Pisa
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TREMILA NEL DUOMO DI PISA PER TONIOLO BEATO

Arrivano alla spicciolata, da ogni angolo della diocesi. Ombrello in tasca, allungano il passo. Per evitare gli scrosci d'acqua che, per tutto il giorno, si sono alternati a timide apparizioni del sole.
In Cattedrale le maestranze dell'Opera del Duomo hanno predisposto centinaia di nuove sedie, per allargare la capienza della chiesa.
Ma già intorno alle cinque del pomeriggio è difficile trovare un posto libero.

TREMILA NEL DUOMO DI PISA PER TONIOLO BEATO

di  Andrea Bernardini

Arrivano alla spicciolata, da ogni angolo della diocesi. Ombrello in tasca, allungano il passo. Per evitare gli scrosci d'acqua che, per tutto il giorno, si sono alternati a timide apparizioni del sole.
In Cattedrale le maestranze dell'Opera del Duomo hanno predisposto centinaia di nuove sedie, per allargare la capienza della chiesa.
Ma già intorno alle cinque del pomeriggio è difficile trovare un posto libero.
Tremila persone, confluite in Duomo domenica scorsa, non hanno voluto rinunciare ad una bella occasione: ringraziare Dio del grande dono della beatificazione di un suo concittadino. Sì, concittadino: Giuseppe Toniolo, nativo di Treviso, «pellegrino» in Veneto, visse a Pisa con la moglie Maria Schiratti ed i suoi sette figli (tre morti in tenera età) per quasi quarant'anni.
Era un bel po' di tempo che i pisani attendevano nuovi beati concittadini da venerare. L'ultima a salire all'onore degli altari - ricostruisce l'agiografo Gabriele Zaccagnini - è stata Lucrezia Elena Cevoli, meglio conosciuta con il nome religioso di Florida, beatificata da Giovanni Paolo II il 16 maggio 1993. Una donna vissuta tra il Seicento ed il Settecento e segnata, come molti santi, dalle stimmate.
Per il resto, tanti beati medievali. Zaccagnini, nel suo database, scova il francescano Agnello da Pisa (†1235 o 36) beatificato da Leone XIII il 14 settembre 1892. A seguire, andando indietro nel tempo: Bernardo Paganelli, alias Eugenio III († 1153), Bartolomeo Aiutamicristo (†1224), Maria Mancini (†1431), Domenico Vernagalli (†1218) e Lorenzo da Ripafratta (†1456) beatificati rispettivamente negli anni 1872, 1857, 1855, 1854 e nel 1851 da papa Pio IX. E poi Giordano da Rivalto (†1311) beatificato da Gregorio XVI nel 1833. Chiara Gambacorta (†1420), beatificata nel 1830 da Pio VIII), ed altri ancora.
Ora l'attenzione è tutta per questo «prof» con barba e baffoni, sposo, padre di famiglia numerosa, protagonista del Movimento cattolico. Per ricordarlo è arrivato a Pisa il cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova e presidente della Conferenza dei vescovi italiani.
Il cardinale è giunto in auto alle 17.30 precise, accompagnato dal segretario e da alcune guardie del corpo (com'è noto vive da tempo sotto scorta), atteso dal nostro arcivescovo al Battistero.
Da qui i celebranti hanno raggiunto in processione il presbiterio, mentre la cappella musicale del Duomo, quaranta cantori diretti da Riccardo Donati e accompagnati all'organo da Claudiano Pallottini, intonava l'antifona.
Visibilmente soddisfatto, l'arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto ha salutato i presenti e spiegato il senso della celebrazione. Il diacono Valentino Buchignani ha dato lettura del decreto con cui il Papa ha proclamato Giuseppe Toniolo beato.
Quindi il professor Antonio Marino e sette studenti universitari hanno portato in processione una reliquia del nuovo beato, contenuta in un prezioso reliquiario realizzato dall'orafo lucchese Cesare Giovacchini. Il reliquiario è stato posto a fianco di un busto di Toniolo, realizzato da Vico Consorti (Semproniano 1902 - Siena 1979), preso a prestito, per un giorno, dal pensionato universitario di via San Zeno.
La reliquia è stata incensata dal cardinal Bagnasco: di fronte ad essa molti hanno sostato in preghiera al termine della funzione.
Eccoci alla liturgia della Parola. All'ambone del Vangi hanno proclamato le letture una studentessa e il lettore Bryan Dal Canto. Sul pulpito di Giovanni Pisano è salito per proclamare il Vangelo il diacono Alvaro Lenzi.
In dieci minuti il cardinal Bagnasco ha legato la vicenda personale di Giuseppe Toniolo, la sua santità, con il Vangelo del giorno («Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore... chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto, Gv 15,1-8).
All'offertorio si è pregato, tra gli altri, «per gli insegnanti e gli educatori»: perché «siano persone autentiche che, sull'esempio del beato Giuseppe Toniolo, insegnino la verità e la testimonino nella vita di ogni giorno».
Duemila le particole distribuite alla Comunione dal cardinal Angelo Bagnasco, dall'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto e da dieci diaconi.
Prima della benedizione finale il presidente della Cei ha voluto salutare i presenti («vedervi così in tanti fa bene anche a noi che siamo i vostri pastori») e rivolgere un pensiero ai bambini, agli anziani, agli ammalati, ai poveri, sottolineando l'attenzione della Chiesa verso chi più di altri sente in casa gli effetti della crisi economica.
E mentre la Cattedrale si svuotava, i volontari della diocesi distribuivano copie a gogò del nostro settimanale.
Poi i vescovi ed altri sono saliti nel Museo dell'Opera del Duomo per un buffet. Occasione per rileggere la celebrazione appena conclusa.
Don Giuseppe Nadal, parroco di Pieve di Soligo  chiede al cronista: «Siete sempre così bravi?», raccondando di una «splendida accoglienza» riservata a lui ed ai suoi parrocchiani dalla nostra diocesi. E di una celebrazione «sentìta, sobria, partecipatissima».

