Pisa
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di Andrea Zanotto

TRE GIORNI NEL NOME DI TONIOLO

Presto nascerà a San Miniato una scuola di alta formazione post-universitaria dove si insegneranno i contenuti della dottrina sociale della Chiesa. Lo ha annunciato il vescovo di San Miniato Fausto Tardelli a conclusione della «Tre giorni Toniolo».

Presto nascerà a San Miniato una scuola di alta formazione post-universitaria dove si insegneranno i contenuti della dottrina sociale della Chiesa. Lo ha annunciato il vescovo di San Miniato Fausto Tardelli a conclusione della «Tre giorni Toniolo». «La dottrina sociale - ha detto Tardelli citando Paolo VI e Giovanni Paolo II - è un laboratorio, un cantiere sempre aperto che deve permetterci di interpretare la vita sociale ed economica alla luce del Vangelo. E come ha spiegato Benedetto XVI in un suo discorso ai vescovi svizzeri, la dottrina sociale può servire a superare la dicotomia che spesso divide il mondo cattolico tra morale della vita e della famiglia e morale della pace e dell'ambiente. La dottrina sociale deve quindi entrare nel percorso ordinario della predicazione, così come deve avere luoghi dove si possano formare gli studiosi. Non ci sono istituti che svolgono questa funzione, in particolare nel settore degli studi economici. E la nuova scuola può diventare un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale». All'annuncio era presente anche Alessandro Bandini, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di San Miniato, che sosterrà economicamente l'iniziativa.
Ambiziosi anche gli obiettivi che sono stati dati alla fondazione Toniolo dalle venti fondazioni cattoliche attive nell'ambito della formazione e riunite nell'«Associazione di amicizia politica». La fondazione pisana, infatti, guiderà e coordinerà l'attività di questi istituti di ricerca: i loro responsabili si ritroveranno a gennaio per costituire un comitato scientifico che dovrà preparare la prossima «tre giorni».
La realizzazione di una rete che colleghi e coordini le varie realtà formative e sappia formare una nuova classe dirigente risponde anche ai problemi evidenziati dall'arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti e dal vescovo di Prato Gastone Simoni. Alessandro Plotti ha sottolineato come ci sia bisogno di sensibilizzare il mondo giovanile, anche quello gravitante attorno alle parrocchie, troppo spesso incapace di assumersi impegni e responsabilità. E Gastone Simoni, riferendosi più direttamente alla sfera politica, ha rilevato come vada incoraggiato l'aspetto formativo e culturale anche nella prospettiva di rendere più omogeneo e meno diviso l'impegno dei cattolici nella vita politica e sociale.
Su quest'ultimo aspetto ancora più esplicito è stato don Enrico Giovacchini, direttore della fondazione.
«Bisogna ripartire dal basso - ha detto - perché la nostra gente non ha gli strumenti per far sentire la propria voce; e bisogna ricreare anche una classe dirigente, il che non significa creare politici, ma formare persone che abbiano un linguaggio chiaro e sappiano parlare col popolo. E bisognerà spendersi, per anni, per raggiungere questo obiettivo, perché nasca un linguaggio politico nuovo e per far sì che i politici non si limitino a richiami retorici alla dottrina sociale della chiesa, ma sappiano offrire soluzioni e prospettive per tutti».
Dal punto di vista più prettamente accademico Paolo Nello, nuovo presidente della Fondazione (vedi box), ha così riassunto i risultati della «tre giorni»: «economisti che usano la strumentazione tipica degli economisti - dati, numeri, tabelle - ci hanno dimostrato che l'economia è uno strumento, e non il fine». Tema centrale è stato infatti il rapporto tra il reddito valutato esclusivamente da un punto di vista monetario e il grado di felicità, di soddisfazione, con cui ognuno misura la propria vita. Un tema che sembrerebbe avulso, periferico, rispetto alle questioni che comunemente vengono considerate «economiche», e sicuramente ancora molto lontano dal dibattito politico. Invece, come hanno mostrato molte relazioni, è al centro del dibattito culturale in molte parti del mondo. L'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sta addirittura prendendo in considerazione l'ipotesi di inserire la valutazione del grado di «felicità» nella compilazione delle proprie statistiche economiche.
È auspicabile che questo accada; sarebbe un piccolo segno capace di indicare un'inversione di tendenza: potremmo associare il termine «sviluppo» non solo al termine «denaro». Comunque sia, qualunque cosa vi si potrà associare - come ha ricordato l'arcivescovo Plotti - i cristiani sanno che «c'è solo una strada per trovare la propria felicità: scoprire la nostra vocazione, trovare Dio».

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