Prato
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Emanuele, il giovane che conosce tutte le campane di Prato

Le campane, la loro infinità variabilità di sagoma e di suono e la loro storia. Una passione che affonda le radici nella capacità di un ragazzino di appena tredici anni di emozionarsi di fronte alla maestosità di un campanile, antico simbolo dell’identità cittadina, la cui voce è rappresentata, appunto, dalle campane.

Emanuele, il giovane che conosce tutte le campane di Prato

Emanuele Negri, oggi ventitreenne, capo scout del Prato 2, abita a Casale e oggi è uno dei trecento esperti italiani di «campanologia», la disciplina che studia il mondo delle campane: la loro origine, la sagoma, i fregi esterni e le caratteristiche sonore. Dotato, oltretutto, di orecchio assoluto, Emanuele ha un proprio canale youtube, «Arte campanologia» e un’omonima pagina facebook, dove posta, condivide e commenta materiale riguardante le amiche campane, confrontandosi con altri esperti del mestiere.
Ma come si diventa esperti di campanologia? «Prima di tutto - esordisce Emanuele - ci vuole una vera passione. Sembra incredibile, ma dietro alle campane, che fanno parte della vita comune dal Medioevo, si nasconde un mondo tutto da scoprire. Io studio le campane principalmente salendo sui campanili. A quel punto posso eseguire misurazioni, soprattutto per quanto riguarda il diametro e lo spessore di battuta, ossia la larghezza della bocca della campana. Dalla struttura si possono capire molte cose sull’epoca di fusione delle campane e sulla qualità del suono, anche se per l’aspetto storico, ovviamente - aggiunge l’esperto di campanologia - è necessario fare approfondimenti. Ho imparato molto anche dal confronto con altri colleghi, appassionati di campane da tutta Italia e da alcune zone europee, in particolare Olanda e Germania. Da noi la tradizione delle campane è diffusa soprattutto al nord, dove si trovano ancora dei maestri campanari».

Emanuele ha avuto la possibilità di studiare da vicino le campane di San Domenico e di Casale, mentre fuori dal centro cittadino si è concentrato sul campanile della Rocca di Montemurlo e su San Piero e San Niccolò ad Agliana. Il suo sogno, però, resta quello di poter ammirare le cinque campane del Duomo di Prato, in assoluto le sue preferite. «Sul campanile si trovano cinque campane fuse nel XVIII secolo con sagoma tipicamente rinascimentale. Dal punto di vista sonoro sono in scala diatonica minore. La campana maggiore del Duomo è una delle più grandi in tutta la Toscana e lo scorso anno ha compiuto esattamente 260 anni. Non mi dispiace nemmeno la "Risorta" di Palazzo Pretorio: XV secolo, fusa in Italia in epoca tardo gotica e con un suono particolarissimo, a metà tra un Fa diesis e un Fa. Peccato che tutte le campane pratesi - commenta Emanuele - siano elettriche: basta attivare un quadro apposito per farle suonare. La vecchia corda dei campanari non esiste più. È un po’ triste vedere che molte chiese, non avendo campanile, mettono dischi che riproducono il suono delle campane. Le campane o le hai o non le hai, non si possono imitare. Un giorno non molto lontano - conclude l’appassionato di campanologia - andrò a fare visita ai campanili del nord Italia e ai maestri campanari: se oltre a saper suonare le campane ne conoscessero gli aspetti tecnici, si eviterebbe il rischio di usura delle stesse, cosa che invece accade molto spesso a causa delle continue sollecitazioni».

Fonte: Tog
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