio del confratello Franco, nipote del grande prof Giuseppe Toniolo, sociologo ed economista cattolico.

Sempre in trincea, con sacrificio («la carità costa sempre qualcosa», commenta Leandro), abbracciando la sofferenza. Semplicemente, silenziosamente.

Potrebbero raccontarci storie meravigliose ed edificanti, ma non amano «apparire».

Qualche citazione doverosa: per Lodovico Coccapani (presidente del Consiglio centrale di Pisa dal 1914 al 1931), anche terziario francescano, per il quale è in corso la causa di beatificazione; per Sante Malatesta, di cui ricorre il 10 anniversario della morte, che è stato presidente del Consiglio, normalista di Fisica, maestro di vita («ai confratelli inviava foglietti con sue riflessioni spirituali ed esortazioni, che ci educavano a vivere - ricorda Leandro - Ed ora quei foglietti sono diventati un libro “Ama e fa ciò che vuoi”, citando Sant'Agostino. Ispirato al principio: mi tolgo qualcosa per darlo al fratello: io mi abbasso e il povero si innalza»).

E ancora: l'artista Giovanni Giuliani (ha affrescato e donato numerose opere d'arte alle chiese del territorio), che è tornato da poco dalla missione salesiana di Corumba, nel Brasile profondo, dove ha insegnato disegno ai bambini, dipinto murales, affrescato una pala d'altare con la Madonna e Don Bosco. Donare è il suo credo, e dice: «Da tutto quello che ho dato ho ricevuto il doppio in affetto».

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