Prato
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A Tokyo nasce la Misericordia sotto il segno di Prato

Nasce una confraternita «corrispondente» di quella pratese. Ed è subito all'opera per tsunami e Fukushima

Parole chiave: volontariato (316), misericordie (157), giappone (39)
A Tokyo nasce la Misericordia sotto il segno di Prato

di Damiano Fedeli
Lui, il fondatore, lavora nel mondo delle spedizioni internazionali. E per questo ha ben presente la figura del «corrispondente» estero, referente in terra straniera. «Ecco, la neonata Misericordia Japan, a Tokyo, è una "corrispondente" in Giappone della Misericordia di Prato», spiega Flavio Gori, 41enne pratese che da 17 anni vive nel Paese del Sol Levante, presentando il biglietto da visita dove campeggia il logo dell'arciconfraternita pratese sotto l'indirizzo della cattedrale cattolica di Sant'Ignazio nella capitale nipponica, dove la Misericordia Japan ha sede. Quella giapponese non è per Prato una vera e propria sezione, come quelle sul territorio locale, ma una partner che lavora in stretta collaborazione con l'arciconfraternita di via Galcianese. Il recente dramma del terremoto farebbe pensare a un'iniziativa estemporanea, nata per l'emergenza. «E invece no», racconta Gori. «La collaborazione è nata un anno e mezzo fa, in occasione della raccolta di fondi per un ragazzo di Montemurlo che doveva venire a operarsi in Giappone. L'inaugurazione ufficiale della sede l'abbiamo fatta, poi, l'8 aprile scorso, con il nunzio apostolico a Tokyo, Alberto Bottari De Castello. Doveva venire anche una delegazione della Misericordia di Prato, ma poi l'emergenza terremoto e radiazioni ne ha sconsigliato la partenza: rimedieremo questo autunno».
Gori, un vero vulcano di iniziative, lavora in Giappone per lo spedizioniere Savino Del Bene, ed è anche il vicepresidente della Camera di Commercio italiana a Tokyo. Ha una moglie giapponese, un figlio 19enne a Prato e una figlia di 12 anni in Giappone. Dal lì lo chiamano in continuazione al cellulare e lui risponde in giapponese alla velocità della luce. «Fino a qualche anno fa, in Italia venivo solo un paio di volte l'anno, ora più spesso. L'idea di fondare una Misericordia in Giappone è nata, appunto, più di un anno fa. Adesso abbiamo già un centinaio di volontari, l'80% giapponesi; i restanti, italiani che vivono là. Il nostro correttore è il padre gesuita Domenico Vitali, da 40 anni in Giappone». Gori è il presidente. «Il governatore ha un nome che è tutto un programma: Pietro Cristo, napoletano, attore», racconta ridendo.
Ma quali sono i servizi che svolge la Misericordia giapponese? «Non ci occupiamo di emergenza sanitaria, come in Toscana: quello è un servizio che lì svolgono i vigili del fuoco. Noi invece operiamo nel campo sociale. Ci occupiamo, ad esempio, di aiuto ai senza tetto: le persone che vivono per strada sono aumentate in modo drammatico con la crisi economica. Un giorno alla settimana vengono alla chiesa e ricevono un pasto. Un altro giorno sono i nostri volontari ad andare a cercarli in un parco e a portar loro gli onikiri, polpettine di riso. Quando avremo più risorse, speriamo di poter estendere i nostri servizi e di poter allestire più docce nella nostra sede». Con il terremoto dello scorso marzo, lo tsunami e la successiva emergenza nucleare nel nord est del Paese, gran parte degli aiuti si è concentrata in quella zona. E anche la Misericordia Japan ha dato il proprio contributo. «Abbiamo già fatto lì tre missioni, a Sendai e a Soma, non lontano dalla centrale di Fukushima, portando cibo, acqua, prodotti per la casa, cioccolata per i bambini, scarpe, benzina, gasolio, vestiti: molta merce donata dalle tante ditte italiane con cui sono in contatto per lavoro. Vorremmo fare adozioni a distanza di orfani (se ne contano almeno 1500 totali), per permettee loro anche un'istruzione. E vorremmo organizzare campi estivi per i bambini di Fukushima».
Non è stato facile impiantare una struttura di volontariato in Giappone: «È qualcosa che è al di fuori della loro mentalità. Anche se dopo il terremoto le cose sono cambiate: la gente ha scoperto la solidarietà dopo questo apocalisse. E il nome Misericordia, con la sua storia millenaria così strettamente legata alla Toscana che i giapponesi amano tanto, ha una presa straordinaria». Risquilla il cellulare, una smitragliata in giapponese. «Vogliono sapere quando si riparte per le zone dello tsunami».

La priorità: creare una cultura del volontariato
«La cosa – racconta il provveditore Enrico Benelli – è nata per caso: avevamo preso contatto con Gori in Giappone per quel ragazzo di Montemurlo che doveva andarsi a operare a Tokyo. E a Flavio la buttai là: "Ma perché non si apre una Misericordia anche da voi?"». Praticamente, detto fatto, grazie all'attivismo di Gori e ai suoi contatti. Ecco che la Misericordia di Prato ha una confraternita «sorella» a Tokyo, con la quale condivide lo stemma, posto sotto la scritta «Misericordia Japan». «Ora il legame è stretto», prosegue Benelli. «Dovevamo essere lì ad aprile per l'inaugurazione ufficiale, ma gli eventi catastrofici ci hanno fatto rimandare la partenza. Saremo lì a ottobre». «Gli eventi del terremoto, dello tsunami e dell'emergenza nucleare hanno dato una piega particolare, ovvio, a una collaborazione pensata in precedenza», sottolinea il governatore Maria Petrà. «Innanzitutto, dal momento che là manca una cultura del volontariato, in particolare nel settore femminile, interverremo con un'opera di sensibilizzazione e di formazione. A settembre due volontarie dal Giappone verranno qui, seguiranno le nostre attività e ci esporranno le loro necessità, così da prendere bene la mira per il seguito, per una formazione specifica sulle loro esigenze». Una delle emergenze del dopo tsunami è quella dei minori, con un alto numero di orfani e con i bimbi che abitano in zone altamente radiattive. «Vorremmo programmare bene per il prossimo anno dei soggiorni dei bambini di Fukushima qui, un po' sulla falsariga di quanto è stato fatto per quelli di Chernobyl. E poi anche lì vorremmo formare in loco volontari che operino nella loro realtà». La delegazione pratese porterà nel suo viaggio in ottobre il dono già previsto di una scultura di Enrico Savelli raffigurante Santa Maria del Fiore.

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