I CONCELEBRANTI
Se il cardinal Angelo Bagnasco ha presieduto la solenne celebrazione, un centinaio di presbiteri hanno concelebrato con lui. Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, si è posto alla destra del presidente della Cei. L'arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto alla sua sinistra. Intorno a loro: monsignor Lorenzo Baldisseri, segretario della Congregazione dei vescovi ed originario di Barga, in diocesi di Pisa. Monsignor Beniamino Stella, presidente della Pontificia accademia ecclesiastica ed originario di Pieve di Soligo, dove si trovano le spoglie mortali di Toniolo. Altri dieci vescovi toscani: l'emerito di Pisa Alessandro Plotti, l'arcivescovo di Lucca Italo Castellani, il vescovo di Prato Gastone Simoni, di Pistoia Mansueto Bianchi, di Massa Carrara Pontremoli Giovanni Santucci, di San Miniato Fausto Tardelli, di Livorno Simone Giusti, di Massa Marittima Piombino Carlo Ciattini. L'emerito di Volterra Vasco Giuseppe Bertelli, il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago.
Infine, 86 sacerdoti, molti dei quali sistemati nelle prime file.

LE AUTORITA'
Tra le centinaia di presenti, anche una ventina di pronipoti del beato (cfr articolo di Graziella Teta a pagina IV e V). Il «miracolato» Francesco Bertolini insieme a quaranta pellegrini di Pieve di Soligo. Il presidente nazionale dell'Ac Franco Miano, con a fianco il presidente diocesano Dario Caturegli ed il segretario Marzio Daddi. Il direttore dell'istituto Bachelet Michele Davino. Il direttore delle Pubbliche relazioni dell'Istituto Toniolo Ernesto Preziosi insieme a venticinque studenti dell'Università Cattolica. Il presidente della fondazione Opera Giuseppe Toniolo Andrea Maestrelli ed i membri del cda della stessa fondazione. Il presidente della fondazione studi tonioliani Romano Molesti. Molti amministratori locali: il presidente dell'amministrazione provinciale Andrea Pieroni e l'assessore provinciale Nicola Landucci, il primo cittadino di Pisa Marco Filippeschi, il suo vice Paolo Ghezzi, gli assessori comunali Andrea Serfogli, Giovanni Viale e Maria Paola Ciccone, la presidente del consiglio comunale Titina Maccioni. Alcuni consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Il prefetto Antonio De Bonis ed il questore Gianfranco Bernabei. Il vicecomandante della 46ª e il comandante dei carabinieri di Pisa Gioacchino di Meglio.
Presenti anche i cavalieri di Santo Stefano, del Santo Sepolcro e di Malta. I volontari della Misericordia di Navacchio. La deputazione «uscente» dell'Opera del Duomo e le new entry della nuova deputazione (con il sacerdote Gino Biagini, anche Paolo Moneta e Giuseppe Marianelli).

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